Eros e Thanatos: la coincidenza degli opposti di Giovanni Lamagna (Pubbl.  il 02/01/2017)

Uno dei metri di misura con cui possiamo valutare noi stessi e le persone che ci vivono accanto è il rapporto che abbiamo (che hanno) con la morte. Alcuni di noi la rimuovono del tutto. Come se essa non esistesse. Come se fossimo sempiterni. Destinati a non morire mai. Altri sono ben consapevoli della realtà della morte. Hanno percezione quindi della tragedia che incombe sulla loro vita. Anche quando non hanno alcun motivo presente di sofferenza. Perfino in quegli attimi - in genere brevi - in cui si sentono felici. In mezzo a questi due opposti, a queste due polarità, si situa un ampio spettro di sensibilità e di consapevolezze. La consapevolezza dell’esperienza della morte è pertanto uno dei metri di misura del livello di consapevolezza tout court di una persona, di un individuo. Perché la morte è l’abisso più profondo di dolore, anzi di angoscia, che è dato di sperimentare a ciascuno di noi. Così come, al contrario, il piacere dell’eros è l’apice, la cima, la vetta di ogni esperienza umana di gioia e, talvolta, di felicità. Eros e Thanatos misurano quindi (da poli opposti) i nostri livelli di consapevolezza. Non a caso Freud li associava. Siamo presenti a noi stessi nella misura in cui siamo coscienti della nostra natura essenzialmente, intrinsecamente erotica. E, allo stesso tempo, della nostra natura fatalmente, ineluttabilmente mortale. Chi si mantiene lontano da Eros e Thanatos (in genere chi si mantiene lontano da Thanatos – cosa ben comprensibile – si mantiene lontano anche da Eros – e la cosa è, almeno in apparenza, paradossale) è destinato a vivere in superficie la sua vita. Perché incapace di inabissarsi nei fondali più profondi come di ascendere alle cime più elevate.

Commento di Angelo Russo

Bello. Heidegger nel suo "Essere e Tempo" ha scritto pagine molto belle sul concetto di finitudine quale essenza di quella che lui chiama "Vita autentica".