La Napoli velata di Fernan Ozpetek di Noemi Neiviller (Pubbl. 15/01/2018)

Dopo il grande successo della serie televisiva Gomorra (ideata da Giovanni Bianconi, Stefano Bises, Lonardo Fasoli, Ludovica Rampoldi e Roberto Saviano), che offre un immagine cruda e violenta di Napoli, Ferzan Ozpetek, regista, sceneggiatore e scrittore turco naturalizzato italiano, con il suo nuovo film “Napoli velata” ha voluto mostrare ciò che non si vede in questa città. È stato cinque anni fa, durante il suo soggiorno a Napoli per la sua “Traviata” al San Carlo, che Ferzan Ozpetek, dopo aver visto una rappresentazione de “la figliata dei femminielli”, un rito arcaico magico che consiste nel simulare le doglie del parto da parte di un femminiello e nel quale la scena è coperta solitamente da un velo per lasciar intendere che è più importante sentire che vedere, ha avuto l’ispirazione con la quale ha inteso il mistero, l’ambiguità e la dualità insite in Napoli. Durante questa rappresentazione, inserita all’inizio del film, si ha l’incontro, che prelude a una lunga notte di passione tra i due personaggi principali: Adriana ed Andrea, rispettivamente interpretati da Giovanna Mezzogiorno e da Alessandro Borghi. L’importanza simbolica per Ozpetek della raffigurazione della figliata è un invito allo spettatore a sentire, più che a vedere. Il film diventa così il velo dietro il quale si celano miti, leggende e tradizioni, pagane e mistiche, che vacillano nella cultura popolare tra realtà e fantasia. Amore, passione, sensualità e morte sono i temi ricorrenti che, intrecciati con la tradizione, lo rendono ambiguo. Ma è un’ambiguità che persuade perché evoca il tessuto sociale e l’inconscio collettivo del popolo Napoletano. La stessa protagonista, Adriana, ritrae una Napoli, sensuale, misteriosa e accompagnata per la vita dalla morte e dai fantasmi in una famiglia borghese bohemienne, travagliata dall’amore e dalla passione/ossessione. Un movie dunque, quello di Ozpetek, che gioca con il mistero e la logica e che pone al centro l’importanza della donna attraverso la sua affinità con una città che è culla della cultura italiana. E’ lo stesso regista a dire: “Napoli è donna e per questo ha le cose migliori della vita”.