Kazmo Ishiguro, IL GIGANTE SEPOLTO, Einaudi Editore  

di Beppe Pavan (Pubbl. 09/06/2016)

Un romanzo intrigante, ambientato in un tempo fantastico, poco dopo la morte di re Artù, nella Britannia abitata da due popolazioni tra loro nemiche: i sassoni e i britanni. Ma una bebbia misteriosa, generata da un drago femmina, ha steso una coltre di amnesia sul territorio: le persone non ricordano nulla, né il bello delle loro vite né i torti subiti o i dolori provati. Una coppia molto anziana si mette in cammino per raggiungere il figlio che se n’era andato di casa per stabilirsi in un villaggio vicino. Almeno questo è ciò di cui sono convinti. Sono innamorati e non si lasciano un istante; incontrano persone e situazioni anche difficili, ma cortesia e sincerità li aiutano a proseguire il viaggio senza dimenticarne la meta. Però il desiderio di veder morto il drago si accompagna a poco a poco al dubbio sull’esito che avrà la scomparsa della nebbia: continuerà a regnare la pace tra britanni e sassoni? O riacquistare la memoria dei passati conflitti scatenerà odio e vendetta? Il viaggio di questi due vecchi è anche un cammino di consapevolezza: non solo degli antichi dissidi tra i due popoli, ma anche dei torti reciproci di entrambi. Ma la memoria a poco a poco riacquistata deve fare i conti con l’amore tenero e tenace che li lega e a cui non intendono assolutamente rinunciare. E la memoria si fa perdono. E fiducia, anche verso gli sconosciuti. Le relazioni sono sempre intessute di sincerità, dolcezza, rispetto. Mi sembra una formidabile metafora del cammino di trasformazione della nostra maschilità: un cammino che si intraprende – salvo eccezioni – quando si è già un po’ avanti negli anni, quando la consapevolezza si accompagna più facilmente alla serenità e al perdono, per se stessi prima ancora che per gli altri. Quando si impara a parlare con verità sorridendo e guardando negli occhi l’interlocutore. Quando le relazioni d’amore si rivelano la cosa più preziosa e più bella che ci potesse accadere di vivere e a qualunque cosa si è disposti a rinunciare pur di non vederle morire. Quando impariamo a sollevare con coraggio la nebbia della rimozione dai nostri ricordi brutti, chiamandoli consapevolmente per nome e liberandoci così da pesanti sensi di colpa e di vergogna-E allora, per metterla in politica, mi sembra un errore fondamentale “rottamare le persone anziane” da parte dei giovani, invece di fare un pezzo di cammino insieme, convivendo con la loro saggia diversità. All’isola della nuova vita si traghetta individualmente, ognuno e ognuna ci arriva con le proprie gambe; ma su quell’isola ci si ritrova insieme, con la compagna o il compagno della vita e con i compagni e le compagne di cammino, a condividere la felicità per il tempo che ci resta.