Pluralismo religioso e mito del benessere di Achille Aveta (Pubbl. 14/03/2017)

Viviamo in un’epoca in cui assistiamo a una moltiplicazione dell’offerta religiosa sul mercato delle fedi; questo pluralismo produce una situazione in cui la relativizzazione diviene un’esperienza permanente. Di questo – e molto altro – si parla nel recente saggio di Peter Ludwig Berger, “I molti altari della modernità” (Ed. EMI, pagg. 208, € 19).

Berger, sociologo austriaco naturalizzato statunitense, incentra la sua analisi sul fatto che la “religione” non è più “naturalmente” quella del luogo e della famiglia in cui si nasce, ma per effetto della modernità pluralista è il risultato di una scelta tra le tante possibili, compresa quella di non avere alcuna fede. A proposito dell’uomo contemporaneo, lo psicanalista Bruno Bettelheim (1903 – 1990) scriveva: «Senza dubbio, il timore che la nostra sia un’epoca di nevrosi angoscia l’uomo moderno, e aumenta la sua infelicità individuale. Sentendo acutamente i disagi della nostra civiltà, la sua insoddisfazione si accresce sempre più e spesso egli trascura il fatto che ogni epoca e ogni società hanno avuto i loro conflitti tipici, le loro tipiche forme di disagio, e perciò di nevrosi. Ma poiché a noi interessano direttamente le difficoltà che incontriamo nella nostra civiltà, ci preoccupiamo di quegli aspetti di essa che generano in noi angoscia e malattia». Perciò, spesso, l’elemento che rende vulnerabile una persona al richiamo dei promotori di differenti proposte religiose è un aspetto della personalità o della situazione dell’individuo stesso: è possibile che ci siano delle tensioni nella vita (solitudine, incertezza, ricerca di direttive, insicurezza, esigenza di certezze assolute, fuga dalle aspettative dei genitori ritenute irrealistiche). Infatti, come ha fatto rilevare la sociologa della religione Eileen Barker, diversi movimenti religiosi alternativi «esercitano notevoli pressioni per convincere il convertito potenziale ad entrare nei loro ranghi. Le pressioni possono assumere l’aspetto positivo di “bombardamento d’amore”, quando una persona viene sommersa da attenzione e affetto immediato, o essere più negative, e quindi far leva sui sensi di colpa: a volte coesistono entrambe». Non a caso, i promotori di proposte religiose alternative spesso enfatizzano il miglioramento delle condizioni psichiche degli affiliati rispetto allo stato di salute precedente all'adesione al gruppo che si promuove; orbene, al riguardo diversi studiosi della psicologia dei movimenti religiosi alternativi fanno osservare: «Il benessere psichico non è prodotto dal soddisfacimento delle pulsioni, ma dipende in modo determinante dal senso che viene dato tanto alle esperienze positive, quanto a quelle negative. Molti nuovi movimenti religiosi hanno successo, probabilmente, proprio perché riescono a rispondere all'esigenza di dare un senso alla propria esistenza di molti giovani, per i quali i modelli della società moderna hanno perso attrattiva». Infatti, le azioni e le esperienze personali - come le difficoltà quotidiane, i sacrifici e le sofferenze che inevitabilmente accompagnano l'esistenza di ognuno - acquistano un senso in relazione ai princìpi che ispirano il gruppo, quindi possono essere considerate come un contributo al bene comune o, meglio, a ciò che si considera tale. È possibile che il disturbo emozionale causato dagli eventi traumatizzanti della vita sia lenito dall'effetto sollievo operante nei movimenti religiosi alternativi: l'angoscia causata da tali eventi sarebbe bilanciata dal supporto emozionale derivante dall'impegno nel gruppo; in altre parole, più uno si sente strettamente associato, più può collocare le esperienze distruttive nella prospettiva dell'ideologia del movimento e quindi evitare un senso di sconforto, addirittura, di disperazione. L'affiliazione al movimento agisce da equilibratore degli effetti di eventi traumatizzanti; per alcuni il movimento offre un "oggetto" alternativo per i propri bisogni di dipendenza e una via per non dover gestire la propria vita. La creazione dell'angoscia e il citato elemento equilibratore sono alla base del cosiddetto effetto pinza: gli affiliati intuiscono implicitamente che il sollievo dall'angoscia è dato dal loro legame con il movimento e ad esso si rivolgono per avere conforto quando devono affrontare traumatizzanti esperienze di vita; paradossalmente, la loro adesione ai dettami del movimento li porta a conformarsi ulteriormente a richieste potenzialmente traumatizzanti. In tal modo il gruppo crea angoscia e contemporaneamente la toglie al prezzo di una sempre crescente obbedienza.