Le mnemotecniche 

di Vincenzo La Camera (Pubbl. 25/05/2016)

In precedenza abbiamo parlato della figura del suggeritore, chiedendoci se e quanto fosse ancora attuale. Per affinità di argomento, ci sembra ora utile proseguire trattando delle mnemotecniche, la cui conoscenza consente di fare a meno del suggeritore e di stare in scena con tranquillità. Sappiamo per esperienza diretta che il compito meccanico di rammentare le battute assorbe l’energia emotiva dell’interpretazione e rischia di penalizzare la creatività, eppure, per una sorta di paradosso, a preoccupare di più il teatrante non è la qualità della sua recitazione ma il timore di non ricordare il testo. A tutti coloro che per qualche motivo sono stati o stanno abitualmente dietro le quinte durante uno spettacolo, sarà capitato di vedere attori che ripetono continuamente a sé stessi, temendo di dimenticarla, la loro battuta iniziale fino al momento di entrare in scena, e d’altra parte è naturale che una forte preoccupazione riguardi la propria capacità di memorizzare le battute che andranno poi unite a movimenti, pause, atteggiamenti, silenzi e andranno collegate alle battute, alle posizioni, al ritmo degli altri attori con i quali si vive la vicenda rappresentata. In proposito non sarà superfluo sottolineare che per la migliore efficacia del dialogo è necessario conoscere anche le battute degli altri attori, con i quali vanno stabiliti equilibrio, fiducia, partecipazione, complicità. Ciò detto, come possiamo, ad un tempo, ricordare parole, movimenti, posizioni? Come si manda a memoria un testo e come si possono ricordare le azioni da compiere durante una rappresentazione? Quali sono i sistemi per immagazzinare informazioni e per avervi accesso in seguito? Come si torna alle “stanze” della memoria, quel vasto mare in cui abbiamo custodito dati, parole, movimenti e come le apriamo queste stanze? Che cosa e quante sono, in buona sostanza le mnemotecniche? Come nascono? Fin dall’antichità oratori e studiosi di svariate discipline hanno indicato teorie e metodi. Qui sarebbe naturalmente impossibile darne conto, ma qualche suggerimento lo si può dare. Prima di tutto dobbiamo sviluppare una forma di memoria che permetta di “agganciare” parole o frasi a una determinata posizione. Per cui sarà più agevole ricordare la battuta (lunga o corta che sia) se nel momento di pronunciarla la collegheremo a un nostro spostamento in un punto del palcoscenico o sotto una certa luce, oppure al nostro star seduti su un divano o su una sedia che sono in scena, oppure a un gesto particolare che compiamo nel momento in cui la pronunciamo; la memoria che si sviluppa dopo aver montato le scene è rapidissima. Ne consegue, com’è ovvio, l’importanza di non adottare nel periodo di prova gesti o posizioni sempre mutevoli, fissandoli invece, nel tempo, con accurata e consapevole precisione. Un altro suggerimento per migliorare la memoria è quello di registrare il testo da recitare per poi riascoltarlo. Riascoltarsi sarà come “rivedere” uno dei luoghi della memoria nei quali è collocato quanto ci si deve ricordare: la dimensione uditiva rafforza il contributo visivo e la memorizzazione ne risulta potenziata e accelerata. Nella compagnia in cui lavoro questo metodo è applicato nel modo seguente: il testo viene registrato per intero dal regista, che legge tutte le parti, e poi convertito nel formato audio MP3 per essere trasferito in versione integrale sui lettori tascabili che ciascun attore possiede. Tale traccia sonora, inoltre, viene duplicata per ciascun ruolo “silenziando” le battute di quella parte, ma lasciando inalterato e “muto” il tempo occorrente per pronunciarle. In questo modo l’attore, pur se impegnato in altre attività (recarsi al lavoro, fare footing, stare ad occhi chiusi sulla spiaggia...), può esercitarsi nella memorizzazione, prima con la registrazione integrale e poi, quando la memoria è più salda, con quella “silenziata”. Passiamo adesso in rassegna alcune delle mnemotecniche più comuni, che potranno essere utilizzate tutte o in parte, sapendo che solo alcune di esse risulteranno nel nostro caso quelle veramente efficaci (è un fatto che tutte le volte che sono stati intervistati molti attori professionisti sul metodo applicato per “fare la memoria” ci si è trovati di fronte ad una formidabile varietà di risposte e di soluzioni, tutte evidentemente valide a livello individuale). Innanzitutto bisogna leggere tutto il testo per comprenderne ed afferrarne il contenuto, la logica; poi si potrà riscrivere la propria parte per intero (a mano, non al computer): la memoria visiva dello scrivere aiuta a ricordare, compito che risulterà ulteriormente facilitato se si fa il tentativo di ricordare anche la posizione delle battute sui fogli manoscritti. A tale scopo alcuni trovano vantaggioso utilizzare penne di colori diversi, sottolineature, cerchi ed altri segni grafici. Un altro metodo, che è possibile combinare con la soluzione precedente, è quello di riscrivere tutta la parte sostituendo alle parole le immagini o le associazioni di idee che quelle parole vi evocano. Una tecnica molto efficace è quella di procedere in maniera graduale, ovvero memorizzare un primo blocco di testo (due, tre o quattro righe) e poi abbandonarlo per passare al secondo, poi ripeterli insieme legando primo e secondo blocco. Poi passare al terzo e così via... tecnica forse più lunga, ma efficacissima e infallibile. Quando si tratti di dialoghi, che è più difficile memorizzare da soli, è fondamentale ottenere la disponibilità del compagno o della compagna di scena a fare la memoria insieme. Un’altra tecnica molto usata è quella di fare, come si dice con espressione gergale, “la memoria all’italiana”, ovvero sedersi in cerchio e dire le battute in modo assolutamente meccanico e rapido, privo di intenzioni o intonazioni, senza pause e senza pensare alle specificità del personaggio. E’ una pratica ottima e molto utilizzata, anche tra i professionisti, in varie fasi del percorso teatrale: all’inizio del lavoro di prova, per acquisire la memoria; sotto debutto, per avere più sicurezza ed essere tranquilli; in tournée, dopo un periodo anche breve di fermo dello spettacolo, per fare un ripasso. Tornando poi all’uso delle immagini in funzione mnemonica, vorrei illustrare un metodo che personalmente utilizzo spesso, e che potremmo definire dei “percorsi mentali”. A tale scopo ricorro ad un esempio tratto da una delle commedie rappresentate dalla mia compagnia, nella quale il mio personaggio, che parlava direttamente con il pubblico, a un certo punto introduceva la scena di una sfarzosa festa privata. Nel pronunciare la mia battuta, legavo mentalmente le parole che dicevo ad un percorso fisico che nella realtà quotidiana compivo davvero e che conoscevo bene, lungo il quale fissavo delle “tappe” (o punti di memoria). Nella descrizione che segue, le parole tra parentesi costituiscono i segmenti del percorso mentale mentre quelle in corsivo appartengono alla battuta: (è sera ed io esco da casa mia perché troppo affollata) Stasera c’è molta gente in casa Pulcinella, (sul vialetto di casa incrocio la coppia del terzo piano, molto elegante) tutto il bel mondo della città si è dato appuntamento per questa sfarzosa occasione, (al termine del vialetto, vedo un furgone parcheggiato da cui scaricano casse di champagne) Pulcinella e Geronte hanno davvero fatto le cose in grande (apro la portiera della mia macchina alla quale si erano appoggiate a chiacchierare due splendide donne) e le dame, tutte le dame, sono bellissime; (parto con l’auto e arrivo al primo incrocio, dove c’è un fioraio) la serata è piena di profumi (alzo lo sguardo e vedo una splendida luna rossa) e in cielo campeggia una magnifica luna, (accendo l’autoradio che manda musica) l’orchestra poi, pensate, è stata fatta venire appositamente da Vienna... E via così, continuando. In pratica, ricostruendo nella mia mente, in modo sempre uguale, il percorso e i gesti che compivo lungo di esso, ottenevo che le frasi della battuta mi tornassero alla memoria precise e nella loro esatta successione. Come si intuisce, tale metodo, di cui ho personalmente sperimentato la notevole efficacia, si presta ad essere largamente personalizzato: ad esempio, sul percorso di casa mia il fioraio non c’è, ma a me serviva e così adesso, sotto il semaforo, mi sembra di vedere stabilmente un chiosco anche se non devo recitare. Provate anche voi, con la strada di casa, o quella del lavoro, o qualunque altra faccia al caso vostro. Si tratta di un metodo che, una volta che ne siate padroni, può aiutarvi egregiamente. Naturalmente, va detto per concludere, tutto diviene più facile quando le prove del testo da rappresentare si fanno più continue e, attraverso la correzione degli errori e il riempimento dei normali buchi mnemonici, si fissano nella memoria testo, gesti, movimenti, silenzi.