Mio fratello viene dal mare… di Lorenzo Paolo Di Chiara (Pubbl. 30/01/2019)      

Recentemente ha suscitato non poca attenzione la vignetta di Marco D’Ambrosio, in arte Makkox, pubblicata a seguito dell’intervista a Cristina Cattaneo sul giornale Il Foglio. Il vignettista mostra un ragazzino seduto sul fondo del mare, che si vanta con pesci, polpi e calamari della sua pagella. La vignetta è diventata presto virale nei social richiamando l’attenzione sulla tragedia della morte in mare di circa 500 persone. Cristina Cattaneo, già Direttrice del Labonof (Laboratorio di antropologia e odontologia forense), dal 2013 al 2017 ha partecipato ad un progetto pilota per identificare profughi e migranti morti nel Mediterraneo, analizzando così i loro corpi, le loro ossa, i loro denti, i vestiti, gli effetti personali per risalire all’identità di chi, attraversando il Mediterraneo in cerca di un’altra opportunità, ha perso la vita.

Nel libro “Naufraghi senza volto”, pubblicato nel novembre del 2018 da Raffaello Cortina Editore, è raccontato non solo il lavoro degli specialisti, ma anche il dramma del riconoscimento da parte dei parenti delle vittime. Un diario silenzioso, pieno di riflessioni su buone pratiche da creare, per dare dignità e nome a quei corpi, e sull’umana compassione verso i parenti che vogliono e devono avere un luogo dove poter piangere i propri cari. Profonda è la condivisione e il rispetto del lutto con i parenti delle vittime, per chi purtroppo deve riconoscere un proprio caro solamente da un ciuffo di capelli o da un tatuaggio. Da qui parte l’attaccamento tenace a questo lavoro, vissuto ormai dall’Autrice come una missione: dare un nome ai morti, anche quando la tragedia dei barconi sembra essere distante da noi per esperienza culturale o per un banale fattore geografico. Un atto dovuto che permette di pensare ai loro morti come nostri morti. Emerge dal libro quanto l’identificazione risulti problematica, così da coinvolgere specialisti in dattiloscopia, genetica e odontologia. È necessario un confronto, per operare bene per collegare ante mortem e post mortem. Per i corpi ripescati in mare il lavoro è complicato dalla politica. I Paesi di origine delle vittime non possono o non vogliono collaborare e spesso rovesciano la responsabilità dell’identificazione su terzi. A volte l’unica strada è quella di contattare eventuali parenti già presenti da anni in Italia. “I parenti delle vittime del mare non sono abituati” - riferisce la Cattaneo – “all’idea che qualcuno si preoccupi più di tanto di dare un nome a quei corpi”. L’unica cosa peggiore della morte del proprio figlio, è quella di saperlo disperso e senza nome, vittima di un’ulteriore ingiustizia.

Naufraghi senza volto è un pugno allo stomaco. Inimmaginabili sono i reperti trovati addosso ai ragazzi identificati: un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; la tessera di una biblioteca del Ghana; la pagella scolastica, scritta in arabo e in francese, ritrovata in una cucitura interna ai poveri panni di un bambino del Mali. “Vedete sono un bravo ragazzo questa è la mia pagella, io andavo in biblioteca, questa è la mia terra”. In un mondo senza pietà per chi a volte solo la distanza rende diversi, possiamo solo immaginare l’angoscia di chi fugge e non sa se sarà mai accolto e allora porta con sé il meglio di ciò che è come suo vero passaporto. Volevano un rifugio e noi non conosceremo neanche i loro nomi.

“Quante altre lapidi possiamo accettare senza nome?” si chiede e ci chiede l’Autrice. Il lutto è un’emozione universale che può e deve accorciare le distanze tra noi e i migranti, loro sono i nostri fratelli della stessa madre Terra. Bisogna creare nel bacino del Mediterraneo dei canali di aiuto umanitari, affinché chi disperatamente tenta la traversata possa avere la possibilità di attraccare in porto sicuro dove far sbarcare sogni e speranze. A prescindere dalle qualifiche attribuite ad un migrante, lui è uno di noi, uno come noi, è mio “fratello” non più figlio unico. Questa è la storia millenaria del nostro mare, delle nostre terre, storicamente luoghi di migrazioni.

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