Conflitti religiosi   di Giuseppe Capuano  (Pubbl. 15/05/2018)

Come in tutte le organizzazioni, anche in quelle religiose si sviluppano conflitti che possono essere sia dottrinali che funzionali, cioè riguardanti il principio di autorità o la fonte di legittimazione di norme religiose e morali e la distribuzione delle risorse materiali e simboliche, di potere e di funzioni all’interno della gerarchia organizzativa. Chiese e sette, ma anche movimenti politici, hanno spesso adoperato la costruzione simbolica di un nemico esterno, minaccioso (talvolta immaginario), che attenta all’integrità del gruppo, e ciò allo scopo di ottenere il massimo di lealtà dai propri associati. Più spesso di quanto si possa pensare, l’etichetta di “nemico” viene affibbiata ad ex componenti dello stesso gruppo.Nei cosiddetti gruppi “chiusi”, questa etichettatura ha l’effetto di indurre i fedeli a isolare anche socialmente l’ex confratello (ora “nemico”), allo scopo di impedire la diffusione delle riflessioni critiche proposte dal “nemico”, anche quando queste sono motivate dal sincero desiderio di approfondire la comprensione di una scelta religiosa condivisa per tanto tempo.

Sempre più di spesso, accade di incontrare o sentir parlare ex seguaci di gruppi religiosi che hanno rinunciato alle particolari esperienze feligiosi o pseudo tali, proposte dai gruppi cui si erano associati in precedenza; non pochi di questi “ex” ammettono di essere stati indotti all’abbandono proprio a seguito di un’obiettiva valutazione degli effetti, sperimentati su se stessi o su altri fedeli, dell’adesione a un dato gruppo. La “conflittualità” che conduce all’abbandono può esprimersi in vari modi: può prendere le mosse da questioni dottrinali o da questioni relative all’organizzazione della vita interna al gruppo; in linea di massima, ogni conflitto ha sostanzialmente a che fare con il “principio di autorità”, cioè con la questione del legittimo esercizio del potere d’interpretazione autentica di un determinato sistema di credenza. I sistemi di credenza possono essere paragonati a dei supermercati della memoria collettiva; orbene, la compattezza, la coerenza e la stabilità dei simboli e dei rituali conservati in questi “luoghi” dipendono sostanzialmente dall’esistenza di un’autorità che garantisca la continuità degli stessi nel tempo, ma goda pure del diritto di interpretare i contenuti del sistema di credenza alla luce dei necessari adattamenti. Il conflitto nasce proprio quando si accende una controversia sull’interpretazione di un aspetto del sistema di credenza e si contesta, di conseguenza, l’autorità che fino a quel momento ha certificato la coerenza del sistema. In definitiva, insieme ai simboli del sistema, viene respinta la legittimità del potere degli specialisti fino ad allora riconosciuti come gli unici detentori di una sapienza particolarmente autorevole, incontrastata ed incontestabile.

Lo status di “ex aderente” è più pesante di quanto possa apparire a un osservatore superficiale, specialmente quando l'abbandono del gruppo interviene dopo un'intensa e convinta adesione protrattasi nel tempo. Essere un "ex" vuol dire provare una sensazione di disagio: il fenomeno è sia sociale che psicologico. Ci è capitato di incontrare ex associati a movimenti religiosi che non riuscivano a sopportare una conversazione avente per tema la loro passata esperienza "religiosa"; in altre occasioni abbiamo incontrato degli "ex" che, invece, parlavano della trascorsa militanza con un diletto "vendicativo"; entrambi gli atteggiamenti non sono di beneficio né per chi parla né per chi ascolta. Tuttavia esistono esperienze di "ex", che possono svolgere una notevole funzione sociale, perché le loro denunce, documentate ed obiettive, dei totalitarismi religiosi sperimentati di persona rappresentano una sorta di "memoria critica" di tali gruppi religiosi.

"Ex" non si nasce, si diventa. Specialmente oggi sono in atto numerose sconfessioni e rinnegamenti in ambito non solo religioso, ma anche politico. Offrire le tappe della propria esperienza alla riflessione altrui consentirà anche all'"ex" di rafforzare la convinzione di aver agito sapientemente all'atto del distacco dal gruppo, alla cui adesione non furono estranei, spesso, l'euforia e la curiosità dettate dalla novità, la circuizione operata da esperti propagandisti, l'amarezza e il disorientamento, vissuti per svariate cause, nel momento dell'iniziale approccio alla nuova esperienza.