Chi piangerà sul latte versato? di Elio Mottola (Pubbl. 22/02/2019) 

Ricordate la vicenda delle quote latte? Probabilmente alcuni la ricordano, magari con tanta amarezza, mentre probabilmente gran parte dei nostri connazionali l’hanno dimenticata o rimossa. Per rinfrescarla rinvio ad un articolo riassuntivo di Sergio Rizzo, pubblicato sul Corriere della Sera del 1° febbraio 2013, dal titolo “I truffatori delle quote latte ci sono costati 4,5 miliardi” link . Istituite nel 1983 dalla Commissione europea con la motivazione che l’eccesso di produzione rischiava di far crollare il prezzo del latte, queste quote stabilivano per ciascun Paese produttore un massimo che non si doveva superare, pena l’irrogazione di una multa. L’introduzione delle quote finì, per la verità, per favorire i soci europei del nord, ma gli allevatori italiani invece di adeguarsi alla nuova situazione continuarono, come se nulla fosse accaduto, tanto che, dopo 12 anni di allegri sfondamenti, si erano accumulate multe non pagate per l’equivalente in lire di circa 2 miliardi di euro. Il tutto era peraltro avvenuto in un clima caotico, che aveva favorito comportamenti irregolari e spesso illeciti. Il conto delle multe a tutto il 2005 fu accollato dal governo all’Erario, concordando con la Commissione europea che da allora in poi le multe sarebbero state rimborsate all’Erario dagli allevatori che non avevano rispettato le quote. Ma gli sforamenti proseguirono e con quelli anche le multe che l’Unione Europea, così come per il passato, incassava direttamente dallo Stato italiano riducendo i trasferimenti dei fondi europei destinati alla nostra agricoltura. La Corte dei Conti quantificò poi in 2.537 milioni di euro l’onere sopportato dallo Stato per il periodo 1996–2010, onere che, come si è detto, avrebbero dovuto ripianare i produttori di latte colpevoli di sforamento, ai quali, diceva la Corte, erano state concesse ripetute agevolazioni rivelatesi però inefficaci perché dettero luogo ad incassi trascurabili. In realtà venivano messi in atto da parte degli allevatori, delle organizzazioni di categoria (i famosi Cobas del latte) e della Lega, che ne aveva assunto la tutela, tutti i mezzi che potessero in qualche modo ostacolare il recupero delle somme dovute: rinvii, proroghe, nomine di commissari ad hoc, comportamenti che in taluni casi assunsero rilevanza giudiziaria, come accennato nell’articolo di Sergio Rizzo, il quale ricorda che “nel 2009 il ministro dell’agricoltura Zaia, oggi governatore del Veneto, privò Equitalia del potere di riscossione, riesumando addirittura, per il recupero delle somme dovute, le procedure bizantine di un regio decreto del 1910”. Nell’articolo Rizzo tenta anche una quantificazione complessiva della spesa e del riparto pro-capite tra i contribuenti: 4.494.433.627,53 euro, pari a 75 euro e 62 centesimi per ogni italiano, neonati compresi. La stima di Rizzo, riferita probabilmente all’epoca della pubblicazione del suo lavoro (febbraio 2013), non teneva conto di quanto nel frattempo, in esecuzione dell’accordo sopravvenuto con l’Unione Europea, veniva recuperato sulle multe riguardanti il periodo 1995-2009, pari ad un importo di 2,3 miliardi di euro, già estinto dall’Erario. Ma nel 2015, anno in cui il limite delle quote fu rimosso perché ritenuto non più necessario, la Commissione Europea riteneva che da detto importo restassero ancora da recuperare 1,34 miliardi. Per questa ragione deferiva l’Italia alla Corte di giustizia europea, che si è poi pronunciata nel gennaio 2018 condannando l’Italia e prescrivendole di recuperare la somma dai responsabili degli sforamenti: in caso contrario la Commissione europea potrà intentare una nuova causa.

Allo stato se ne parla poco, ma pare che tra le righe del recente condono, ostinatamente definito “pace fiscale”, trovi posto anche la pacificazione definitiva con gli irriducibili sforatori delle quote latte che abbiano tuttora in corso contenziosi giudiziari.

Perché è sembrato necessario ricordare in questo momento la triste vicenda delle quote latte, legata alla base elettorale della Lega Nord ed oggi della Lega “nazionale”? In primo luogo per sottolineare che essa ha rappresentato, insieme al momentaneo e poi fallito salvataggio dell’Alitalia, al vagheggiato ponte sullo Stretto di Messina ed alla costruzione del villaggio olimpico fantasma mai attivato, (tutti interventi decisi dai governi a guida berlusconiana), l’apoteosi dello spreco di denaro pubblico. In secondo luogo perché l’attuale disagio dei produttori sardi di latte ovino sarà probabilmente regolata in maniera non dissimile e scopriremo, a ridosso delle elezioni amministrative regionali del prossimo 24 febbraio, che toccherà a tutti noi tirare fuori qualche euro per assicurare la doverosa sopravvivenza dei pastori, delle pecore, ma soprattutto per garantire il successo elettorale della Lega, che in Sardegna ha investito tanto: ci ha messo tre facce Salvini (quella di leader della Lega, di vicepresidente del consiglio e di ministro dell’interno) a discapito, sin qui, della faccia di Centinaio, ministro leghista dell’agricoltura, che sommessamente ha sostenuto che era giusto l’intervento del Ministro dell’interno nella trattativa perché in Sardegna c’era un problema di ordine pubblico. C’è da piangere, indipendentemente dal latte versato.

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