Terrorismo e declinismo 

di Achille Aveta (Pubbl. 31/03/2016)

Bruxelles, Parigi, Mali, Turchia, Tunisia, New York... È lunga la scia di sangue tracciata dal terrorismo di matrice jihadista. Voci, anche autorevoli, contribuiscono a diffondere il convincimento che il mondo vada sempre peggio: basti pensare ai ripetuti riferimenti di papa Francesco al fatto che stiamo vivendo, di fatto, una nuova guerra mondiale. Tutto ciò contribuisce a radicare l’impressione che il declinismo sia un’ideologia molto diffusa. Per usare le parole di Gabriele Romagnoli, il declinismo è “una sensazione che si consolida attraverso un borbottio di massa, priva di logica al punto da generare l’affermazione: stavamo meglio quando stavamo peggio. Il declinismo non è altro che un ritornello, la strofa centrale di un tormentone estivo, di quelli che ripetono all’infinito una serie di luoghi comuni divenuti incontestabili per pigrizia mentale condivisa. È una forma di resa, totale e deleteria. Un’anestesia generalizzata a cui si è sottoposti per ipnosi, battage propagandistico, cattive letture”. Quindi, non sono necessariamente gli eventi a farci vedere un futuro a tinte fosche, bensì è proprio l’ideologia del declinismo: la pessimistica convinzione che l’umanità sia avviata a un inesorabile declino, l’impressione che il domani sia sempre peggiore di oggi e di ieri. Eppure già un antico adagio biblico ammoniva contro il declinismo: “Non chiederti perché i tempi antichi erano migliori di quelli attuali: non è una domanda intelligente!” (Qoelet 7,10). Dunque, spesso, si è così inconsapevoli del passato e così incompetenti nel giudicare il presente che chi ragiona in questo modo non può aspettarsi una risposta soddisfacente alla domanda: “il mondo va meglio o peggio?” Il diffuso declinismo è un humus perfetto per l’attecchimento dell’allarmismo sulla criticità della nostra epoca e per il costante martellamento su fosche previsioni apocalittiche, anche se la Storia dimostra che ogni generazione passata ha visto fallire le previsioni degli apocalittici di turno. Purtroppo, la gente vuole credere che il tempo in cui vive sia un tempo “unico”, esiziale. In evidente contrasto con il declinismo e il correlato previsionismo apocalittico dei tanti “profeti di sventura”, ancora una volta l’antico testo sapienziale già citato ci esorta a una visione realistica della vita: ”Tutto ciò che è già avvenuto accadrà ancora; tutto ciò che è successo in passato succederà anche in futuro. Non c'è niente di nuovo sotto il sole. Qualcuno forse dirà: “Guarda, questo è nuovo!”. Invece quella cosa esisteva già molto tempo prima che noi nascessimo. Nessuno si ricorda delle cose passate. Anche quello che succede oggi sarà presto dimenticato da quelli che verranno”. (Qoelet 1,9-11). È davvero tremendo smettere di darsi da fare per migliorare il nostro futuro in nome di un deleterio declinismo e di un illusorio escatologismo! Per fortuna, ci sono ancora alcuni che cercano di fornire elementi di analisi razionale e indicano nella democrazia e nella maggiore integrazione in Europa l’unica via per rispondere al terrorismo, di qualsiasi matrice esso sia.