La fine dei partiti e la democrazia del leader  

di G. P. (Pubbl. 14/06/2016)

La crisi dei partiti, in epoca contemporanea, è analizzata dal politologo ed ordinario di sociologia della Federico II di Napoli, Mauro Calise, nel suo recente saggio: “ La democrazia del leader” edito da Laterza. In una intervista rilasciata a Marco Damilano, giornalista dell'Espresso, Calise traccia un quadro approfondito sulla condizione della nostra democrazia che definisce “ irriconoscibile” perché: “senza una rappresentanza funzionante, senza partiti governanti, senza elettori partecipanti”.  In pratica: “una democrazia senza” - afferma Calise - che aggiunge: “al centro della scena politica resistono solo i leader, ultimo perno di comunicazione, mobilitazione e decisione, avamposto sempre più isolato della frontiera pubblica occidentale. Ma può la democrazia sopravvivere solo come protesi e baluardo della leadership?  “ Per rispondere - dice Calise -  dobbiamo avere il coraggio di capire perché il re è ritornato nudo e cosa ci aspetta, oltre l’ultima spiaggia ”. Nella sua lunga riflessione-intervista, Calise fa una premessa ovvero che la fine dei partiti non è solo un fenomeno italiano. “ In tutta Europa - sostiene il politologo- siamo di fronte al tramonto dell'ultimo grande corpo collettivo: il partito, una costruzione millenaria. Per spersonalizzare il potere del sovrano ci sono voluti secoli, ora siamo al processo inverso. I partiti - aggiunge lo studioso- non hanno più il monopolio della rappresentanza e non fanno più sistema.” Dentro questo universo nuovo dove emerge il “tramonto del politico” e la disaffezione dalla politica si è fatta strada, prorompente, la figura del leader carismatico. “ E' il ritorno del potere monocratico” - dice Calise- che aggiunge: “un processo che è nato prima nella società con l'individuo, l'io narcisista, l'io che si esprime nella rete. In questo habitat individualistico hanno trovato posto le leadership personalizzate” . E chi meglio di Berlusconi, prima e, di Renzi poi, hanno incarnato questo mito contemporaneo?  Tra i due leader, tuttavia Calise, sottolinea alcune sostanziali differenze. “ Berlusconi, primo ministro non è mai esistito, non ha lasciato traccia, non è stato per nulla decisionista, più che un premier è rimasto un capopartito con la tendenza a fare il capopolo”. Diverso il giudizio sull'attuale Premier. “ Renzi fa solo il primo ministro dalla mattina alla sera - dice Calise -, è senza dubbio un leader che conosce la retorica del populismo -aggiunge- però se la deve vedere con Peppe Grillo e con Matteo Salvini che quanto a populismo non sono secondi a nessuno, Il premier - conclude Calise - ha fondato un populismo di governo senza avversari che predilige Checco Zalone alle èlites di sinistra”. Se, tuttavia, il monopolio della rappresentanza non appartiene più ai partiti non sembra del tutto tramontata quella delle Organizzazioni dei lavoratori e dei movimenti popolari spontanei ed autorganizzati. Dalla Spagna alla Grecia, ed oggi, soprattutto in Francia, migliaia di persone di ogni ceto sociale, lavoratori, precari e studenti protestano contro le politiche liberiste dei Governi. In Francia a guidare la protesta popolare contro il Jobs Act è soprattutto un sindacato, la CGT: “ Confédération générale du travail”. Seguite on line su Zonagrigia.it le cronache di quello che sta avvenendo in questo Paese attraverso i reportage di un nostro inviato.

Commento di Angelo

    Bravi, ottimo lavoro. Quelli che molti tacciono, una piccola realtà editoriale lo fa emergere. Ancora complimenti anche al vostro inviato. Saluti Angelo