Viaggio nella Napoli misteriosa di Noemi Neiviller (Pubbl. 04/07/2017)

Dopo il grande successo registrato nel precedente weekend, venerdì 30 giugno si sono nuovamente aperti al pubblico i portoni di Castel Nuovo (Maschio Angioino), per mostrare live il “Libro di luce”. Nel periodo delle giornate più lunghe dell’anno, i raggi del sole penetrano dal finestrone più grande della stanza, sul lato ovest del cortile: la luce crea sul muro opposto una sagoma ben definita, che ricorda la forma di un libro aperto che “sale” fino al centro della parete. Nell’iniziativa del 21 giugno, i promotori dell’Associazione I.V.I. (Itinerari Video Interattivi), Salvatore Forte, Francesco Afro de Falco Annalisa Direttore hanno fatto notare come questo gioco di luce sia stato riprodotto in alcuni dipinti, come in quello in cui è raffigurato proprio Alfonso V D'Aragonae in alcune monete. Un libro aperto, colpito dai raggi del sole. Qual è il suo significato? “Esotericamente il libro aperto può rappresentare la conoscenza rivelata”, spiega Forte. Lo studioso di simbologia ed esoterismo ha identificato diversi elementi che richiamerebbero il legame particolare tra il mitico calice, il sacro Graal, e il sovrano spagnolo: un trono in fiamme, una giara-coppa e proprio il libro disegnato dalla luce del sole in quella che era la sala del trono di re Alfonso. Un fenomeno che nessuno aveva descritto prima d’ora. Per la tradizione popolare, il Graal, è il calice usato da Gesù nell’Ultima Cena, per altri racconti una pietra caduta dal cielo e, in altre diverse versioni, un oggetto dai poteri miracolosi, capace di dispensare potere e vita eterna. Alfonso V D’Aragona avrebbe deciso di dedicare al Graal il Castel Nuovo. La fortezza, voluta nel Duecento da Carlo I d’Angiò, venne completamente ricostruita nelle forme attuali dal Re Alfonso dopo la conquista della città. Sostiene Forte – “Il sovrano spagnolo, Alfonso, si sentiva un novello Galahad (il figlio di Lancillotto che la leggenda narra fosse l’unico cavaliere così puro da poter occupare, senza esserne ucciso, il “seggio periglioso”, il tredicesimo trono della Tavola Rotonda di re Artù, destinato al solo degno di ritrovare la sacra coppa, n.d.r.). Da qui la scelta di ricreare nella fortezza partenopea una simbolica analogia fra il cavaliere e se stesso, celebrando il diritto di governare sul Regno di Napoli, come Galahad aveva acquistato il diritto di sedersi sulla tredicesima sedia alla corte di re Artù. La scoperta della presenza del Graal al Castel Nuovo, con lapertura di luoghi finora mai esplorati al suo interno, ha attratto a Napoli dall’ottobre scorso appassionati, studiosi e curiosi. Un avvenimento reso possibile grazie ad un accordo tra l’Amministrazione comunale e l’Associazione Culturale I.V.I.. per rendere fruibile uno dei luoghi simbolo della città con visite guidate ed eventi culturali. Il ricavato servirà a continuare le opere di riqualificazione del Castello di piazza Municipio.