Notti arabe di Vincenza D’Esculapio (Pubbl. 13/09/2017)

Probabilmente molti dei nostri lettori non ricordano più la vicenda del maggiore Gianmarco Bellini, pilota del Tornado che venne abbattuto nel gennaio del 1991 durante la prima Guerra del Golfo. Ebbene Francesco di Domenico, scrittore dalla penna ironica, arguta, talvolta dissacrante, provocatoria, senza venir meno alla sua vis narrativa ci trasporta – con il suo recente “Notte in Arabia. Vita e storia di Gianmarco Bellini, il ragazzo che voleva volare” (Edizione Homo Scrivens, Napoli) - nel vissuto di Gianmarco Bellini, un uomo troppo in fretta, forse volutamente, dimenticato.

Non è un libro come i tanti, pur pregevoli, che affollano il nostro panorama letterario di questi ultimi anni. Non è un romanzo. È storia. Attraverso una “ardita” narrazione in prima persona, l’autore si annulla per dare voce, corpo e soprattutto anima all’uomo Gianmarco. In un sapiente andirivieni tra spazio e tempo ci fa volare insieme a lui nei cieli e nelle notti d’Arabia per poi riportarci a Crosare di Pressana, il paesino della sua infanzia, passando per altre città e altri paesi, fino a giungere in Virginia, “nella terra umida dei Padri Pellegrini”, sereno approdo di una vita tumultuosa. Schegge di vita giovanile e spensierata, quando la passione per il volo era un sogno lontano, si alternano alle ansie del quotidiano, alle incognite delle missioni sui grandi bombardieri, ai drammatici giorni della prigionia in Iraq nel “silenzio feroce di Abu Ghraib”. Intorno a Bellini ruotano tanti altri personaggi, gli amici di sempre, le donne della sua vita, il figlio, i compagni di volo, ma al di sopra di tutti l’amico, il suo navigatore: il capitano Maurizio Cocciolone.

Pennellate di colori, dove domina il blu delle notti arabe. Stilettate di verità che feriscono. Metafore talvolta poetiche, talora graffianti per squarciare colpevoli silenzi. In questo crogiolo narrativo c’è davvero tutto. Passione, amore e amori, lucida razionalità, amarezza, profondo senso dell’onore. C’è anche un Dio, forse quello che tutti vorremmo incontrare nell’universo dei nostri perché.