Domini cognitivi e vita quotidiana 

di Achille Aveta (Pubbl. 04/07/2016)

In genere l'uomo è capace di descrivere le proprie azioni. Ciò, tuttavia, non prefigura una regola assoluta. Vale, certamente, per le azioni volontarie, ma ci sono dei casi in cui la persona di fronte a ciò che ha fatto è impossibilitato a dare una descrizione coerente. "Mio dio, che cosa ho fatto!" è l'espressione che esemplifica l’incapacità di descrizione totale. In questi casi il soggetto descrive (vede e valuta) solo l'esito finale dell'azione. Vale anche l'inverso. Sono possibili descrizioni cui non si è in grado di far succedere azioni o cui non corrispondono azioni, se non quella della descrizione stessa la quale ha questa peculiarità, di essere - considerata nel suo farsi e nel suo darsi - essa stessa un’azione. Evidentemente, il linguaggio è coinvolto nella creazione e nella dinamica dei domini cognitivi: a volte il linguaggio occulta differenze, mentre altre volte crea separazioni. Quando, per esempio, si sostiene che il dibattimento giudiziario non è fatto per combattere la criminalità, si sta tentando di separare due domini cognitivi: uno nel quale si tratta di lottare, combattere contro la devianza ritenuta consensualmente criminale, e uno nel quale si fa qualche altra cosa. Consideriamo, ancora, la circostanza dell’amministratore pubblico che ammette: "Mi sono appropriato di quei soldi, ma non per me, li ho dati al partito". Questa affermazione è posta di traverso su due domini cognitivi, anche se chi la pronuncia parla (probabilmente) come se ce ne fosse uno solo. Da un lato, c'è il dominio cognitivo della concretezza (ho preso i soldi), dall'altro dell'astrazione (il partito). È chiaro che il partito non può prendere i soldi nello stesso modo in cui lo può fare l' "io" della storia. A questo livello, il concetto di partito è inappropriato e, quindi, non dovrebbe essere lecito usarlo nella stessa espressione. Poiché noi diciamo il partito “c'è”, e diciamo anche che “c'è” l'autore dell’appropriazione indebita, confondiamo il significato del primo “c'è” con il secondo. In effetti si può "essere" in molti differenti modi ed ogni modo d'essere costituisce un mondo. Altro esempio pertinente. Quando un politico, riferendosi a uno dei suoi colleghi accusato di essere contiguo alla mafia, fa riferimento all’innocenza giudiziaria, opera proprio per unificare due domini cognitivi che altri ritengono completamente diversi: quello giudiziario e quello politico. Essere contiguo alla mafia in termini politici vuol dire necessariamente una cosa diversa che esserlo in termini giudiziari. Chi lo è in termini politici, dovrebbe essere messo nella condizione di ritirarsi, o almeno sospendersi, dagli incarichi politici o, quanto meno, dovrebbe essere isolato politicamente; chi lo è giudiziariamente dovrebbe andare in galera. D'altra parte anche separare i domini cognitivi è questione di potere. Stabilire se due discorsi qualunque abbiano a che fare con lo stesso o con differenti domini cognitivi è una questione certamente logica ma, per le sue conseguenze, anche di interessi. Le persone possono trovare un tornaconto neIl'unificare o nel differenziare i domini cognitivi. Un altro esempio di distinzione è quello tra il dominio cognitivo della spiegazione e il dominio cognitivo della giustificazione. Al riguardo, nella nostra cultura c'è una tensione irrisolta. Generalmente si ammette che spiegare un comportamento non significa giustificarlo poiché, se tutto ha una spiegazione evidentemente non tutto ha una giustificazione; d'altronde, facciamo salti mortali per trovare a tutto spiegazioni plausibili, e quando non riusciamo abbiamo dei giustificatori di riserva, che sono di volta in volta Dio, la Società, il Caso, ecc. Tuttavia a volte si ricavano dall'uno delle indicazioni per l'altro o addirittura si sottomette l'uno all'altro. Basta ricordare le discussioni intorno al sistema di corruzione ambientale, corredate dalla questione se si tratta di un sistema o piuttosto di responsabilità individuali come se le due cose fossero necessariamente alternative e non invece parallele. Gli avvocati difensori sono i più abili, per ovvio interesse economico-professionale, in questo meccanismo: trovatemi una spiegazione e mi avete dato una giustificazione. Si può, quindi, concludere che in genere i tentativi di unificare domini cognitivi o di separarli ha a che fare con il potere; infatti, “Il potere nella società include il potere di determinare processi decisivi di socializzazione e quindi il potere di produrre la realtà." (P.L. Berger, T. Luckmann, La realtà come costruzione sociale, Bologna, 1969, pag. 166).

2.continua …