Comparse e scomparse di Elio Mottola (Pubbl. 19/06/2018)

Delle colpe di Renzi si è parlato abbastanza anche a sinistra, cioè tra coloro che tradizionalmente votavano PD e magari lo hanno votato anche alle ultime elezioni nella speranza di un sia pur tardivo sussulto. Speranza tradita dalla scelta suicida di andare all’opposizione che del sussulto ha fatto un rantolo. In vista della prossima dipartita vien fatto di chiedersi: ok, colpa di Renzi, ma gli altri, cos’hanno fatto gli altri esponenti del PD? Dov’erano mentre si consumavano le più recenti incongruenze? La domanda è in parte retorica: sappiamo dov’erano i personaggi più vicini al leader del PD. Nessuno poteva aspettarsi nulla di particolarmente rilevante da personaggi come Orfini che sarà ricordato per aver collaborato, attraverso la defenestrazione del sindaco Marino, all’insediamento a Roma della giunta Raggi. Di Guerini e Lotti abbiamo invano cercato qualche traccia di “sinistra” nel loro pedigree e seguiremo il solo Lotti nel prosieguo delle indagini che lo coinvolgono nel caso Consip. Lo stesso vale per la Boschi, il cui destino paterno ci piacerà conoscere. Né ci hanno deluso la Madia, il Carbone, difensore impavido di Renzi, lo stesso Richetti che qualche volta ha percorso vie autonome. Usciti dal cilindro del prestigiatore, Ermini, Fiano, Rosati non lasceranno traccia indelebili, salvo l’ultimo che ha partorito una legge elettorale così indigesta da essere forse la vera causa della perdita di senso accusata dal PD dopo le elezioni del 4 marzo. Una notazione personale merita Del Rio, che si era reso protagonista di un fuori-onda di biasimo per Renzi, tanto interessante quanto infruttuoso: evidentemente uno che mette al mondo nove figli non è che abbia grandi margini, né di tempo. Ultimo a comparire, come per incanto, è un certo Marcucci, messo a presiedere (o a presidiare?) il gruppo PD al Senato. L’adesione di tutti questi personaggi al renzismo era dunque un fatto innato, una sorta di vocazione senza una storia e senza un percorso.

Altre figure una storia invece ce l’hanno, come Giachetti con i suoi trascorsi radicali, Migliore, un acrobata che con un solo salto (mortale?!) è passato da Sel a Renzi, la De Michelis, la Moretti e la Serracchiani, che hanno abbandonato Bersani. Di tutte queste “comparse”, più o meno dotate di un passato politico, non sentiremo la mancanza e, tutto sommato, come tutti i gregari, non hanno colpe decisive se non quella di aver seguito l’onda senza accorgersi che stava per sommergerle. Quelli che, invece, dovrebbero rendere conto della propria incapacità di correggere o di ribellarsi a Renzi sono le figure politiche di lungo corso. Come è possibile che personalità come Prodi e Veltroni non si siano sentite in dovere di contestare col peso del loro prestigio, sia pur dall’esterno, una leadership che vacillava già da prima del referendum costituzionale; che siano praticamente scomparse? E poi Gentiloni, Franceschini, Minniti, Martina, Zanda, Anna Finocchiaro, Fassino, Chiamparino, Errani, Rosy Bindi, Enrico Rossi. Cosa pensavano mentre nei talk show televisivi imperversavano personaggi di scarso spessore come Bonafè, Fiano, Rosati, Migliore, Ermini, Rozza, Ricci, impegnati nel riproporre il pensiero unico renziano, allineandosi perfettamente agli analoghi ripetitori grillini, leghisti e forzisti. Solo Orlando, Cuperlo ed Emiliano hanno lanciato flebili segnali di resistenza. Ma poi, al momento di sostenere la timida disponibilità espressa da Martina in occasione del giro di consultazioni che poteva dare corso ad un’intesa tra 5Stelle e PD, non abbiamo udito neanche le loro voci, come se fossero scomparsi (a proposito che fine hanno fatto Fabrizio Barca e Giuliano Pisapia? scomparsi anche loro?) Torneranno in tempo per creare insieme ai fratelli separati Bersani & Co. un’alternativa nel caso l’attuale alleanza di governo dovesse venir meno prima della fine della legislatura, cosa possibile anche se improbabile?

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