Allons Enfants … di Sergio Pollina (Pubbl. 24/12/2018)      

Parlare di tricoteuses, di giacobinismo, di Robespierre e di altre amenità storico-letterarie con i nostri due vicepresidenti del Consiglio rappresenta uno sforzo improbo da parte di chiunque, stante il fatto acclarato che - oltre alla dichiarata avversione nei confronti del Partito Democratico e, se si toglie il sostantivo “partito”, contro la democrazia in senso lato - entrambi i nostri nutrono una conclamata avversione anche nei confronti delle incolpevoli cultura generale, grammatica e sintassi. Per rendersene conto basta sfogliare e rileggere le loro tante dichiarazioni che quotidianamente intasano i mezzi di comunicazione, definiti “social”, e non solo. Eppure, sarebbe utile a entrambi andare a dare un’occhiata, magari distratta, a quegli eventi e a quei personaggi, fors’anche leggendone il resoconto romanzato che ne fece il grande Alessandro Dumas padre nei suoi imperdibili romanzi dedicati alla rivoluzione francese. Ora, ovviamente, qui non ci si propone di ripercorrere gli eventi di quel fatidico 1789 ma, piuttosto, di cercare di carpirne lo spirito, il sentimento che agitava quelle masse inferocite che, dopo la presa della Bastiglia, scatenarono un interminabile bagno di sangue che sfociò in quello che, giustamente, è stato definito il “Terrore”.

Il sentimento che agitava le masse impoverite ed esacerbate, il cosiddetto “popolo”, era sfaccettato: intanto il desiderio di migliori condizioni di vita in un periodo nel quale le masse erano veramente in uno stato miserabile (i cosiddetti “poveri” d’oggi, al confronto, sarebbero dei pingui benestanti), e poi l’enorme divario fra i privilegi delle classi abbienti (Chiesa e nobiltà) e l’assoluta loro mancanza fra il resto dei cittadini, che allora non si chiamavano ancora così, bensì sudditi. Il sentimento, quindi, era un misto di rancore, invidia, rivalsa, rabbia, odio; il loro scatenarsi portò a uno sterminio di proporzioni inimmaginabili: più di due milioni di vittime su una popolazione di 27 milioni di abitanti, un numero maggiore di quello dei morti francesi nel corso della seconda guerra mondiale.

Perché questa premessa? Perché, mutatis mutandis, cambiano le epoche storiche, ma gli esseri umani sono sempre gli stessi, e sempre gli stessi sono i sentimenti che li agitano. Alcuni forse ricorderanno un libro di enorme successo, pubblicato nel 2007 a firma di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, intitolato La Casta, nel quale vennero sciorinate in tutto il loro lerciume le turpitudini della politica, dai due autori definita dei “bramini”, e che suscitò indignazione e riprovazione. Quel sentimento di ripulsa nei confronti della politica, che aveva avuto un picco nel 1992 con l’operazione definita “mani pulite”, che scoperchiò il vaso di Pandora della politica italiana, crebbe, si dilatò, si trasformò in breve tempo in ciò che è agevole definire “populismo” e che ha portato all’attuale diarchia di due dei personaggi politici più improbabili della storia italiana dal dopoguerra a ora: Matteo Salvini e Luigi Di Maio, “Questi qua”, come li definisce Filippo Ceccarelli in un suo recente lavoro. Si tratta di due individui che fanno di tutto per accreditarsi come “amici del popolo” e nemici della “casta”, alla quale hanno dichiarato una guerra senza quartiere, con l’unico obiettivo di distruggere tutto, per poi riedificare sulle macerie dell’“ancien régime” una società senza più poveri, senza più disuguaglianze, senza ladri, corrotti e corruttori, insomma un “nuovo mondo” dove i “poveri vivranno nel regno di Dio”, gli affamati non soffriranno più la fame e chi fa cordoglio sarà felice. “Vaste programme”, avrebbe detto De Gaulle. Precondizione di questo eden idilliaco, però, è il mettere sulle alabarde le teste dei nemici del “popolo”. E così oggi milioni di italiani, come le tricoteuses della Rivoluzione, attendono avidamente di sapere chi sarà il nemico del giorno: i politici, gli intellettuali, i giornalisti, le associazioni no profit, le ONG umanitarie, i disperati che scappano da paesi in fiamme (uomini, donne e bambini che vorrebbero anche loro un briciolo di serenità), i mendicanti e tutti coloro che non la pensano secondo il verbo dei due vice premier. Assistiamo allo spettacolo di una “plebe” che gode nel vedere privati dei loro diritti categorie di persone che non hanno fatto niente di male, se non il reato di essere agiati. Togliamo ai ricchi per dare ai poveri, è lo slogan. Se poi alcuni ricchi hanno meritato le loro ricchezze, questo non è importante; se sono ricchi, sicuramente hanno rubato. Punto. Allora tagliamo le “pensioni d’oro”, tagliamo i vitalizi, tagliamo i contributi alla stampa, che è essenziale in un paese democratico, tagliamo, tagliamo. Invece delle teste si taglia tutto il resto, con criteri che sono profondamente ingiusti, ma che saziano il bisogno della “libbra di carne” del “popolo” (anche qui niente di nuovo, basta rileggere Shakespeare). Un “popolo” che include gente pervasa dal desiderio di subentrare a quelli che ha sempre guardato con invidia, con rancore, spinto da un solo pensiero: perché a loro sì e a me no? Un “popolo” che include chi non ha nessun interesse per la giustizia, tanto è vero che l’evasione fiscale in Italia ha raggiunto dimensioni insopportabili. Un “popolo” che comprende chi non rispetta le leggi del traffico, chi se ne infischia dei regolamenti comunali sullo smaltimento dei rifiuti, chi sotto le mentite spoglie della povertà lavora in nero e non contribuisce in alcuna misura al mantenimento dello stato sociale, dal quale vuole solo prendere senza nulla dare. Un “popolo” che annovera anche chi se ne infischia della giustizia e affolla le anticamere dei politici per mendicare favori non meritati in cambio dell’unico strumento di democrazia che possediamo: il voto. Un “popolo” che fa rimpiangere che la nostra democrazia non sia piuttosto un’epistocrazia, tanto è lo strame che del voto fanno oggi tanti, comunque troppi, italiani. Una rilettura di due grandi saggi del recente passato aiuterebbe a comprendere meglio di cosa stiamo parlando: Gli Italiani. Virtù e vizi di un popolo, di Luigi Barzini, e Il caratteraccio. Come (non) si diventa italiani, di Vittorio Zucconi, che tratteggiano le caratteristiche peculiari dell’italica indole.

Salvini e Di Maio non hanno probabilmente frequentazione con queste letture, ma una cosa sembrano averla capita: fai appello ai sentimenti più bassi (invidia, rancore, livore) e scatenerai le folle. Folle che prima o poi gli si ritorceranno contro perché deluse da promesse irrealizzabili; due principalmente: per Salvini, abbassare le tasse al 15 e al 20 per cento; per Di Maio, dare 800 euro, ma per non fare cosa? e a chi? A chi continuerà a lavorare in nero fingendo d’essere nullatenente?

Farebbero bene a ricordare, i due epigoni del governo gialloverde, le indimenticabili parole di Pietro Nenni: “a fare a gara a fare i puri troverai sempre uno più puro”. Se ne accorse a suo tempo Robespierre che, alla fine, fu percepito come un pericolo e quindi ghigliottinato, perché incuteva paura. Chissà se Salvini - che è definito il ministro della paura, il Truce, che ama salire sulle ruspe demolitrici, non particolarmente sensibile dinanzi all’affondamento di barconi pieni di un’umanità dolente, accondiscendente all’idea delle armi in casa degli italiani, che esalta Orbàn, l’uomo più illiberale d’Europa - ha mai riflettuto sui precedenti storici delle rivoluzioni populiste che, alla fine, divorano i loro promotori. E Di Maio, il giovane con scarse esperienze lavorative, che adesso guadagna alcune migliaia di euro al mese, forse vorrà ricordare che esiste una cosa che si chiama nemesi storica, lui che, continuamente, indica come “storiche” le sue iniziative quando, affacciandosi al balcone sulla folla osannante, dichiara che nessuno prima di lui aveva osato e ottenuto tanto.

In un mondo in crisi di identità, in un mondo di Trump e di Salvini, in un mondo dove sembra che tutti abbiamo perduto la trebisonda, è rimasto un solo galantuomo: il tempo. E sarà lui a dare le risposte a questi moderni pifferai di Hamelin e a tutti gli ignari che gli corrono dietro.

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