La fatica di riflettere! di Giuseppe Capuano (Pubbl. 18/09/2017)

Non si può dire che oggi riflettere sia un comportamento generalizzato; in genere ci soffermiamo a riflettere solo quando il fluire della nostra esistenza viene interrotto da qualcosa che recepiamo come “problema”: di solito si riflette solo quando vi si è costretti, di fronte a una questione inevitabile. Quest’atteggiamento può dipendere dal fatto che riflettere è “faticoso” e richiede tempo; quindi, per molti, la riflessione, soprattutto quella sistematica, è un evento insolito. Com’è stato detto, «non c’è nessun espediente cui una persona non ricorra per evitare la fatica autentica di riflettere». Come hanno ben studiato gli psicologi sociali, una volta valutata una questione, attenersi caparbiamente alla decisione presa ci risparmia la fatica di doverci pensare ancora: non c’è più bisogno di indagare le tante informazioni che ci assalgono ogni giorno per selezionare i pochi fatti che contano, non c’è più bisogno di investire energie mentali per valutare i pro e i contro, non sono richieste ulteriori riflessioni che potrebbero condurre a una decisione diversa da quella già assunta. La prossima volta che ci troveremo davanti a quell’argomento, ci basterà inserire in nostro “programma automatico di coerenza” e subito sapremo che cosa credere, dire o fare: la scelta corrisponderà alla decisione presa in precedenza. È esperienza diffusa constatare che, una volta compiuta una scelta o assunta una posizione, ci troviamo ad affrontare pressioni, personali ed interpersonali, legate allo sforzo di essere coerenti con l’impegno preso. Perché accade ciò? A causa del nostro bisogno di essere (e/o apparire) coerenti con quanto abbiamo fatto o detto; l’impulso ad essere (e/o sembrare) coerenti rappresenta una potente arma di influenzamento sociale, che talvolta ci induce ad agire in maniera contraria ai nostri interessi. Quindi, un alto grado di coerenza è associato a solidità personale e intellettuale: la coerenza è alla base della razionalità, della stabilità e dell’onestà. Ma … arroccati nella nostra rigida coerenza, potremmo essere ostinatamente chiusi agli “assalti” della ragione; perciò, il rifugio della coerenza non può e non deve diventare un alibi per sfuggire alle “molestie” di una riflessione ampia, razionalmente fondata, capace anche di dimostrare l’infondatezza delle scelte già fatte. Se l’automatismo della coerenza funziona come “difesa” contro le insidie di una seria riflessione, non meravigliamoci se questo meccanismo possa essere sfruttato (in campo economico, politico, religioso) da profittatori che hanno tutto l’interesse a una nostra risposta automatica e non meditata.

Commento di Tina Russo

Il processo per imparare a pensare "bene" è impegnativo, la riflessione o le svariate riflessioni che ne possono scaturire non sono faticose .E’ una grande gioia quando si riesce a comporre con le parole un pensiero che ti illumina il mondo. E’ questo piacere che non si riesce a prefigurare ai giovani, è la promessa del dono della conquista che gli adulti respingono quando varcano il mondo dell’infanzia . Il percorso formativo istituzionale ma anche quello casuale (un incontro, un libro, un film una passeggiata) dovrebbe essere proprio questo: la mente è come uno strumento musicale, non tutti hanno il talento o l’orecchio adeguato per suonarlo ma quasi a tutti piace ascoltare una buona musica. Le reazioni automatiche che si sono sedimentate ed evolute a partire dalla Savana, dove era la lotta per la sopravvivenza a dettare l'urgenza di prendere una decisione (ciò che vedo è un ombra di un enorme sasso o un leone acquattato), queste reazioni ai pericoli oggi non sono sempre adeguate dipende dalle circostanze. Ma che piacere riuscire a pensare in maniera appropriata c'è un gusto estetico nell' assaporare i propri e gli altrui pensieri, ma ci vogliono gli strumenti quegli attrezzi della mente costruiti dagli uomini nel corso dei millenni a partire dal loro primo grande esodo quando hanno dovuto decidere il corso del proprio cammino e il corso dei primi e rudimentali pensieri. Grazie per l'invito a pensare. Tina Russo