Istinto di vita ed istinto di morte di Giovanni La Magna (Pubbl. 15/1012018)

In ognuno di noi sono presenti già al momento della nostra nascita un istinto di vita (eros) e un istinto di morte (tanatos). L’istinto di vita è quello che ci porta ad esprimere e realizzare al massimo tutte le nostre risorse e potenzialità: fisiche, emotive e intellettuali. In modo particolare quello che, ad un certo punto, ci porta a riconoscere il nostro daimon, cioè la nostra vocazione specifica nella vita. L’istinto di morte è quello che ci porta in molti casi a non riconoscere nemmeno le nostre potenzialità (è il caso della persona bella che si reputa brutta, di quella intelligente che si ritiene stupida o inadeguata…). O che, anche quando siamo consapevoli delle nostre qualità, ci impedisce poi di affermarle, realizzarle o svilupparle. In certuni è più forte l’istinto di vita, in certi altri è più forte l’istinto di morte. Se è più forte il primo, in genere è più debole il secondo. E viceversa. In certuni i due istinti si bilanciano: in alcuni momenti prevale il primo, in altri il secondo; in certi ambiti (ad esempio, in quello artistico) prevale il primo, in altri ambiti (ad esempio, nella vita affettiva) prevale il secondo. In ogni caso possiamo dire che entrambi gli istinti facciano parte del nostro patrimonio genetico. Poi, in seguito, le circostanze della vita e l’ambiente (soprattutto quello della prima età) avranno la loro incidenza e il loro peso nel rafforzare e specularmente indebolire l’uno o l’altro. Infine, ci si mette anche la volontà dell’individuo, nell’assecondare prevalentemente l’uno o l’altro. Nel far crescere l’uno e diminuire l’altro o viceversa. Ma quanto questa volontà incide in questa opera e quanto è il peso stesso dell’istinto di morte e di quello di vita a pesare sulla forza stessa della volontà, a condizionarla, se non, addirittura, a determinarla? Questa è una domanda alla quale, secondo me, è impossibile dare una risposta. Quello che è certo è che l’esito della nostra vita (legato alla realizzazione o al fallimento delle nostre potenzialità) dipende tutto dall’esito del conflitto tra l’istinto di vita e l’istinto di morte. Entrambi presenti, anche se in misura varia a seconda degli individui, in tutti noi. Se in noi prevale, è predominante l’istinto di vita, avremo una vita globalmente felice. Se in noi prevale, domina l’istinto di morte, avremo una vota globalmente infelice. Se i due istinti in noi si alternano o si bilanciano, avremo una vita piena di alti e bassi e di contrasti: a momenti di euforia e di creatività si opporranno, alternandosi, momenti di depressione e sterilità emotiva e intellettuale, che potrebbero tradursi anche in sintomatologie somatiche.