Buonismo da salotto di Elio Mottola (Pubbl. 30/01/2019)      

Chi ha coniato il termine “buonismo” intendeva probabilmente incasellarlo in quella lunga lista di neologismi andati di moda di tempo in tempo nel mondo della sinistra radical chic. Lo scopo appariva dispregiativo e voleva sottintendere come questa ennesima sorta di lusso intellettualistico sarebbe stato rapidamente archiviato, non appena chi vi aveva accesso avesse preso finalmente coscienza dell’invasione di migranti in atto. All’autore di questo perverso slogan bisognerebbe chiedere in quale misura possano mai rientrare nel buonismo, come sopra delineato, certi comportamenti assurti agli onori delle cronache negli ultimi tempi. Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, ad esempio, risulta forse appartenere ad un sofisticato e riservatissimo circolo in cui si esercita la filantropia nelle adiacenze di Reggio Calabria? oppure è radical chic la popolazione di Torre Melissa che nella notte dello scorso 10 gennaio ha soccorso 51 migranti curdi miracolosamente scampati al naufragio in una notte di spettacolare tempesta? furono radical chic abitanti e villeggianti di Isola Capo Rizzuto, che fecero la stessa cosa la scorsa estate anche se all’alba di una bella giornata di sole, come lo sono quasi tutte le giornate estive della Calabria, divenuta feudo elettorale di Salvini e quindi più “ruspante” (da “ruspa”) che radical chic? e radical chic, fino alla nausea, è Giusi Nicolini, ex sindaco di Lampedusa? buonista e radical chic è il Papa, che lo fa per professione di fede (e non per professione lavorativa, peraltro profumatamente remunerata, come qualcuno avrebbe piacere di poter dimostrare)? buonisti e radical chic sono quei cattolici che non riescono a liberarsi dall’irragionevole ansia di assistere i più deboli, anche se non italiani, secondo l’insegnamento del buonista e radical chic per antonomasia, Gesù di Nazareth, il cui invito: “Ama il prossimo tuo come te stesso” sta disgraziatamente perdendo terreno? buonisti anche gli illuministi che inneggiarono alla libertà e all’uguaglianza ma anche alla fratellanza? buonisti e radical chic i laici che si ostinano a considerare le razze umane come un’invenzione geopolitica volta a trovare facilmente un nemico ogni volta che ce n’è bisogno e che sostengono la tesi secondo cui l’intero genere umano è costituito da discendenti di migranti perché, diversamente, sarebbero tutti accalcati sull’altopiano etiopico, dove pare sia comparso il primo uomo?

No, l’inventore del “buonismo” non risponderebbe a queste domande perché sa benissimo di essere in malafede, una parola quest’ultima che è stranamente sparita dai dibattiti politici, forse per un tacito accordo trasversale, proprio nel momento della sua massima dffusione. Nei talk show televisivi circola da anni la parola “ipocrisia” per condannare i comportamenti politici colpevoli di “fingere di non vedere”, ma è bene che faccia il suo ritorno la parola “malafede” per definire quei comportamenti politici che sovvertono la realtà, avvalendosi di argomentazioni totalmente false, tali da attribuire una valenza negativa alla bontà d’animo.

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