Conversazioni- di bouvard e pécuchet (4) (Pubbl. 29/06/2017)

Il peccato del perdono

Pécuchet- Il 14 giugno ho sperimentato un evento che Jung avrebbe definito sincronico o coincidenza significativa. Prima di completare la lettura del libro di Piercamillo Davigo, “Il sistema della corruzione”, decido di prendermi una pausa proprio quando l’autore, citando Carl Schmitt, definisce la corruzione come una forma di “secolarizzazione della simonia”. 

Bouvard E in cosa è consistito questo evento sincronico?

Pécuchet Sfogliando distrattamente i giornali on-line il mio sguardo è caduto sulla notizia di una singolare giornata organizzata per giovedì 15 giugno in Vaticano: un dibattito internazionale sulla corruzione.  Per la stessa data veniva annunciata l’uscita di un libro-intervista del cardinale Peter Turkson con Vittorio Alberti, dal titolo “Corrosione” con la prefazione del Papa che ho prontamente cercato in rete e avidamente letto.

Bouvard – Ora ho capito perché parli di sincronicità. La simonia era una pratica medievale della chiesa, un mercimonio di incarichi ecclesiastici e, in senso più ampio, si riferisce all’acquisto delle indulgenze e del perdono con donazioni: la coincidenza significativa è tra la parola usata da Davigo -simonia- e l’iniziativa della Chiesa.

P. L’analisi di Davigo è rigorosa. Da magistrato con una grande esperienza, analizza il fenomeno corruttivo con riferimenti precisi a fatti, persone, partiti e sistema legislativo. La corruzione in Italia è “diffusiva” e, pertanto, sistemica. L’aspetto morale è quasi ininfluente nella ricerca delle cause del fenomeno al contrario di chi propone soluzioni sollecitando o esortando alla bontà e alla rettitudine. Un libro tutto da leggere. Richiamare l’etica nello svolgimento delle attività sociali, nel lavoro, nelle professioni, in politica, e nelle relazioni è sempre un richiamo posticcio che sottolinea l’inettitudine e inanità di altre forme di azioni. Allora ci si affida alla presunta moralità dei singoli, a un ipotetico ravvedimento del malfattore. La questione ancora irrisolta, che gli appelli e anatemi del Papa o di qualsiasi altra autorevole fonte palesano, è capire quali norme possano motivarci verso le buone azioni o quanto meno sollecitare la nostra natura pro-sociale.

B. Questo, è già più complesso. Non basterebbe una solida repressione?

P. Famosi genetisti e biologi evoluzionisti portano sempre l’esempio di cosa succederebbe se a prendere il sopravvento in una nicchia ecologica fossero gli imbroglioni: il cuculo dal ciuffo non costruisce il nido e cresce i propri piccoli sfruttando quello altrui. Gli uccelli ospiti, ignari della truffa, accudiscono e nutrono i figli del cuculo. In altri studi si è osservato e prefigurato addirittura un comportamento definito “mafioso”: l’uccello parassita attraverso azioni di ritorsione (minacce di distruzione del nido e della prole “legittima”) impone alla vittima la crescita del proprio piccolo.

B Un “equilibrio” a rischio: l’uccello “mafioso”, il cuculo, mette a repentaglio la riproduzione di chi sfrutta e quindi non avrà più nidi nei quali collocare le sue uova.

P. In natura, e la specie umana ne è parte, i comportamenti non sono logici, buoni o cattivi. La civiltà umana si distingue in questo: ha costruito il sistema del diritto. È alle norme giuridiche e alla salvaguardia di sane consuetudini del vivere in comune che viene affidato il compito di regolare la vita sociale. I contratti che ne scaturiscono “limitano” la tendenza riscontrata in natura alla sopraffazione e alla appropriazione indebita, al furto, al ladrocinio. I contratti e le regole sono meccanismi sofisticati per riconoscere gli imbroglioni e arginare i danni di una loro abnorme proliferazione.

B. Certo, non esistono popoli, nazioni, più onesti di altri, ma paesi dove il crimine organizzato detta le regole del gioco pervertendo il sistema delle norme a proprio vantaggio. In questi paesi il ricorso alla corruzione nel tempo ha sostituito le pratiche brute e violente condizionando più che altrove le decisioni politiche e l’attività legislativa.

P. Questo fenomeno, come spiega Davigo, segue il ciclo economico: nella fase espansiva le risorse disponibili consentono di coinvolgere più soggetti, nella fase depressiva, con meno risorse disponibili, paradossalmente emergono più scandali perché viene meno il collante che consente alla corruzione di essere sistema e l’opinione pubblica è più “irritabile”.

B. Hai letto della buona proposta per contrastare questo fenomeno cheviene dalla Direzionale nazionale antimafia e antiterrorismo (DNA)? Nella Relazione 2017 presentata al Senato il 21 giugno la DNA ribadisce che “l’uso stabile e continuo del metodo corruttivo-collusivo da parte delle associazioni mafiose”, la sua diffusività, rende urgente considerare la corruzione un’aggravante dell’art. 416 bis del codice penale riferito proprio alle associazioni mafiose.

P. Un monito per il nostro Parlamento affinché comprenda che “nella vita reale, i cattivi sono convinti di essere nel giusto”, come dice Pinker nel suo bel libro “Come funziona la mente”, in tribunale si difendono e assolti o condannati dalle accuse non mostrano alcun ravvedimento tornando subito ai loro vecchi affari.

B. Con questo Parlamento o con il prossimo, riusciremo ad approvare simili leggi? La questione torna ad essere Politica e non astrattamente etica. 

Commento di antoruss51

Ottimismo miei cari. Ci vuole ottimismo e vedremo che quanto il Parlamento riuscirà a legiferare le giuste leggi per debellare i il marcio che sta dustruggento il nostro Paese. Abbiate Fede e credeteci!