Il velo di Iside di Vincenza D’Esculapio (Pubbl. 26/03/2019)      

Suggestivo e affascinante, fin dal titolo, il romanzo di Fiorella Franchini (Il velo di Iside, edito da Homo Scrivens, 2018, pp. 139, €14,00) ci trasporta in un lontano passato, in cui si fondono passioni, avventura, complotti e potere.

Non nuova alla scrittura dal sapore storico, la penna dell’autrice limpida, puntuale, elegante e colta ci conduce per mano in un viaggio a ritroso nel tempo, nel 77 d.C., e in uno spazio che ne conserva ancor oggi la suggestione. Ci aggireremo con lei nella Neapolis dei decumani, dove a distanza di secoli si può ammirare la statua del Nilo a memoria di un tempio dedicato a Iside che colà si ergeva nel quartiere egizio, il Regio Nilensis; sentiremo il brulichio che animava la città e il vociare di genti provenienti dalle più disparate terre dell’Impero; entreremo con alcuni personaggi del romanzo  nelle antiche tabernae. Ci sposteremo poi tra la Puteoli del tempio di Serapide e del suo porto denominato successivamente nell’età di Domiziano litora mundi hospita; e la cittadina di Baiae, dove entreremo nella lussuosa villa di famiglia della protagonista. Visiteremo l’antico porto Miseneum, in cui stanziava la flotta imperiale, e infine ritorneremo a Neapolis. Dalla collina di Pausylipon assisteremo alla partenza della liburna della Classis Misenensis che prenderà il largo, portando via il navarco Valerio Pollio Isidoro e con lui il sogno di un amore impossibile per la giovane Cassia Livilla, sacerdotessa di Iside.

Di notevole interesse è l’accento posto dall’autrice proprio sulla comunità alessandrina dell’epoca e sul culto della dea Iside, che in Neapolis e non solo, come hanno rivelato nel tempo gli scavi archeologici, era molto sentito. La dea o “regina Madre” adorata nelle zone vicine al mare sembra venisse invocata anche per proteggere i naviganti.

La ricostruzione attenta di Neapolis e dintorni che ne fa l’autrice ci consegna l’immagine di un’umanità variegata che, in un clima di accoglienza, cercava di vivere e convivere. Un grande crogiuolo, dove si mescolavano genti differenti quali nabatei, greci, egiziani, germanici, italici, cittadini, schiavi, liberti, ciascuno con la propria lingua e i propri costumi. Ed è in questo contesto spazio–temporale, in cui mito, leggenda e storia si armonizzano, che prende l’avvio una vicenda affascinante e intrigante, che tocca anche i contrasti tra l’Impero e i suoi sottomessi e sfiora i conflitti tra le due grandi religioni: la giudaica monoteista e le altre politeiste, seppur ciascuna con i propri accenti

La narrazione si apre in una giornata limpida e fredda del febbraio dell’anno 77d.C., allorquando la giovane sacerdotessa di Iside, velata di bianco, mentre gira per raccogliere offerte per il suo tempio, attraversando le strade chiassose intorno al decumano maggiore, tra il convulso andirivieni della folla, inciampa e per un caso fortuito incrocia gli occhi del navarco Valerio Pollio Isidoro, che l’aiuta a sollevarsi. Di qui il racconto di un amore intenso, delicato e struggente tra Cassia Livilla e l’uomo d’armi, che a lei rivelerà il lato più sensibile del suo essere dedicandole più di una volta i versi più belli di Catullo.

Sarà a lui che la giovane innamorata confiderà di aver sentito tra la folla vociante che animava le strade di Puteoli, alcuni stranieri parlare di un’imminente strage di romani, da compiere nel giorno del Navigium Isidis, ossia un rito festoso in maschera dedicato alla dea Iside. Intorno ai due personaggi principali ruotano altre figure maschili e femminili, alcune positive altre meno, ma tutti parte attiva di eventi ben calibrati, intrighi e colpi di scena che terranno sospeso il lettore fino all’epilogo della storia.

Il glossario, posto a chiusura del libro, offre al lettore un prezioso strumento di consultazione e di approfondimento anche a beneficio di lettori a digiuno di latino.

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