…per riflettere: “La torre d’avorio” di Achille Aveta (Pubbl. 02/03/2017)

È fresco di stampa, per i tipi dell’editore napoletano Homo Scrivens, il primo romanzo di Vincenza D’Esculapio, dal titolo “La torre d’avorio” (pagg. 162, € 14,00). Abbiamo incontrato l’Autrice e le abbiamo rivolto qualche domanda.

Prof.sa D’Esculapio, di cosa parla questo racconto?

È la storia di un’adolescente, Evelina, animata da aspirazioni di vita più che legittime, ma crescendo sacrifica queste aspirazioni sull’altare di una causa che le appare, a prima vista, come il coronamento di tutto quanto una giovane idealista possa desiderare; tuttavia, la causa alla quale si dedica anima e corpo si rivelerà, col tempo, una grande “prigione ideologica” (da qui il titolo del racconto), prigione dalla quale si fa fatica a liberarsi per recuperare la piena autonomia decisionale e l’autonomo esercizio dello spirito critico.

È un racconto tratto da una storia vera?

Evelina e Oscar, il suo compagno, vivono una storia che li accomuna alle vite di molti altri, perciò il lettore ricaverà la netta sensazione che nel romanzo convivono personaggi reali e personaggi inventati. Comunque, nell’economia del racconto, la questione della compresenza di fatti realmente accaduti e di dati di finzione appare secondaria: sapere se i primi siano attinti attraverso una ricostruzione del passato o siano appresi “de visu” dal narratore appare sostanzialmente ininfluente ai fini della storia; ogni avvenimento complesso può essere chiarito anche mediante il confronto con altre testimonianze, ricostruzioni di ambienti, documenti, immagini.

A un certo punto della narrazione, la vicenda dei protagonisti si dipana sullo sfondo di una religiosità alternativa, marginale; quale funzione svolge questa contestualizzazione?

Ho pensato fosse utile capire come mai un gruppo religioso, tutto sommato bizzarro, riesca a penetrare nel tessuto sociale e familiare, di cui scrivo. Più che l’aspetto dottrinale, ho puntato sull’esperienza personale dei protagonisti in questo gruppo. Ovviamente, non ho certezze da propinare al lettore, semplicemente descrivo fatti e illustro i dubbi dei protagonisti, consentendo a chi legge di farsi un’idea delle vicende narrate.

Colpiscono la disinvoltura con la quale Lei rimanda a situazioni proprie del gruppo religioso, in cui si imbattono i personaggi del racconto, e l’intelligenza dell’analisi psicologica svolta sui personaggi. In questa prospettiva, è possibile proporre ai lettori una diversa chiave di lettura del libro che consenta una riflessione di più ampio respiro, a prescindere dal vissuto dei protagonisti?

Certamente. Nel racconto ho cercato di far emergere alcuni meccanismi di condizionamento mentale che non pochi culti alternativi attuano per fare proseliti e per esercitare su di loro un serrato controllo. Cercherò dir spiegarmi meglio ricorrendo a qualche esemplificazione: l’adesione a questo tipo di gruppo è fortemente catalizzata da problemi di vario genere (familiari, scolastici, sentimentali, morte di un parente o un caro amico ecc.);  la permanenza nel gruppo è assicurata dalle attività che i capi propongono agli affiliati sia per indurre una separazione netta dal contesto familiare di appartenenza (se questo è ostile al gruppo), sia per rafforzare il convincimento degli associati di trovarsi in una posizione privilegiata in rapporto con la divinità. L’impegno al proselitismo garantisce più forza al gruppo e conferisce legittimità all’ideologia del movimento; i seguaci di un culto alternativo sono “psicologicamente prigionieri” del gruppo: di fatto, non può esistere  (agli occhi degli affiliati) una ragione “legittima” che giustifichi l’abbandono; per giunta, l’esercizio del controllo sugli associati viene effettuato in modo molto rigoroso.

L’Autrice si muove sapientemente sul crinale che separa la finzione dalla realtà: mescola i codici e conduce per mano il lettore in un topos dove le certezze sono messe in discussione. Descrive la storia dei protagonisti procedendo proprio come farebbe un inviato speciale, raccontando in prima persona l’esperienza discussa. Una lettura godibile… che fa riflettere.