Lontano dagli occhi ... di Lorenzo Paolo Di Chiara  (Pubbl. 26/11/2018)

Roma, Piazzale Maslax, un pezzo di asfalto nei pressi della stazione Tiburtina, non esiste sulle mappe della Capitale. È stato semplicemente ribattezzato così dai volontari dell’associazione Baobab Experience, per ricordare Maslax Maxamed, il 19enne somalo che nell’agosto del 2016 si è tolto la vita a Pomezia, città della periferia romana, sfiancato dal duro impatto con una società e le sue istituzioni che, invece di accoglierlo, hanno continuato a respingerlo. All’interno del piazzale i volontari del Baobab fornivano un’assistenza minima ai migranti che si affacciavano nell’area e vi stanziavano per brevi o lunghi periodi. Il 13 novembre il presidio umanitario dell’Associazione ha subito l’ennesimo sgombero. Quel giorno molti migranti sono stati portati via dai blindati della Polizia di Stato per essere identificati in Questura. Altri sono rimasti nel piazzale, ancora una volta soli e pronti a ricominciare il loro cammino. A poco meno di una settimana dal tanto pubblicizzato intervento della polizia, il piazzale si presenta vuoto, un non luogo, racchiuso in un ferreo cordone di sicurezza. Dall’esterno, nella zona dove è consentito transitare, si sentono le ruspe in piena attività con i motori ruggenti che continuano nella loro opera di demolizione degli pseudoalloggiamenti dei migranti. L’aria è satura della puzza degli scarichi di questi mezzi che lavorano freneticamente e lo spazio risuona del loro fracasso. Le forze dell’ordine fuori dal piazzale, immobili ed impassibili alla frenesia di chi è alle loro spalle, in modo composto, allontanano chiunque si fermi in vicinanza del campo o tenti di accedervi. Una sessantina di erranti stranieri si sono fermati non lontano dal piazzale Maslax, nel piazzale Spadolini, lato est della stazione Tiburtina, gli altri hanno ripreso il loro cammino disperdendosi in varie direzioni. Partenze ed arrivi di migliaia di persone che viaggiano per i motivi più disparati: uomini e donne, bianchi o colorati, italiani, europei, extra europei, la determinazione tenace nel muoversi. Con i migranti si è spostata anche l’associazione Baobab Experience, affiancata oggi dal camper di Medu (medici per i diritti umani) i soli ad assicurare cure e assistenza a chi da tempo dorme in strada e inizia a patirne le conseguenze igienico sanitarie. Molti sono infreddoliti, spaventati, disorientati; volti scarni che non comprendono perché debbano dormire in terra all’addiaccio, senza altra possibilità, in attesa di un permesso di soggiorno, umanitario o del riconoscimento dello status di rifugiato. Uno di loro mi avvicina, proviene dalla Somalia, avrà circa trent’anni, cappuccio in testa, un volto come tumefatto dai pensieri, con la collera negli occhi. In un italiano stentato ma con accento deciso mi dice: “la Polizia mi ha detto che dovevo andare via dal piazzale perché non avevo i documenti, ho detto che ero in attesa di questi da tre mesi, ma per tutta risposta mi hanno detto che chi è privo di documenti deve dormire in strada al momento”. Il Campidoglio e la sua Sala Operativa Sociale non hanno ancora trovato una soluzione per queste persone. Raggiungo Andrea Costa, coordinatore di Baobab Experience. “Ci sono poco più di 50 persone rimaste senza accoglienza dopo l'intervento dei giorni scorsi. - dice - Non sanno dove devono andare e cosa fare. Questa è la dimostrazione che lo sgombero di piazzale Maslax non serviva a nulla. Queste persone non possono sparire". Fa una piccola pausa, come se portasse sulla schiena il peso di tutte queste anime che non trovano pace in questo girone dantesco. Preso fiato aggiunge: “Sono quasi 80mila i migranti in transito a Roma, che abbiamo accolto in questi anni al presidio umanitario di piazzale Maslax, è il 22esimo sgombero in tre anni, il primo fu il 6 dicembre 2015”. Sembra che a Roma queste persone non debbano esistere o perlomeno farsi vedere, come se all’improvviso la povertà e la disuguaglianza siano colpe del singolo individuo e non di un villaggio globale in cui siamo immersi. Un imbarazzo sociale da trasferire un po' più in là.

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