Il Suggeritore 

di Vincenzo La Camera (Pubbl. 09/05/2016)

C’è ancora spazio per il mestiere del suggeritore? Per provare a rispondere sarà utile fare qualche distinzione. La figura, apparsa dopo il tramonto della Commedia dell’Arte, con la progressiva sostituzione dei canovacci per mezzo di dialoghi preventivamente strutturati, divenne di fondamentale importanza nell’800, quando uno spettacolo restava in cartellone da uno a tre giorni (i teatranti più importanti non superavano la settimana). In questo modo era quasi impossibile affidarsi al solo supporto della memoria. Ma, in un’epoca in cui saper leggere e scrivere non era cosa alla portata di molti, quello del suggeritore non era un mestiere per tutti (non dimentichiamo che tra i suoi compiti c’era quello di trascrivere in più copie i testi da recitare, da cui il termine “copione”); per tutto l’800, quindi, in virtù di quella sua componente di elaborazione “intellettuale”, la funzione venne svolta prevalentemente da uomini di lettere i quali, per poter lavorare sfruttando le loro specifiche competenze, si dedicavano in modo diffuso, oltre che a scrivere testi teatrali, anche a fare il suggeritore. A tale mestiere, inoltre, si riconvertivano anche attori che abbandonavano l’arte della recitazione. Sempre nell’800 accadde anche che la buca, prima d’allora allestita fuori dal palco nella zona dell’orchestra, con la diffusione del modello di teatro all’italiana trovasse quella collocazione fissa di cui tutti abbiamo memoria; tuttavia essa restò sempre, come testimoniato da molte fonti, un luogo malsano, umido e polveroso, esposto a tutte le correnti d’aria, ed è risaputo che molti suggeritori terminavano la propria carriera a causa della tisi. A riprova dell’importanza che tale funzione aveva assunto in quel secolo, sta il fatto che nel biennio 1830/31 apparve in Francia, nel Journal des Comédiens, ad opera di T. Thibaut (1798-1851), il Manuel du souffleur: l’opera, composta di dieci corposi capitoli, lungi dall’essere la consueta raccolta di memorie, è un vero e proprio trattato, sia per il tono colto che per la molteplicità degli argomenti toccati, e si può affermare che ancor oggi colmi il vuoto di studi sull’argomento. Nel ‘900, almeno fino alla metà del secolo, il suggeritore restò molto in auge anche se, progressivamente, il suo impiego andò di solito concentrandosi nel periodo delle prove e, come da regolare contratto di scrittura, nelle prime cinque repliche (dopo le quali la memoria degli attori si supponeva sufficientemente rodata). Ma oggi? Sicuramente una consolidata prassi professionistica prevede che già al debutto la memoria sia assolutamente salda; inoltre, tale risultato è facilitato dal fatto che, a differenza di un tempo, le compagnie si costituiscono per una sola produzione e non per rappresentare contemporaneamente, nell’arco di una stagione, un numero anche elevato di commedie. Ciò nonostante, anche nel professionismo sono meno rari di quanto si pensi i casi in cui si recita con il paracadute del suggeritore che, pur se non più nascosto dal cupolino, tuttavia da una quinta oppure da una cabina di regia, trasmettendo la sua voce all’auricolare di cui è provvisto l’attore, ancora può essere necessario. Inoltre, il suggeritore è ancora utile nella fase delle prove e, oggi come una volta, è essenziale nei casi in cui un imprevisto qualsiasi obblighi la compagnia a sostituire un attore senza che vi sia tempo per memorizzare la parte. Se poi passiamo a considerare il teatro amatoriale, sappiamo per esperienza diretta che la scarsa frequenza delle prove, e il ridotto tempo che per impegni lavorativi e familiari viene dedicato allo studio della parte, spesso rendono indispensabile la presenza del suggeritore fino alla vigilia del debutto, e talvolta anche dopo. A molti di voi sarà magari capitato più di una volta di assistere a spettacoli amatoriali in cui si percepiva la presenza del suggeritore tra le quinte, magari anche di uno per lato per garantire un’adeguata copertura di tutto lo spazio scenico. Senza contare che nell’esperienza filodrammatica non è raro che un attore, pur conoscendo bene la propria parte, si senta più sicuro e renda meglio per la sola presenza in quinta del suggeritore. Dopo queste prime note sembra quindi di poter dire che, seppur il suggeritore non è più una figura imprescindibile come, per ragioni storiche e tecniche, è stato in passato, la sua è una funzione tuttora valida in non poche realtà. Vediamo allora di analizzarne le caratteristiche. Il rammentatore (si chiama anche così) deve leggere bene e velocemente; deve parlare a basso volume, ma facendosi udire da chi recita, con una tecnica che possiamo definire del “soffiato portato” grazie alla quale egli praticamente “lancia” la battuta al destinatario; deve adattarsi ai vari tipi di attori, a quelli che richiedono tutta la battuta come a quelli che preferiscono solo uno spunto ogni tanto; deve conoscerne i difetti e la maniera di recitare, e saperne decifrare i tempi, le pause, avendo presente che una parte può richiedere una recitazione lenta oppure veloce. A questo proposito è utile aggiungere che il suggeritore deve “seguire il tempo” prescelto per la recitazione, senza imporre un suo tempo, cadenzato, uguale per tutta la durata dello spettacolo e per tutti gli attori senza distinzione. Fondamentali per tutto questo sono una buona conoscenza del copione e un perfetto tempismo: essere “tempista” è la qualità più importante; e il tempo, all’occorrenza, deve essere valutato a frazioni di secondo affinché l’attore non sia costretto a recitare le sue battute con quella “intermittenza”, quella discontinuità che denunciano chiaramente e sgradevolmente la presenza del suggeritore. Allo stesso modo, continuare a suggerire mentre l’attore sta parlando può far sì che egli non senta, oppure, se è inesperto, che si confonda. E’ facile comprendere che occorre molto esercizio per rendere sciolta, elastica la lingua, in modo da dire il maggior numero di parole nella minor quantità di tempo possibile, e con molta chiarezza. Il suggeritore, insomma, deve “dare la battuta” a tempo, “soffiare” tutte d’un fiato le frasi sfruttando quelle frazioni di tempo che l’attore impiega per respirare o per fare una pausa, ad arte, secondo il ritmo che egli dà alla sua recitazione, cercando di comprendere con rapidità e capacità intuitiva se un attore fa una pausa volutamente o perché non ha udito il suggerimento. A chi recita può capitare di non afferrare la battuta o a causa di un rumore (in platea o in palcoscenico) o perché il suggeritore ha parlato fuori tempo, cioè mentre la sua voce afona veniva “coperta” da quella dell’attore. Nell’incertezza, è preferibile ripetere il suggerimento. Secondo importante requisito è quello di essere uno “scanditore perfetto”, quindi senza difetti di pronuncia, atono, attento a non colorire parole e frasi per non influenzare inopportunamente l’attore, salvo casi assolutamente particolari; insomma il suggeritore deve lanciare i suoi soffiati privi di qualsiasi intonazione. Egli non deve recitare nel suggerire; deve leggere con esattezza ma come se leggesse parole prive di senso. La voce deve essere sempre uguale, dalla prima all’ultima parola, senza oscillazioni, monotona. Una parola pronunciata male, e quindi erroneamente percepita dall’attore, può determinare momenti di confusione molto destabilizzanti. Un terzo requisito del buon suggeritore è quello di essere “afono”, nel senso di farsi udire (e capire) solo dagli attori, evitando che il pubblico – come dice Eduardo De Filippo in uno dei suoi testi – debba sentire la commedia due volte: la prima dal suggeritore e la seconda dall’attore! Deve parlare piano, per quanto gli è possibile, ma non con voce strozzata o di gola, né bisbigliando, perché queste tecniche di emissione vocale non hanno suono. Inoltre, il suggeritore alzi la voce se in scena c’è trambusto o in platea si ride rumorosamente o si applaude, “alitando” invece le battute quando c’è silenzio e raccoglimento sul palco e in sala. Ed ora, sia consentita qualche breve riflessione per concludere. Il suggeritore non deve sostituire la memoria dell’attore. Se questi entra in scena conoscendo bene la propria parte fa cosa meritevole ed onesta sia sotto il profilo artistico che nei confronti dei colleghi e del pubblico. L’attore filodrammatico dovrebbe essere felice di poter fare a meno del suggeritore; chi sa la parte a memoria può ricamarla, ottenere effetti sempre migliori, come accade agli attori professionisti, dopo tante prove e un certo numero di repliche di uno stesso lavoro. E comunque la parte bisognerebbe almeno conoscerla al punto da essere abili e pronti a rimediare con proprietà di linguaggio, se malauguratamente venisse meno l’aiuto della memoria o del suggeritore.