La scomparsa di Gerardo Marotta, un intellettuale autentico

di Achille Aveta (Pubbl. 27/01/2017)

Chi aveva il privilegio, anche occasionale, di conoscere personalmente l'avvocato Gerardo Marotta restava affascinato dalla sua modestia, tipica degli uomini di grande cultura, e dalla passione con la quale parlava dei temi a lui cari. L'Avvocato era noto per la sua intensa attività di studioso e di divulgatore del pensiero filosofico; non a caso, per la sua laurea in giurisprudenza, presentò una tesi in filosofia del diritto dal titolo La concezione dello Stato nel pensiero della filosofia tedesca e nella sinistra hegeliana. I seminari organizzati dal rinomato “Istituto italiano per gli studi filosofici” di Napoli, da lui diretto, con sede nel prestigioso Palazzo Serra di Cassano in via Monte di Dio, offrivano a folte schiere di utenti occasioni di profondi arricchimenti culturali sia che si parlasse di filosofia e storia, sia che si disquisisse di storia dell’arte, architettura, urbanistica e assetto del territorio, teoria economica, letteratura, psicologia, medicina, scienze, fisica e matematica. E tutto ciò era reso possibile dall’acribico, generoso impegno di Marotta per la diffusione del sapere. Infatti, nel rinomato Istituto di via Monte di Dio sono passati i più prestigiosi nomi della cultura mondiale, il che ha reso Marotta un indiscusso protagonista della cultura non solo partenopea, ma italiana ed europea.  Anche l’individuazione della sede di Monte di Dio - il palazzo in cui visse Gennaro Serra di Cassano, uno dei martiri della rivoluzione partenopea del 1799 - non era stata fatta a caso: Gerardo Marotta è stato per tutta la vita un appassionato testimone degli ideali laici, libertari e illuministi che ispirarono quella breve fiammata rivoluzionaria, di cui coltivò e diffuse la memoria. Sottolineando sempre l'originalità di quella esperienza, sia sul piano teorico che su quello storico, non era raro sentirgli menzionare la scritta presente sullo stemma araldico della casata Serra di Cassano ("Venturi non immemor aevi” - "Non dimentichi delle generazioni future”). Non a caso, nel 2015, in occasione della festa per i quarant'anni di vita dell’ “Istituto italiano per gli studi filosofici”, parlando a una platea di studenti liceali, Marotta disse: «La filosofia insegna l'arte della cosa pubblica. Senza, saremmo solo briganti e ladroni. Lo studio è fondamentale nella preparazione di ogni futuro politico. Ma oggi, le giunte e le istituzioni sono guidate da ignoranza e superficialità. Soltanto una volta è nato uno Stato perfetto, quello di filosofi e uomini di cultura descritto da Platone. È durato sei mesi, con la Rivoluzione Napoletana del 1799». Da fine intellettuale, richiamando il pensiero di Benedetto Croce e di Antonio Gramsci, Marotta ribadiva spesso che fare e ripensare la storia è un'attività fondamentale per imparare a discernere quanto del nostro passato è rimasto irrisolto e, di conseguenza, comprendere le dinamiche della propria contemporaneità e risolverne le contraddizioni, il che equivale a redimere le sue ingiustizie. Gerardo Marotta ha speso una vita, dando fondo a tutte le sue sostanze, per arricchire e tutelare il patrimonio culturale del Paese; infatti, donò all’Istituto i suoi trecentomila libri, che rappresentavano una delle più importanti biblioteche private di filosofia al mondo. La difesa di quest’incommensurabile patrimonio bibliografico è stata l'ultima “battaglia” di Marotta contro un'ingloriosa diaspora che nel 2012 disperse questi volumi tra la biblioteca di Palazzo Serra di Cassano e piccoli depositi nell’hinterland napoletano. Dinanzi alle spoglie dell’Avvocato, l'assessore alla Cultura del Comune di Napoli, riconoscendo che la Città è in debito con Marotta, ha annunciato che si è ormai “a un passo” dalla realizzazione dell’unificazione della biblioteca dell’Istituto nell'ex Palazzo del Coni a  Monte di Dio. L’inadeguatezza della politica dinanzi alle prospettive di sopravvivenza dell’ “Istituto italiano per gli studi filosofici”, vera e propria roccaforte culturale nazionale, è resa evidente anche dalla battaglia che Marotta ha dovuto condurre negli ultimi dieci anni della sua vita, quando l’Istituto è stato sommerso da debiti perché non venivano più erogati i previsti finanziamenti pubblici, a causa di tagli indiscriminati alla spesa e di incomprensibili ritardi burocratici. Queste amare vicende ci fanno ripensare alle parole di Hans-Georg Gadamer, uno dei membri dell’Istituto, che ha formato generazioni di studiosi, il quale in un’occasione disse: «Mi chiedevo se un giorno sarebbe nata un’istituzione che fosse in grado di risvegliare a nuova vita la nostra tradizione culturale ormai irrigidita dalle regole di una società burocraticamente organizzata e finalizzata all’ideale del profitto economico. Era mai possibile una tale istituzione? Oggi, come membro dell’Istituto italiano per gli studi filosofici posso affermare che ciò è possibile. Spero, pertanto, che questa “nuova” istituzione non resti l’unica, ma sia modello per tutta l’Europa e per tutti quei paesi del mondo che si prefiggano lo scopo di realizzare una cultura libera da rigidi schemi precostituiti, all’insegna di una solidarietà che sia garanzia di pace». Tocca a noi tutti, istituzioni e cittadini, proseguire l’impegno di Marotta per rilanciare nel mondo l'immagine culturale della città di Napoli.