Conversazioni- di bouvard e pécuchet (3) (Pubbl. 30/05/2017)

Ricchi interessi e interessi di ricchi

Bouvard - Ho letto la sentenza n. 11504/17 della Corte di Cassazione sul diritto all’assegno di mantenimento: chi possiede redditi, patrimonio mobiliare e immobiliare, «capacità e possibilità effettive di lavoro personale e la stabile disponibilità di un'abitazione» non ha diritto all’assegno di mantenimento.

Pécuchet - Questa decisione mi sembra che non cancelli il principio di solidarietà nei confronti del coniuge più debole sul quale, però, ricadrà l’onere della prova. Il ruolo di sussidiarietà della famiglia nei confronti delle imperfezioni del sistema economico e sociale è confermato. 

B- Hai ragione ma saranno i poveri cristi a essere generosi conquistandosi un altro motivo per andare in paradiso: solo per le coppie più povere, quelle monoreddito varrà il principio di ultrattività: Hanno il dovere reciproco di assistenza morale e materiale anche con lo scioglimento del vincolo matrimoniale, come impone l’art.143 del codice civile. Quella trattata nella sentenza della Corte di Cassazione è una storia di ricchi interessi, di interessi dei ricchi. Gli altri, la maggioranza, hanno da raccontarsi solo misere storie e racimolare i cocci di un amore andato in frantumi. 

P- Ma è la Costituzione Italiana che assegna alla famiglia un ruolo essenziale, per certi versi fondante del vivere civile. Il Titolo II della Parte I -Rapporti Etico Sociali- dedica tre articoli su sei, il 29 il 30 e il 31 alla famiglia. E il richiamo all’etica sottintende un valore positivo.

B- La cronaca giudiziaria, però, associa sempre più il sostantivo famiglia ad allocuzioni negative: famiglie mafiose, famiglie camorristiche, “famiglie amorali”. L’anomia che sempre più impregna le mura domestiche non è esemplare per questa istituzione. La famiglia è un bene o un male? Non l’ho mai capito.

P- Pinker nel suo libro Tabula Rasa ci dice che “Il conflitto interno alle famiglie non rende minimamente i legami famigliari qualcosa di meno centrale per l’esperienza umana. Implica soltanto che il braccio di ferro fra interessi in competizione che regola tutte le interazioni umane non si ferma alle porte della famiglia”.

B - Ma l’amore, la passione, il matrimonio come una scelta romantica, che fine hanno fatto?

P- Il matrimonio romantico è una fantasia da sempre. Solo che prima erano le famiglie di origine a stabilire le regole, come la tragica fine di Giulietta e Romeo ci racconta. Oggi puoi sbagliare partner ma, ricco o povero, sei tu a sceglierlo. Il “Divorzio all’Italiana”, lo splendido film di Germi può sembrare datato ma ancora oggi ci mostra come la fine di un amore è sempre una tragica commedia.

B - Intanto i costumi degli italiani sono cambiati come pure alcuni valori di riferimento. Non c’è modo migliore per capirlo se non leggendo le leggi che regolano i rapporti tra le persone i gruppi e le istituzioni come le famiglie. Divorzio e unioni civili, riconoscimento dei diritti dei figli nei confronti di madri e padri biologici, sono fatti giuridici che accompagnano, per lo più seguono, i fatti della vita. Nel 1974 con la legge sul Divorzio sono state sanate molte situazioni dolorose per entrambi i coniugi e per i figli.

P - A furia di regolamentarli, il matrimonio, l’accudimento dei figli e del coniuge, sono diventate solo questioni contrattuali, al pari dell’acquisto di una casa o di un qualsiasi bene o servizio. Faticoso è metter su famiglia e scioglierla è un’impresa ardua al pari di un fallimento aziendale.

B - C’è un modo per sfuggire a questo, o meglio per ammorbidirne gli effetti. Già ora con il nuovo diritto di famiglia, i coniugi all’atto del matrimonio possono optare per la comunione o per la separazione dei beni. Una semplice opportunità per separare interessi economici da interessi affettivi. Si potrebbe ulteriormente estendere questa opzione consentendo quella pratica, da noi oggi vietata, del patto prematrimoniale.

P- Un’idea per “ammorbidire” e infiacchire i conflitti.

B - Il famoso incipit di "Anna Karenina" «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo» non mi convince più: non c’è nessuna originalità nel dolore e nella sofferenza che provoca una separazione. Il dolore si assomiglia, forse più della felicità.

P- Un vecchio saggio disse: I soldi non fanno la felicità, figurati la miseria. Ci somigliamo nel dolore ma la scarsità di mezzi e risorse per alcuni (molti?) è un inasprimento che porta alla disperazione.

Commento di Saverio De Cicco

Avevo letto la sentenza, ho letto l'articolo e sono sempre più convinto che i valori di una volta non esistono e sentenze simili non fanno altro che privilegiare i ricchi. Per i ceti medio-bassi che dire: guerra tra poveri.