Questa partita non ci piace! di Elio Mottola (Pubbl. 04/07/2019)

Dura da oltre un anno la partita a poker tra Di Maio e Salvini. Non si sono mai alzati dal tavolo se non per qualche raro comizio, intervista o selfie. Ciascun giocatore ha portato la sua dote espressa nei milioni di voti ottenuti alle politiche del 2018. Fino ad oggi sono state giocate tante mani quante erano le tornate elettorali. Abbiamo assistito (sì, perché questa lunga partita viene trasmessa da quasi tutte le emittenti in una diretta con poche e brevi interruzioni) a rilanci clamorosi. Già alla prima mano Di Maio sparò: “Reddito di cittadinanza” e Salvini rilanciò, senza pensarci molto: “Quota 100, più pace fiscale”. E così via.

Nelle successive mani Di Maio e Salvini hanno messo nel piatto decreti dignità, decreti sicurezza, sblocca-cantieri e tutto quanto potesse accrescere la loro dote elettorale. Al momento sul tavolo verde spicca la cospicua e preoccupante quantità di voti che Salvini ha conquistato soprattutto vincendo il piatto delle europee. Le tornate elettorali per il momento sono sospese, ma la partita continua e Di Maio tenta di recuperare: “Io dico salario minimo”, ma puntualmente Salvini rilancia: “Flat tax più una sbirciatina nelle cassette di sicurezza degli italiani.” Ultimamente il leader leghista sta meditando, per poter disporre di maggiori risorse per i suoi già micidiali rilanci, di chiedere al banco (sì, perché c’è anche un banco al quale siedono non si sa bene se Tria, Conte, la Commissione europea o tutti e tre insieme) delle fiches allo scoperto che lui chiama minibot: così, tanto per giocare con maggior serenità. La partita continuerà fin quando uno dei giocatori non deciderà di lasciare il tavolo. Potrà essere Di Maio, quando si accorgerà che è rimasto in maniche di camicia, oppure Salvini appena si renderà conto che è il momento di passare all’incasso. Nel frattempo la partita non smette di appassionare gli spettatori perché si teme che, come nella migliore tradizione western, possa finire male: Salvini avrà pure da qualche parte una pistola, grazioso omaggio di uno sponsor armiere. Arma che Salvini potrà esibire con orgoglio nel prossimo selfie, forse con una bella stella da sceriffo appuntata sul petto, per la serie “prima gli americani” seguiti ad un incollatura dai russi e poi dagli ungheresi e dai polacchi in eletta schiera, ultimi gli italiani. Una piccola precisazione: Di Maio e Salvini si stanno giocando i voti, cioè il potere, ma i soldi per gli scomposti rilanci di entrambi sono i nostri. Ma a noi questa partita non piace proprio!

 
 
 
 

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