Sogno, dignità e bellezzaantitodi alla corruzione.  di Gaetano Placido (Pubbl. 05/02/2018)

Una giornata dedicata alla legalità quella del 3 febbraio a Miano, quartiere di Napoli confinante con la più nota Scampia. L’ennesimo seme di speranza germogliato in una periferia spesso raffigurata, nella narrazione dei media, come “suburra”, luogo di perdizione e di ogni nefandezza,  metafora del decadimento morale. La sede? Una Scuola, l’istituto professionale Attilio Romanò intitolato ad una giovane vittima della solita guerra di camorra. In una kermesse durata l’intera giornata, è stato rinnovato  l’impegno a farsi antidoto contro l’illegalità e la mancanza di prospettiva di libertà e giustizia. Una sfida  raccolta dalla Fp Cgil di Napoli e da 23 associazioni, laiche e religiose, che lottano ogni giorno per cambiare i destini di tanti, troppi,  giovani disagiati, spesso carnefici e, al contempo, vittime del male oscuro della corruzione. “Abbiamo dedicato mesi alla costruzione di questo evento”, ha esordito il preside Saverio Petitti, “per offrire una testimonianza che ha inteso andare ben oltre i recinti della Scuola per coinvolgere l’intero territorio”. All’appello hanno risposto varie classi di alunni che hanno elaborato e presentato il video Sogno dignità e bellezza, dedicato al valore attualissimo ed incompiuto della nostra Carta Costituzionale.

 Il clou della giornata alle 17.00. Una tavola rotonda animata dal vice direttore di Repubblica Sergio Rizzo, con la partecipazione, di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, di don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri, dell’arcivescovo Silvano Tomasi, del Dicastero dello sviluppo umano  integrale e  del filosofo Vittorio Alberti, officiale del Dicastero e autore di Corrosione e del recentissimo Pane Sporco. E proprio dalla lettura di alcuni brani tratti dai suoi libri  ha preso corpo una intensa e viscerale denuncia del fenomeno della corruzione, il cancro che consuma la società italiana e mina le basi stesse della sua convivenza civile. Che fare?  Per Alberti: “Occorre combattere la corruzione e le mafie con le armi della cultura, recuperando il nostro passato fatto di un inestimabile patrimonio di bellezza”. Di qui il riferimento a Napoli, straordinaria capitale europea, con un passato di potenza culturale che lo Stato non ha saputo valorizzare, incapace di opporre modelli alternativi, mutuati dalla magnificenza del nostro patrimonio artistico, a quelli di gomorra, sempre più oggetto di sordide emulazioni. “Per questo è necessario rimettere le nostre periferie al centro di un processo rigenerativo, superando ogni dogmatismo, allargando la nostra mente ed il nostro sguardo”. Gli ha fatto eco don Ciotti, sottolineando la contiguità tra la corruzione e la criminalità. Eppure non tutto è perduto. “Sto girando l’Italia nei luoghi storici della mafia, come Corleone. Trovo che, nonostante tutto, il clima sia cambiato. E’ meraviglioso vedere tanti giovani farsi promotori di dignità e speranza”. Tuttavia, Luigi Ciotti non ha mancato di denunciare una politica che sempre più abdica al ruolo di etica della comunità, favorendo l’intreccio con la criminalità organizzata ed i poteri affaristico finanziari. Una trama perversa, dal sapore eversivo, un’apocalisse per la democrazia (Il titolo dato all’incontro,n.d.r.). “A che serve l’opera per quanto meritoria della Magistratura se non si crea una sinergia tra le forze  più vive del Paese, aumentando la nostra capacità di denuncia?”, si è chiesto don Grimaldi: “Guardate le nostre carceri! Sono stracolme di detenuti. Ma sono solo poveracci. Bassa manovalanza. I potenti, i corrotti, non li trovi in galera”. Un richiamo alla fiducia è venuto dal mons. Tomasi che ha rilanciato il video messaggio  di papa Bergoglio, proiettato in anteprima nel corso della serata, per mettere in guardia sugli effetti della corruzione e incoraggiare a denunciarne i mali. “Preghiamo insieme”,  ha esortato Francesco, “perché coloro che hanno un potere materiale, politico e spirituale non si lascino dominare dalla corruzione… Facciamo valere la misericordia sulla meschinità. La bellezza sul nulla”. 

Quella bellezza, invocata da Vittorio Alberti nel suo illuminante Pane Sporco, fatta di cultura, di simboli di dignità. Quella bellezza spruzzata da migliaia di volontari che, a partire da queste periferie, lottano ogni giorno per ridare fiato alla speranza, voce al cambiamento, luce alle tenebre.    

Commento di Saverio Castellone

Bella l'niziativa che avete organizzato in questo istituto professionale di Miano. Tra l'altro conosco alquanto bene padre Grimaldi e so che persona è: conosco i suoi sani principi. Ammiro don Ciotti anche se non ho avuto mai l'onore di conoscerlo. Tuttavia, a me quando si parla di legalità e non di giustizia nelle periferie ho sempre delle remore. Infatti, ho imparato a mie spese che non sempre la legalità coincide con la giustizia sociale, ho sempre presente le scene del film "Come un gatto che attraversa la tangenziale". Legalità è un concetto borghese perché le leggi (non sempre ma quasi) sono per chi ha i soldi. Già, don Grimaldi afferma, noto dall'articolo, che solo i poveri sono in carcere, quindi chi ha avvocati "buoni" e ben pagati riesce sempre a farla franca..... Non mi dilungo, ma sono convinto oggi più che mai che bisogna lottare per un mondo dove non ci sia divario socio-economico tra cittadini. Sono anacronistico? Ma a 60 anni ho riscoperto le lotte dell'età giovanile: perchè, pur avendo fatto politica attraverso canali istituzionali, bisogna ritornare a "Lotta continua".