Legge 180: la ricostruzione di un percorso di civiltà di Giuseppe Capuano  (Pubbl. 12/05/2018)

Era il 13 maggio 1978. Cinque giorni prima, l’8 maggio, Aldo Moro veniva ucciso dalle Brigate Rosse e, in Sicilia, Peppino Impastato dalla mafia. In piena notte della Repubblica, il Parlamento Italiano approvò la legge 180, la legge Basaglia, che diede il via al processo di chiusura dei manicomi, scrivendo una delle pagine più belle della nostra Democrazia. Il percorso lungo, tortuoso, non sempre lineare che portò a quel risultato è raccontato da Teresa Capacchione, psichiatra napoletana, nel libro Primavera 180, edizioni Sensibili alle foglie. Quella dell’autrice è volutamente una ricostruzione parziale che segue la traccia delle denunce, delle prese di posizione, delle polemiche pubblicate sui periodici napoletani e campani sulle condizioni in cui erano lasciati marcire i malati segregati nei grandi manicomi. Erano quegli gli anni in cui fiorirono a Napoli e in Campania diverse e significative esperienze editoriali: l’Unità e Paese Sera aprirono una loro redazione locale; uscì il quindicinale la Voce della Campania e forte era la presenza in edicola dei quotidiani storici, Il Mattino, Roma, Il Giornale di Napoli. Orientamenti politici e culturali diversi ma intorno alla battaglia di civiltà per la chiusura dei manicomi, a fasi alterne, il buon senso ebbe il sopravvento. Dalla ricostruzione della Capacchione emerge con forza il ruolo essenziale svolto dalle esperienze realizzate a Napoli e in Campania, in alcuni casi in forte anticipo rispetto a quanto avverrà nel nord-est d’Italia, a Gorizia e a Trieste. Nella regione dove si concentravano la maggior parte dei mostri istituzionali, quali erano i manicomi, Sergio Piro, classe 1927, psichiatra, docente universitario, studioso di fama internazionale, medico, direttore giovanissimo nel lontano 1959 di quell’oscuro luogo degli orrori che era l’Ospedale Psichiatrico di Materdomini a Nocera Superiore, iniziò la sua attività di denuncia, di sperimentazione operativa per ridare dignità ai malati, ai pazzi segregati e abbandonati. Sergio Piro riuscì a catalizzare l’attenzione sulla condizione delle persone recluse, realizzando con il regista Riccardo Napolitano il primo documentario dall’interno. Opera che si avvalse della sensibilità artistica del fotografo Luciano D’Alessandro per cogliere l’ultimo barlume di umanità in mille vite svuotate di senso. Il reportage Gli esclusi, frutto di quella collaborazione,rimane uno dei documenti di denuncia più significativi. Sergio Piro aggregò, convinse, cercò interlocutori nei nuovi movimenti, nelle organizzazioni sindacali storiche e superò gli steccati ideologici, stimolando i professionisti dell’informazione a fare inchieste, a prendere posizione. Nella prefazione al libro il filosofo Francesco Piro scrive: “Capacchione ricostruisce molto bene la dinamica sottile verificatasi nel periodo del dibattito sui manicomi: vi sono anche negli apparati di governo delle personalità coraggiose, disponibili a umanizzare i manicomi e ospedalizzare il vecchio manicomio, ma operatori e intellettuali arrivano (sulla base della loro esperienza) alla conclusione che esso vada abolito. Si tratta appunto di una dinamica, in cui un progetto viene superato da un altro e quest’ultimo, il più avanzato, alla fine vince perché è quello che ha preso piede nella pubblica opinione ed è sorretto da proposte che vengono dal basso …..Oggi sarebbe difficile individuare dinamiche simili nel rapporto tra politica e società”. Il testo della Capacchione, letto seguendo questo punto d’osservazione, è un libro staffetta che consegna alle nuove generazioni la memoria di un agire politico, culturale e sociale che modificò profondamente gli assetti organizzativi e istituzionali adottati dallo Stato nei confronti dei malati di mente, e della salute dei cittadini. Il 1978 fu anche l’anno della riforma dell’assistenza sanitaria pubblica che divenne universalistica e non più riservata ai lavoratori dipendenti e alle loro famiglie. Non mancano, in alcuni passi delle conclusioni dell’autrice, amare considerazioni nei confronti di chi svolge il ruolo di psichiatra nel nuovo mostro, questa volta burocratico, che è l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) Napoli 1. Scrive la Capacchione a proposito dello stato di attuazione di quel sistema di cura e assistenza diffusa nel territorio che era il caposaldo dell’idea anti-manicomiale: “Dall’altro, per l’inerzia e la cattiva volontà politica delle istituzioni è finita in quella che può essere a buon titolo definita una vera e propria catastrofe”. La spinta propulsiva alle grandi trasformazioni impersonata dai movimenti politici e popolari nella seconda metà del secolo scorso si è ormai andata esaurendo, almeno nelle forme in cui l’abbiamo conosciuta. Il postulato essenziale della nostra Costituzione, una società democratica è una società solidale, sembra ormai del tutto desueto e a pagarne il prezzo maggiore sono i più deboli. In una logica di aziendalizzazione produttivistica del sistema sanitario, poco spazio è rimasto per la cura, nel suo più ampio significato di osservazione, di attenzione attiva, della sofferenza diffusa, del disagio mentale. Oggi, nei casi migliori, nel sistema sanitario si perseguono corrotti e corruttori quali nemici della società produttiva e poco e nulla si discute su quali debbano essere gli obiettivi da conseguire. Primavera 180 è un testo importante per ricordare e per ricercare nuovi stimoli. Teresa Capacchione cita Franco Basaglia: “L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. ….. È quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. È il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare”.

Commento di genarusso@alice.it

Ogni essere vivente deve essere degno di rispetto purtroppo siamo proprio noi essere umani a dimenticarlo ma esiste ancora qualcuno pronto a morire pur di ricordarcelo.Il tuo articolo fa onore al genere umano