La parrucca imbrattata di Giuseppe Capuano (Pubbl. 04/09/2019)

Boris Johnson, capo conservatore del governo britannico, ha chiesto alla Regina, e ottenuto, la chiusura del Parlamento fino al 14 ottobre prossimo. Nel Paese dov’è nata la democrazia parlamentare in era moderna, dove il sistema è retto da una Costituzione sostanzialmente non scritta, il Primo Ministro ha utilizzato una procedura prevista dalla legge per sottrarre al dibattito parlamentare le importanti decisioni che dovranno essere necessariamente prese per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea entro il 31 ottobre. Nel nostro Paese, fortunatamente, una procedura del genere sarebbe impossibile. Immaginate se il Presidente del Consiglio dei Ministri potesse richiedere al Presidente della Repubblica di chiudere il Parlamento per impedirgli di approvare la legge finanziaria ed arrivare così all’esercizio provvisorio per l’anno successivo. Eppure è quanto è avvenuto in queste ore in Gran Bretagna. Così, senza interferenza da parte del Parlamento, il Primo Ministro potrà raggiungere il suo obiettivo, non dichiarato, di arrivare al 31 ottobre senza nessuna accordo con l’Unione Europea per regolare il passaggio al nuovo sistema di relazioni economiche e politiche con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione (Brexit). Nel Paese le proteste sono già tante ma ormai la decisione è presa e sarà difficile, se non impossibile, tornare indietro. Il caso istituzionale e politico britannico dovrebbe far riflettere i tanti detrattori del nostro sistema parlamentare. Certo i nostri governi durano poco e non esistono casi di governi che siano durati un’intera legislatura senza almeno un ritocco, un rimpasto nel gergo politichese, nella distribuzione di incarichi, ministeri, sottosegreterie e altro. La democrazia è per sua stessa natura sistema imperfetto che può, come spesso accade, determinare anche delle oggettive inefficienze. Un sistema al quale questo nostro bistrattato Paese non vuole rinunciare da ormai 70 anni. Panzuti e incompetenti ministri o parlamentari, volgari e sguaiate manifestazioni in aula, invettive e ingiurie pronunciate uno contro l’altro da parlamentari. Tutto deprecabile, ma pur senza parrucchini, senza salamelecchi, regine e cortei, i rappresentanti eletti non possono essere zittiti. Lo ricordi chi ogni tanto prova ad inneggiare ai pieni poteri. Al parlamentarismo repubblicano ci siamo arrivati dopo la monarchia e dopo il fascismo. La nostra Costituzione non è stata inventata da un giorno all’altro, ma è il frutto di un’antica saggezza giuridica, di una sapienza sociale e culturale frutto di una riflessione scaturita dall’analisi di secoli di sanguinosi conflitti. Forse il vero ed unico difetto del nostro sistema è che a volte appare più avanti del sentire comune e alcuni suoi meccanismi tardano a radicarsi nel corpo vivo della società. Un difetto, forse, ma quanti sono stati ingannati, comprese tante generazioni di giovani, dalla modernità spinta della Londra cosmopolita per poi incappare in un sistema tecnico giuridico dalle maglie troppo strette. L’esterofilia, sinonimo a volte di provincialismo, di cui troppo spesso la nostra cultura è impregnata, soprattutto quella popolare, dovrebbe avere una maggiore attenzione a quanto realmente avviene nella tanto decantata e moderna Gran Bretagna.

 
 
 
 

Commento di pierruss@

Sottrarsi alle proprie responsabilità, ma soprattutto per impedire che il proprio bluff venga scoperto, come se si giocasse con la vita dei cittadini come se fosse una partita a poker, è ciò che spesso avviene in Italia, si preferisce ritirarsi. Non serve chiudere un parlamento per non legiferare, per non fare ciò che si è promesso, come il decreto per regolarizzare i precari della scuola con 36 mesi di servizio, il PAS il concorso riservato....tutto fermo...e intanto si aspetta e si spera, basta un ' uscita di scena di una forza politica che non ha saputo rispettare i patti e mantenere la parola data. Quindi penso che il modo migliore per immobilizzare un paese è prendere tempo.


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