"Mamma li turchi", il valore della democrazia di Giuseppe Capuano 

(Pubbl. 25/07/2016)

Francia. La loi travail, la riforma del codice del lavoro presentata dal governo francese, dal 20 luglio è legge dello Stato. La notizia è passata senza particolare rilievo sulla stampa francese. In Italia è stata riportata con un certo rilievo solo dal Sole24ore. Si conclude, almeno per ora, una vicenda che, come abbiamo documentato sulle pagine di zonagrigia.it, ha visto i maggiori sindacati francesi, CGT e FO in testa, organizzare una dura opposizione, con scioperi e manifestazioni in tutto il paese nonostante i tanti morti per mano terrorista che da mesi costringono i francesi a vivere in un clima di paura. Questa capacità di reazione della società non è riuscita però a condizionare le scelte del Governo anche perché è mancata ogni volontà d’ascolto da parte delle forze politiche. Nella seduta parlamentare del 20 luglio scorso, in un'aula semideserta il presidente dell’Assemblea, Bartolone, ha formalmente constatato che non era stata depositata alcuna mozione di sfiducia e, applicando l’articolo 43.9 della Costituzione francese, la riforma è stata varata senza discussione e senza alcun voto. È importante ricordare che la firma su una mozione di sfiducia di soli 30 parlamentari, avrebbe consentito l’avvio di una discussione, aprendo spiragli per una parziale modifica del provvedimento, senza per questo, diversamente da quanto previsto nel sistema italiano, determinare le automatiche dimissioni del Governo. Le organizzazioni sindacali non si danno per vinte e hanno già annunciato un calendario di scioperi e manifestazioni a partire dal 15 settembre prossimo. Questa vicenda segna un punto di svolta nella storia della Francia, nazione che ha un ruolo essenziale nella politica europea. Abbiamo assistito a vicende simili anche in altri paesi dell’Unione, Italia in testa. Formalmente la procedura costituzionale è salva, ma non il confronto con le diverse parti sociali. In Italia il governo Renzi, ponendo la questione della Fiducia a quasi tutti i sui suoi progetti di legge, ha costretto il Parlamento ad un voto senza un vero dibattito. Deputati e senatori  hanno potuto esprimersi solo con un SI o con un No, senza poter entrare nel merito  proponendo modifiche e correzioni alle leggi presentate. In Francia come in Italia è venuta meno la funzione di rappresentanza del singolo parlamentare senza mai formalmente violare le regole costituzionali. La prima conseguenza è che le istanze sociali non hanno più voce nelle Istituzioni. In Francia è mancato il numero minimo di 30 parlamentari. In Italia, le diverse voci di dissenso presenti nello stesso partito del premier, il PD, non riescono ad incidere nelle vicende parlamentari. Queste cronache, ineludibilmente, pongono in risalto il fatto che nei sistemi parlamentari europei sta saltando  il sistema della rappresentanza. Gli apparati politici stanno diventando sempre più autoreferenziali, preoccupati solo di riconfermare ruoli e funzioni fonte di privilegi personali. È questa la conseguenza di un’ interpretazione della democrazia come semplice insieme di regole formali. Per definizione la democrazia è sempre “imperfetta”,  in parte inefficiente su un piano strettamente operativo.  Non esiste un modello permanente a cui riferirsi, e non a caso le migliori Costituzioni sono modelli “aperti” che lasciano al gioco delle parti la possibilità di definire equilibri temporanei. Qualsiasi irrigidimento formale, in qualsiasi verso esso avvenga, rischia di trasformare un sistema da democratico in autoritario. La democrazia si alimenta delle buone pratiche, della capacità di inglobare e gestire il dissenso. È stata questa la storia dell’Europa del secondo dopoguerra. In Italia i due grandi partiti popolari, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, prima ancora dell’enunciazione della strategia del compromesso Storico, hanno, nei fatti, governato insieme il processo di modernizzazione del Paese, riuscendo a isolare gli stragisti degli apparati “deviati” dello Stato e il terrorismo brigatista. In questi giorni i drammatici fatti in Turchia mostrano cosa può significare ignorare questi aspetti essenziali. Erdogan si sta mostrando assai abile nell’attuare la sua violenta repressione utilizzando strumenti del tutto legali. È il Parlamento turco che ha votato lo stato di emergenza. La stessa sospensione temporanea della Carta Europea dei diritti dell’Uomo, come insipientemente ha dichiarato l’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, è una modalità prevista dagli accordi internazionali. Perseverare su questa strada, in una fase storica assai complessa e delicata, rischia di portare al dissolvimento delle nostre società che hanno saputo rinascere dalla barbarie del nazifascismo, superando anche le pericolose insidie della guerra fredda, praticando una politica che si è nutrita di confronti, a volte anche aspri, ma che hanno puntato alla mediazione come strumento essenziale del comune vivere civile.

Commento di Paolo Giuliani

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello di Paolo Giugliano, Presidente dell' Istituto ricerche economiche e sociali della Campania

Gentile Direttore, 
bisognerebbe dire grazie a quei 20 sindacalisti di CGIL-CISL – UIL  che all’indomani della tragedia delle 84 vittime del terrorismo islamico a Nizza, hanno manifestato al console Francese a Napoli lo sdegno e la solidarietà della città per quanto accaduto.
Certo faceva impressione vedere più poliziotti e operatori radiotelevisivi che manifestanti. Probabilmente il questore prevedeva ben altra partecipazione. La democrazia del pubblico, che passa per la rete in questi casi non basta ci vuole il “viva voce”, la partecipazione a manifestazioni che segnalino la condanna e l’isolamento dei terroristi.
Dopo l’11 settembre, con la distruzione delle due torri gemelle per mano dei terroristi non si contano più i morti che successivamente hanno provocato. La Francia è la nazione più bersagliata per ragioni simboliche e pratiche perché è : la patria della rivoluzione libertaria e col suo altissimo numero di immigrati, seppur fra contraddizioni, è il miglior esempio di accoglienza e integrazione. Ma la Francia, come ha avvertito la solidarietà e la fratellanza dell’Italia in questo terribile frangente? La società complessa nella quale viviamo tende ad autosemplificarsi secondo un riflesso condizionato di comando-ubbidienza senza che in mezzo ci sia niente. L’uomo solo al comando può decidere (forse) ma non deve rappresentare la distruzione e delegittimazione sistematica dei corpi intermedi perché sono fattori di freno di impaccio e di conservazione. Partiti e sindacati che erano l’ossatura della democrazia repubblicana,oggi sono in profonda crisi di rappresentanza e di rappresentatività ma una cosa è dire questo, auspicandone un radicale rinnovamento altra cosa è negarne il ruolo di collante sociale e di mediazione fra cittadini e stato che la Costituzione assegna loro. C’è stata una fase in cui volontariato ( sei milioni di giovani ) associazioni, movimenti per la pace ambientalisti, femministi, hanno surrogato con grande successo il protagonismo di partiti e sindacati oggi, però come si vede in queste tragiche occasioni essi sono molto silenziosi .
La rete è un mezzo non un fine, si lanci un messaggio affinchè tutti i luoghi di culto; le strade principali e le maggiori piazze della città si riempiano ad una data ora di un determinato giorno con, come si diceva una volta, una sola parola d’ordine “NO AL TERRORISMO: SI ALLA PACE.