Salvare il mondo per salvare noi stessi di Giuseppe Capuano (Pubbl. 12/02/2019) 

Napoli, venerdì 8 febbraio. La sala della Domus Ars, a due passi dal complesso monumentale di Santa Chiara, si è riempita per ascoltare la conferenza dei due giovani attempati Manlio Dinucci* e Alex Zanotelli, ancora insieme per informare e far discutere sull’assurdità della corsa agli armamenti e sull’incombenza del rischio nucleare. L’incontro, organizzato dal Comitato Pace e Disarmo della Campania, è introdotto e moderato da Vittorio Moccia e Valentina Ripa. Manlio Dinucci spiega le novità di morte racchiuse nell’evoluzione tecnologica delle armi atomiche. “La nuova bomba nucleare, la B61-12, sarà attiva già dall’anno prossimo e sostituirà molte delle vecchie bombe atomiche. È una bomba depotenziata rispetto alle precedenti e potrà essere trasportata dai nuovi F35 appositamente modificati. È un’arma di precisione in grado di penetrare in profondità e distruggere i bunker di sicurezza nemici e, per quanto assurdo, non è pensata come arma finale ma come un dispositivo da utilizzare anche nei conflitti normali”. Non è questa una notizia recente visto che la decisione di ammodernare l’arsenale atomico è stata presa dal Presidente americano Barack Obama, premio Nobel per la pace, ma assume nuova rilevanza dopo l’annuncio di Trump, subito seguita da analoga decisione di Putin, di ritirare gli Usa dal trattato nucleare Inf sui missili a medio raggio, accordo firmato nel 1987 che chiuse la vicenda degli euromissili e portò allo smantellamento della base missilistica a Comiso, in Sicilia. Alex Zanotelli va subito al cuore del problema: “Dove c’è McDonald's c’è McDonnell”.(la grande impresa aerospaziale americana produttrice di aerei e missili). Un modo efficace per spiegare che guerre e corsa agli armamenti seguono gli interessi economici di una minoranza di persone la cui ricchezza si fonda sulla povertà degli altri, della stragrande maggioranza degli altri. Zanotelli è perentorio: “Non può esserci pace senza eliminazione della diseguaglianza”. Poco prima Dinucci aveva denunciato il grande paradosso del sistema delle relazioni internazionali fondato sull’equilibrio del terrore nucleare. “Oggi nel mondo impera l’ideologia politica del sovranismo. Eppure nessuno dei governi che a essa si richiama si pone il problema di uscire dalle alleanze militari internazionali come la NATO”. Dinucci riprende le ragioni di una storica battaglia. “Tutti i paesi che aderiscono alla NATO come l’Italia, ospitando bombe atomiche, basi militari, comandi strategici hanno rinunciato ad una parte essenziale della loro sovranità visto che le decisioni tattiche e strategiche le prendono solo gli USA”. Gli esempi sono tanti e tutti ben documentati. Oggi queste nuove bombe entreranno anche negli arsenali nucleari dislocati sul territorio italiano e torna il rischio che vengano istallate nuove basi missilistiche. All’ONU in questi anni si è cercato, nonostante il boicottaggio delle grandi potenze nucleari, di costruire un nuovo accordo per la definitiva messa al bando degli armamenti nucleari. Si è così giunti nel luglio del 2017 alla stesura di un trattato che obbliga i paesi firmatari non solo a non produrre, ma anche a non ospitare sul proprio territorio ordigni nucleari delle potenze “amiche”. Sono ben 122 i paesi che lo hanno sottoscritto e tra questi non c’è l’Italia per una decisione del vecchio Governo, quello presieduto da Paolo Gentiloni sostenuto da una maggioranza parlamentare di centro sinistra. Alex Zanotelli non nasconde il suo sconcerto e il suo rammarico: “Io e Manlio abbiamo ormai superato gli ottant’anni ma non ci arrendiamo. Mi chiedo perché i giovani non insorgono contro la possibilità che vengano usate le armi nucleari, perché non protestano in massa contro il continuo aumento delle spese militari che anche questo Governo, nonostante le tante promesse elettorali, sta perpetuando”. Zanotelli è duro, chiaro, incisivo. “Vogliono illuderci di far parte della minoranza dei ricchi e ci costringono ad accettare il rischio che il mondo venga distrutto pur di non perdere i nostri privilegi. Nel frattempo il pianeta sta già morendo sotto i colpi di un sistema produttivo e militare per lo sperpero di risorse e per l’inquinamento che produce. Un sistema che si nutre dello sfruttamento di miliardi di persone a vantaggio di pochi. Risorse enormi vengono utilizzate per gli armamenti e vengono sottratte alle spese per l’istruzione, la salute, per combattere la povertà. La vera minaccia da cui dobbiamo difenderci sono gli interessi dei ricchi del pianeta”. Manlio Dinucci gli fa eco: “In questa sala il colore che domina è il grigio. Io non vi contribuisco solo grazie alla mia calvizie. Sono anni che, con tanti altri, contribuisco a ricostruire fatti, a chiarire le strategie militari, a denunciare la folle corsa agli armamenti. Oggi tante informazioni sono disponibili. Bisogna ritrovare la voglia di contrastare questo sistema. Per farlo dobbiamo capire che bloccare l’escalation agli armamenti è una necessità e dobbiamo convincerci che è possibile. Zanotelli e Dinucci mostrano tutto il loro vigore, sostenuto dalle loro forti convinzioni, dal grande sapere che hanno accumulato e che sanno condividere con chiarezza. È ancora l’instancabile Zanotelli che rilancia riproponendo le ragioni dell’appello ad una grande mobilitazioni per il 4 aprile prossimo, 70° anniversario della NATO che vorrebbe si svolgesse al Lago Patria, sede del comando NATO. Tanti sono gli appelli, le petizioni e le mobilitazioni organizzate dalle associazioni presenti nei diversi territori per un mondo senza la Bomba e per la pace. Un movimento ancora frammentato a volte diviso su particolari, per una accentuazione su una questione invece che su un’altra. Pace e Disarmo non sono una postilla da aggiungere in coda ad un qualsiasi programma elettorale, ma devono diventare un obiettivo unificante. In Italia il movimento contro la Bomba e per la Pace ha dalla sua la Carta Costituzionale, che tutti i Governi e Parlamenti sono tenuti ad applicare. Chiedere che il Governo sottoscriva e che il Parlamento ratifichi al più presto il Trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari, è una battaglia che si può e si deve vincere. I promotori dell’incontro napoletano chiedono che la Giunta Comunale, il Sindaco e il Consiglio Comunale di Napoli facciano la loro parte nel rispetto dello statuto di Napoli Città di Pace. Una piccola grande cosa, che non cancellerà le guerre, ma potrà almeno diminuire le spese militari sottraendo risorse alla distruzione per assegnarle alla lotta alla povertà e al disagio di milioni di persone in Italia come nel resto del mondo. Si tratta di una battaglia di sano egoismo razionale: salvare il mondo per salvare noi stessi.

*Pacifista, giornalista e geografo, è stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del Nobel per la pace nel 1985. Da novembre 2017 è disponibile in libreria il suo libro “Guerra nucleare. Il giorno prima. Da Hiroshima a oggi: chi e come ci porta alla catastrofe”, Zambon Editore.

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