Riceviamo e pubblichiamo

Viaggiatrice nella mia città di Noemi Neiviller (Pubbl. 01/06/2017)

”eccitare il genio della gioventù sull’esempio degli antichi maestri” G.Murat

Come ogni artista che si rispetti o semplicemente come ogni persona che porti l’arte dentro sé, sono protettrice del suo valore.Ho avuto la fortuna di nascere in un Paese nel quale l’arte si erige come punto di forza.Esistono dei luoghi unici, e tra questi Napoli certamente primeggia. Una città dove Natura e Genio creativo dell’uomo sembrano essere in perenne competizione per raggiungere il sublime. Il Vesuvio che domina il Golfo, e le sue mille raffigurazioni ne è il simbolo, certamente il più noto. In questa particolare stagione quando la Città pare aver ritrovato la sua attrattività turistica, grazie anche alle divulgazioni mediatiche, non ho rinunciato alle mie passeggiate nei musei. Capodimonte, il suo Museo, la mia prima tappa. L’edificio è una meravigliosa struttura eretta intorno al 1783, quando il Re Carlo di Borbone ereditò dalla madre una ingente collezione di dipinti e decise di costruire una struttura per poterli ospitare. L’edificio ebbe anche funzione abitativa nel 1799 con l’arrivo dei francesi e restò tale per molti anni, ma il vero Museo fu inaugurato ufficialmente solo nel 1957. Il complesso è diviso per piani e ospita varie collezioni, prevalentemente pittoriche, divise nelle due principali, quella Farnese, con opere di Raffaello, Michelangelo, Tiziano, Parmigianino, El Greco, e quella della galleria Napoletana con le opere di Simone Martini, Colantonio, Caravaggio. Importante è anche la collezione contemporanea in cui spicca l’opera “Vesuvius” di Andy Warhol. Una vera meraviglia. Tuttavia c’è una critica da rivolgere all’assistenza di alcune opere, una critica costruttiva per valorizzare ciò che abbiamo da offrire. Ho avuto molte difficoltà nell’ammirare quietamente i quadri. Cause naturali, come la luce solare che si riflette su alcuni dipinti, rendendo difficile l’osservazione. Un’opera pittorica a contatto con la luce diretta porta al degrado, alterazioni e perfino alla scomparsa di alcuni colori (il Museo ospita Tiziano, famoso soprattutto per i suoi colori). Nella struttura, situate ai margini del soffitto, sono presenti illuminazioni non naturali che offrono una miglior visuale e protezione dell’ambiente ma, per motivazioni a me sconosciute, le enormi finestre sono spalancate e accolgono tutta la luce che va a disturbare l’opera. Stiamo parlando di un grandioso museo, possessore di patrimoni dell’umanità, sarebbe un peccato lasciar correre una piccola accortezza risolvibile, in onore dell’arte.