Il datore luci e il fonico di Vincenzo La Camera (Pubbl. 23/10/2017)

In questo articolo ci soffermeremo su due figure professionali che possono rivelarsi determinanti per la buona riuscita dello spettacolo. La recitazione degli attori è sottolineata, a volte esaltata dall’apparato luci con i suoi chiari e le sue ombre: la prima considerazione che ne consegue è che il rispetto delle posizioni dell’attore in scena risulta essenziale per il quadro d’insieme e per garantire la massima efficacia al disegno luci che è stato predisposto. Accensioni e dissolvenze si armonizzano con battute e movimenti. L’attore suggerisce l’effetto-luce e l’effetto-luce traccia la via all’attore. Saper “prendere la luce” significa dare la giusta rilevanza a una parte della comunicazione nell’esercizio del ruolo. A volte, pur essendo previsto che un attore sia illuminato in pieno da un faro che è stato studiatamente puntato per un determinato momento della sua performance, può accadere che egli assuma una posizione leggermente spostata che vanifica l’effetto ricercato; in questi casi sarà bene ricordare che la luce è anche calore e che, rispetto a un determinato faro, esiste sulla scena una posizione in cui l’attore, attraverso la chiara percezione di un calore più intenso, “sente” sul proprio viso di essere effettivamente in piena luce. Altro accorgimento da non trascurare è quello di osservare il viso dell’attore a noi più vicino e con il quale magari stiamo dialogando: si scoprirà a volte che il viso dell’altro è in ombra, il che spesso significa che abbiamo assunto una posizione che impedisce alla luce di alcuni fari di raggiungere il compagno di scena: basterà che ci spostiamo leggermente e vedremo che il suo viso tornerà ad illuminarsi. L’attore tenga comunque conto che il quadro figurativo dell’insieme è fatto di luci, ombre, mezze luci, buio: non si preoccupi quindi se la luce sul suo volto non sarà sempre piena e sgargiante, ma piuttosto curi di mantenere la propria posizione nella studiata armonia complessiva della scena. Inoltre, durante lo spettacolo, l’attore deve essere pronto a sopperire con la propria fantasia e inventiva a eventuali incidenti di illuminazione. Più in generale, e pur avendo presente che non sempre si dispone di un apparato illuminotecnico adeguato, va sottolineato che le luci sono molto importanti per la buona riuscita di uno spettacolo, soprattutto quando la scenografia è semplice ed essenziale, ma ravvivata, con diversi modi e accorgimenti, da una illuminazione meravigliosamente espressiva. I teatri del circuito filodrammatico dovrebbero costantemente destinare una quota delle risorse economiche disponibili al potenziamento del parco-luci. La luce dei riflettori è la materia che disegna l’azione drammatica, la materia su cui si legge ogni movimento, anche il più piccolo. La luce dà vita all’azione, crea l’atmosfera di ogni situazione, gli spazi dello spettacolo, le scansioni temporali, determina gli ambienti, rappresenta i sentimenti degli attori e degli spettatori, mette in evidenza i singoli personaggi e dà unità alle loro presenze ed emozioni differenti e molteplici. Da sola la luce può fare lo spettacolo, come insegna il teatro professionistico nel quale è sempre più evidente la tendenza a dematerializzare la scenografia ricorrendo a una, non meno bella, scenografia virtuale di tipo luministico-cromatico. Va da sé che le luci devono armonizzarsi con la scenografia, la coreografia, i costumi, il trucco, la musica. Tutte queste componenti non possono essere che strettamente collegate e fuse insieme se si vuole raggiungere l’unità artistica della messinscena. Ad esempio, ci sono certi materiali scenografici e certi costumi che richiedono un tipo preciso di illuminazione e ne escludono decisamente altri. Basti pensare, per esempio, a come “spara” il bianco se colpito da luci dirette! Così risulterebbe stridente e sgradevole un’impostazione delle luci tutta a tagli, cruda e violenta, su una scena e su costumi barocchi. Per realizzare quell’armonia di cui si è detto, le luci vengono studiate dal datore luci insieme al regista, con la collaborazione dello scenografo, del coreografo, del costumista, del truccatore. Il datore luci è investito di un ruolo chiave nella resa drammatica, evocativa e narrativa della rappresentazione. Basandosi sulle indicazioni del regista, verifica la dotazione e le caratteristiche tecniche del teatro (presenza o meno della graticcia, numero delle americane, piantane, potenza elettrica, numero di Kw ecc.), calcola il numero di proiettori necessari agli effetti voluti, li posiziona e, stando alla consolle, controlla i cambi di luce (con l’avvento delle consolle computerizzate, oggi è possibile programmare in automatico tutto ciò che una volta era affidato esclusivamente alla sensibilità e all’abilità del datore luci, cioè la sequenza, la durata dei cambi e l’intensità delle luci). Per affrontare in modo appropriato questo aspetto della messinscena, anche in una compagnia filodrammatica sarebbe di particolare utilità l’applicazione di procedimenti tipici del teatro professionistico: vale a dire che il datore luci, dopo aver letto (non superficialmente) il testo, partecipa ad una o più riunioni presiedute dal regista, alle quali sono presenti anche lo scenografo, il coreografo, il costumista e il truccatore, per mettere a confronto idee ed esigenze che andranno tradotte in sequenze luminose, da annotare sul copione. Dopo di ciò, il datore luci dovrà prendere conoscenza dello spazio teatrale individuandone, sotto i profili che lo riguardano, potenzialità e limiti e, finalmente, potrà definire il piano-luci: qualità e durata delle diverse sequenze per ogni scena. Dopo di ciò procurerà tutto il materiale richiesto dal progetto: lampade, proiettori, riflettori, prolunghe, spine, etc., controllando le condizioni e l’efficienza di ogni singolo pezzo. In seguito, dovrà assistere alle prove nella loro fase avanzata per vedere l’insieme dello spettacolo, i movimenti dei personaggi e le loro posizioni, allo scopo di apportare al disegno-luci le integrazioni o le correzioni che si manifestassero necessarie. Tutto ciò non trascurando di annotare sistematicamente sul libro di regia le modalità dell’illuminazione, senza affidarsi alla memoria che può giocare brutti scherzi. Nella fase conclusiva, di allestimento della scena, il datore luci dovrà piazzare l’apparecchiatura nei punti necessari, ma evitando con cura di creare ostacoli o problemi agli attori ed evitando assolutamente qualsiasi luce diretta sugli spettatori; poi, dovrà provare tutto l’impianto prima al di fuori dello spettacolo e successivamente con gli attori in scena in una prova tecnica delle luci, prima ancora dell’ultima prova generale. Infine, accordandosi con i collaboratori, dovrà predisporre il controllo delle luci in sala. E’ altamente raccomandato, soprattutto agli operatori non specializzati in questo ramo, di fare tutto quanto è necessario per prevenire i pericoli di incendio e di incidenti: fili elettrici non protetti a contatto con legno o tessuti; collegamenti nudi senza nastro isolante; fili volanti che si trasformano in lacci e ostacoli; lampade che si surriscaldano, etc. Di recente è nato un nuovo ruolo, quello del light designer, l’esperto a cui è affidata l’invenzione e la realizzazione dell’effetto luci. Egli non è un tecnico delle luci (anche se deve conoscere i problemi tecnici) ma è il creatore-artista del disegno luminoso dello spettacolo, alla maniera del coreografo che inventa il disegno dei movimenti altrui. Prima di progettare, quindi, dovrà conoscere dello spettacolo il contenuto, il genere, lo stile nella sua globalità, e poi analizzarlo nelle singole parti in modo da ideare un’illuminazione intonata, significativa e suggestiva. Nelle compagnie filodrammatiche, che spesso non abbondano di mezzi tecnici e di personale specializzato, può essere utile o addirittura necessario riunire in una sola persona due ruoli che, di norma, dovrebbero restare separati: il datore luci e il fonico. Il fonico è il tecnico incaricato di regolare e controllare il volume, la tonalità e la qualità dei suoni che vengono amplificati, si tratti della voce degli attori, delle musiche registrate o dal vivo, degli effetti sonori in genere. Il fonico è il responsabile del funzionamento tecnico e della manutenzione dell’impianto a lui affidato; molto spesso, non a caso, l’impianto è di sua stessa proprietà. Altre volte è il teatro a fornirlo.