“Patto per Napoli”: un’imperdibile opportunità! di Giuseppe Capuano (Pubbl.il 04/11/2016)

Chi ha la fortuna e la perseveranza di vivere a Napoli, chi ha avuto la buona idea di vistarla nel ponte di fine ottobre, è stato ampiamente ricompensato. Un forte vento ha purificato l’aria e l’intensa luce di un tiepido sole si è riflessa per giorni nel mare del Golfo illuminando la città.  Ma oggi Napoli riluccica anche perché il suo Sindaco e il Governo, dopo mesi di uno snervante e interminabile scontro elettorale, politico e istituzionale, hanno ritrovato un’intesa. Con il Patto per Napoli siglato qualche giorno fa, sono stati resi disponibili circa 308 milioni di euro per completare importanti progetti e riavviare il risanamento e messa in sicurezza di edifici pubblici e privati. In questa vicenda va dato atto al Sindaco De Magistris che la sua battaglia per l’autonomia dell’istituzione comunale ha avuto la meglio, intercettando un fermento culturale presente in città e aprendo spiragli per l’interlocuzione istituzionale. Va dato atto al Presidente Renzi che, una volta sganciatosi dalla classe politica locale del suo partito, ha saputo ricomporre uno strappo istituzionale che la città non avrebbe retto a lungo. È però importante sottolineare che il mito positivo della città di Napoli come un luogo di tradizioni forti, radicate e permanenti, dove il connubio tra una natura favolosa e i segni lasciati nei millenni dalle attività degli uomini, è stato troppe volte associato all’idea di una città immutabile. Questa idea stenta ad estinguersi nonostante le evidenze storiche e urbanistiche continuano a contraddirla. Alcuni esempi. Fino al 1995 Piazza del Plebiscito, prima G7, era un enorme parcheggio di auto e di autobus. Il primo tratto della linea 1 della Metropolitana di Napoli è stato attivato solo nel 1993 e oggi sono 18 stazioni attive. Tanti altri sono stati i processi di valorizzazione sia della città storica sia delle sue periferie. Il Decumano inferiore, Spaccanapoli, oggi affollata e imperdibile meta turistica, prima dell’intervento della Soprintendenza di Napoli nel ’92-’93 era caratterizzata da brutti e scialbi negozi, palazzi storici deturpati da vetrine traboccanti sulla strada.  Da poche settimane, in una delle periferie più degradate, Ponticelli, l’ex stabilimento industriale della Cirio è diventato una delle sedi dell’Università Federico II con aule e laboratori scientifici all’avanguardia. Un processo positivo, a volte contraddittorio, intervallato da tanti momenti bui e che sempre ha dovuto fare i conti con agguerrite formazioni malavitose pronte ad accaparrarsi i flussi finanziari pubblici. In tanti si sono fregiati dei risultati ottenuti, ignorando e oscurando il lavoro dei predecessori. Del resto questa è la storia della comunicazione politica in Italia, come altrove. Ciò che però fa onore, una volta tanto, alla storia della città di Napoli è la rinnovata capacità di saper cogliere le nuove opportunità tanto da trasformare miseri fallimenti in nuove vitali esperienze. Due dei tanti esempi possibili. L’ex Asilo Filangieri, simbolo del fallimento dell’esperienza di Napoli capitale della Cultura 2013, è oggi importante centro di aggregazione e di produzione culturale; l’esperienza dell’ex O.P.G. a Materdei, emblema fisicamente imponente del fallimento di una cultura della segregazione, è oggi gestito con fantasiosa sapienza da un gruppo di giovani partenopei che l’hanno trasformato in un centro di formazione culturale, civile e politica per una intera generazione. Ma quella di Napoli è storia italiana, dove il complesso equilibrio tra poteri pubblici e privati, istituzioni locali e statuali ha permesso, a costo di accumulare anche grandi ritardi, di calmierare l’esuberanza di singoli gruppi di potere. Al fianco di Sindaci e Presidenti di Provincia e Regione, insomma degli apparati politici, ci sono gli apparati tecnici, giuridici e amministrativi, la burocrazia, che non è una parolaccia ma quel complesso sistema tecnico e organizzativo a cui la nostra Costituzione affida il delicato compito di applicare con imparzialità le leggi.  Il suo ruolo è stato ed è talmente cruciale che da sempre è oggetto di “attenzione” da parte delle organizzazioni criminali che puntano ad occuparla fisicamente. Molti però sono i casi in cui, grazie alla competenza, autonomia e indipendenza di molti dirigenti, funzionari, lavoratori pubblici con diversi gradi di responsabilità, un processo virtuoso ha avuto la possibilità di riaffermarsi. Pensiamo al ruolo in alcuni casi svolto dalle Soprintendenze del Mibact, degli uffici tecnici di Comune, della Provincia e della Regione. Sarà ora compito e obbligo del primo cittadino saper spendere tenendo fuori il malaffare. Ma non solo. È questa un’occasione importante per coinvolgere l’intera cittadinanza nella definizione dei propri destini. Le scelte necessarie dovranno essere prese discutendo e coinvolgendo i quartieri, le municipalità, il variegato mondo dell’associazionismo sociale, e non solo gli ordini professionali e i centri di potere economico e scientifici. Una grande sfida ed una imperdibile opportunità!

Commento di Giuliano

Caro Peppe, è molto condivisibile l'analisi di cosa si muove in città e di come è cambiata Napoli. Ho invece poche speranze nel ruolo che la Giunta De Magistris può svolgere nella condivisione delle scelte con i cittadini. A mio parere, l'attuale giunta comunale di Napoli <naviga a vista> senza un'idea forte per la città. Quale vocazione deve avere Napoli, su cosa puntare, oltre che sul turismo, che rapporto vi deve essere tra ente locale e innovazione del lavoro, per esempio sono domande che la giunta arancione non si fa. In ogni caso il tuo bel articolo è interessante e stimolante. Ciao, Giuliano