In un certo senso  

di Achille Aveta (Pubbl. 24/06/2016)

I miti degli antichi greci e romani raccontano storie di tante donne che partorivano figli di dèi; ma, oltre che raccontarli, i greci e i romani ci credevano? Quando un musulmano dice: "Tutto è nelle mani di Dio!", che cosa vuol dire?A queste domande si può rispondere dicendo che i greci, in un certo senso, ci credevano veramente e, in un altro senso, non ci credevano affatto. Così, anche se il musulmano dice: "Tutto è nelle mani di Dio!", nel caso debba accendere la luce in una stanza, preme l’interruttore piuttosto che attendere che Dio lo faccia per lui. Però, di fronte a un evento apocalittico, con l’espressione "Tutto è nelle mani di Dio", spiega prima a se stesso poi al suo prossimo ciò che altrimenti non riuscirebbe a spiegare. "In un certo senso", quindi, è un concetto forte che consente di svelare come apparenti alcune contraddizione del comportamento umano. Il senso è dato dal dominio cognitivo in cui quell'asserzione è situata. Negli esempi fatti sono evidenti i domini cognitivi. La credenza in effetti è una regola di gioco. Un criterio per agire. Come al casinò ogni tavolo ha le sue regole, così noi abbiamo diverse fedi e diversi livelli di fede che facciamo valere, prima di tutto nei nostri confronti e poi verso gli altri, ovvero nelle conversazioni pubbliche e in quelle interiori secondo il tipo di azione che stiamo realizzando o in cui siamo coinvolti. La responsabilità che attribuiamo a noi stessi e/o agli altri è gestita con lo stesso sistema, secondo il senso ovvero secondo il dominio cognitivo coinvolto e pertinente. Poi, naturalmente, c'è chi si trasforma in una bomba umana e si lascia esplodere gridando: "Tutto è nelle mani di Dio". Costui confonde i domini cognitivi e, confondendoli, determina per sé una brutta fine. Ovviamente, il linguaggio tende sia ad annichilire le distinzioni sia ad imporne di proprie. Prendiamo, ad esempio, la querelle tra Religione e Scienza sulla definizione di “vero”: il conflitto si può disinnescare, se si ammette che il “vero religioso” e il “vero scientifico” sono due concetti diversi ed incommensurabili all'incirca come la cima di uno spago e la cima di una montagna; rideremmo di cuore di chi volesse usare la montagna per legare un pacchetto. Con la Bibbia non si riesce a costruire nessun marchingegno elettromagnetico; con un manuale di fisica non ci si prefigura nessun futuro radioso. In effetti, per la scienza il "vero" è un ideale regolativo, perché ciò che oggi in essa ci appare tale, potrebbe non esserlo più domani; nella Scienza il centro è, sì, la verità ma come forza d'attrazione, come ricerca perpetua. Purtroppo, in entrambi gli ambiti (scientifico e religioso) il fondamentalismo si manifesta proprio nella negazione della possibilità di molteplici domini cognitivi, nell’appiattire tutto su una sola linea interpretativa.

1.Continua

 
 

Giove seduce Leda (Correggio, Berlino, Staatliche Museen)