Dal Giappone alla Cina … il passo è breve Reportage di Vincenza D’Esculapio (Pubbl. 11/09/2019)

Si fa per dire il passo è breve! Certo dare una sbirciata anche alla cultura cinese ci sta. Ma dove andremo? Lasciato il porto di Osaka, dopo una lunga navigazione a spasso nel Pacifico, giungiamo a Taiwan o Formosa, il nome con cui l’isola viene ancora ricordata da molti. La nave attracca al porto di Keelung. Se con i giapponesi le faccende di sbarco e imbarco non sono brevi, non vi dico con i cinesi. Comunque tutto procede senza problemi, anche se lentamente.

La giornata uggiosa e piovigginosa non rende giustizia alla bellezza della vegetazione che ci circonda lungo il tragitto in bus verso Taipei, la capitale. Qui ci ritroviamo immediatamente in una città rutilante, ultramoderna, con ampie strade coloniali giapponesi, affollate vie dello shopping ed edifici contemporanei. La guida ci dà alcuni ragguagli storici sull’isola, che vi risparmio. Nel caso voleste, c’è sempre internet! Mentre percorriamo in bus queste strade, ci chiediamo e mi chiedo, dove e se c’è qualche angolo di passato!

La guida, interpretando le perplessità non solo mie, ci comunica che stiamo per giungere nel distretto di Datong, uno dei quartieri storici. Con garbo e competenza ci spiega che visiteremo due luoghi particolarmente affascinanti, un tempio e una casa antica.

Il tempio Baoan, realizzato agli inizi del XIX secolo, è il luogo di culto popolare taiwanese, che integra elementi del taoismo e del buddhismo Mahayana, principi del confucianesimo oltre a pratiche locali.

Decisamente suggestivo è l’impatto già dall’esterno. Altro è vedere sui libri o sulle riviste turistiche, altro è osservare da vicino l’architettura tipica di un tempio orientale. Mi colpiscono in particolare i colori e soprattutto gli incantevoli dragoni posti sopra i tetti.

L’interno, molto tranquillo e ben tenuto, offre alla vista grandi altari e piccole cappelle, ricchi di statue sacre che richiamano alla mia mente i luoghi di culto nostrani. Le luci soffuse che illuminano i volti delle divinità, gli ori degli altari, le caratteristiche lampade votive che penzolano dalle travi, il penetrante profumo d’incenso che si diffonde nell’aria imprimono a questo luogo di culto un’atmosfera quasi magica, che affascina anche il visitatore più agnostico e terminando la visita, mentre ci apprestiamo ad uscire, penso a quanto ebbe a scrivere Victor Hugo: “Si può anche non credere a niente, ma ci sono momenti nella vita in cui si prega il dio del primo tempio che ci sta dinanzi”.

La seconda tappa del tour prevede la visita al Palazzo storico Lin An Tai, risalente a circa 250 anni fa e dimora di un ricco uomo d’affari. La guida ci spiega che per timore di possibili demolizioni, verso la fine del Novecento, tutta la struttura nella sua interezza, come oggi si presenta alla vista, fu spostata all’incirca di due chilometri dal luogo originario.

CUL93bisjpg

Palazzo Lin An Tai (Foto Archivio D’Esculapio)

Dopo aver oltrepassato un giardino sconfinato, mi sembra di entrare in un mondo fiabesco e vengo rapita dal fascino del passato, pur se non remotissimo. Immersa nel verde di una vegetazione lussureggiante, ecco che si presenta all’occhio la dimora dal tipico tetto a pagoda, in cui a prevalere è il rosso, misto a rifiniture giallo oro. La casa, su due piani, affiancata da una dependance si affaccia su un laghetto ricco di ninfee, attraversato da ponti e ponticelli. Al centro c’è la corte e tutto intorno si articolano tanti locali, rigorosamente arredati con preziosi mobili d’epoca, tenuti alla perfezione.

Abbiamo visitato le innumerevoli camere: le aree di intrattenimento per i bambini, per la colazione, per il tè pomeridiano, la piccola scuola con i suoi sedili e banchetti. Le camere da letto molto belle, arredate con mobili e letti finemente decorati (ma quanti letti? bah!). E come in tutte le dimore signorili di ogni tempo e luogo, oltre ai quartieri riservati ai domestici non poteva mancare quella che noi definiamo la cappella di famiglia, dove i signori dell’epoca adoravano le loro divinità protettrici.

Mentre facevamo un ultimo giro liberamente, mi sono imbattuta in una scena da set! C’erano alcune modelle e molti fotografi che stavano girando, probabilmente, dei servizi per la pubblicità o forse per qualche film. Che dire? Favola nella favola.

Orami siamo sul finire della nostra escursione, ma non senza fermarci al Tapei 101. Cos’è? Uno dei grattacieli più alti del mondo, il secondo nei primi anni duemila, quando fu terminato, ad oggi l’ottavo. La struttura, che si erge sulla città con i suoi 509 metri, ha una forma a “bambù”, dove otto moduli s'innalzano da un basamento piramidale. Su ciascuna delle quattro facciate poggiano altrettante enormi monete e simboli di felicità a forma di nuvole, mentre gli spigoli dell’edificio sono ornati con draghi d’acciaio. La simbologia e la struttura richiamano immediatamente alla memoria gli antichissimi templi cinesi. 

Entriamo dall’ingresso principale: i marmi, gli specchi, le luci, la sontuosità e l’eleganza dei negozi di tutte le grandi firme mondiali fanno impallidire persino La Fayette e Tiffany.

E ora quanto ci impiegheremo per arrivare in cima? In niente - ci dice la guida - prendiamo uno dei 63 velocissimi ascensori e, come per incanto, saremo su. Bah! È vero, pochi secondi circa sessanta, e siamo tutti lì ad ammirare dai grandi finestroni la città di Taipei, che si estende in lungo e in largo.

Dopo una breve sosta per qualche foto e souvenir, scendiamo. Andiamo via? – Chiediamo - No, c’è ancora da vedere qualcosa.

L’ascensore si ferma all’87° piano, dove osserveremo una particolarità di questo grattacielo, Attraversiamo un corridoio e ci troviamo di fronte ad un’enorme sfera di acciaio, essa è situata tra l’87° e il 92° piano. Cos’è? - ci chiediamo tra noi - Si tratta del più grande tuned mass damper, alias smorzatore a massa risonante, del mondo dall’incredibile peso di 660 tonnellate costituita da 41 dischi e dal diametro di ben 5,5 metri, sospesa per mezzo di cavi all’interno della struttura. Ma a cosa serve questo peso collocato quasi alla sommità del grattacielo?

 CUL93terjpg

Il Taipei 101 (Foto Archivio D’Esculapio)

La guida ci spiega che la sua funzione è quella di smorzare l’ampiezza delle oscillazioni che questa enorme struttura subisce, dovute o ai venti fortissimi, oltre i 200 km/h o ai sismi che lì raggiungono valori di magnitudo elevatissima, il tutto al fine di evitare disagi e danni strutturali.

È sera ormai quando usciamo dalla torre. La città illuminata è tutta uno scintillio di colori, così come il Taipei 101 che, svettando verso il cielo, diventa ancora più suggestivo per le varie colorazioni che assume di minuto in minuto. Ora tutti sul bus, verso il porto. Negli occhi e nella mente frammenti di Cina, tra passato e presente.

Vai alla prima parte …

 
 
 
 

commenti sul blog forniti da Disqus