Metti una domenica d’inverno in Baviera… di Vincenza D’Esculapio (Pubbl. 10/02/2019)

Dalla corrispondente in Germania. Oggi la giornata festiva inizia con una deliziosa e ricca prima colazione o, per dirla giusta, con un Fruhstück in un Cafè del centro storico di Würzburg, antica città della bassa Franconia adagiata sulle rive del fiume Meno e dominata dall’imponente fortezza di Marienberg. Il tempo è bigio e il freddo pungente. Arriviamo nella piazza del Markt ed entriamo al Shönborn Cafè. Sono all’incirca le 11, il locale ampio e accogliente è affollatissimo. Riusciamo a trovare un tavolo per 4 al piano superiore. Da qui si gode la vista della piazza e della bella chiesa gotica di MarienKapelle, che svetta verso il cielo con la sua torre dall’originalissimo colore rosso..

1ATT56jpg

La MarienKapelle di Würzuburg 

All’improvviso un vociare tonante e allegro attira la nostra attenzione. Ecco salire dalla scala a chiocciola due biondi giovanottoni, dall’aria simpatica abbigliati in modo strano. Sono vestiti all’antica, di nero, indossano cappelli dalle fogge ormai inconsuete e sono dotati di bastone da trekking e di una bisaccia a tracolla, la Charlottenburger. Dopo aver recitato una sorta di filastrocca sono passati tra i tavoli a raccogliere oboli. Ho pensato: tutto il mondo è paese. Ma chi sono? Sono i WandernGesellen, eredi di una tradizione medioevale, girano per le città allo scopo di raccogliere fondi per il loro mantenimento, dopo la fine di un tirocinio che li indirizza al lavoro che hanno scelto. Il colore degli abiti anticamente era ed è ancora indicativo della corporazione cui appartengono, nello specifico i falegnami. Di sicuro non sono dei vagabondi perché sottoposti a regole prestabilite di tempo e di modalità del loro peregrinare, oltre all’osservanza di requisiti fondamentali quali correttezza e rispetto per gli altri.

2ATT56jpg
Gruppo di WandernGesellen 

Questo intermezzo è stata decisamente una piacevole sorpresa. E allora forse si addice di più un altro proverbio: paese che vai, usanza che trovi. E ora, dopo esserci rifocillati, quattro passi sono d’obbligo. Aiutano a smaltire qualche caloria di troppo. Ci avviamo lungo la Schönbornstraße, una delle arterie principali della città. Nei giorni lavorativi qui è un via vai di gente a tutte le ore che entra ed esce dai negozi e dai grandi magazzini che la costeggiano. Ma oggi è domenica. Tutti rigorosamente chiusi, ad eccezione di qualche Bistrò.

Prossima meta il Museum Im Kulturspeicher. Appena giungiamo nello slargo antistante, osservando l’edificio vengo colpita dall’insolita architettura. Il Museo, elevato su due piani, si estende in un unico e severo corpo di fabbrica con finestroni che ne interrompono la continuità lungo i suoi duecento metri o poco più. Solo centralmente, a movimentarne l’andamento, s’innalza una sorta di frontone, simile a quelli delle antichissime chiese. La facciata, composta da 2248 pesanti blocchi di pietra naturale è priva di fronzoli e decorazioni. Indagando ho scoperto che la struttura ai primi del ‘900 era nata per uso portuale, non a caso essa si trova sulla riva del fiume Meno. Dismesso l’uso originario, l’edificio è stato abbandonato per alcuni decenni, fino a quando nei primi anni ’90 fu deciso di ristrutturarla e poi adibirla a Museo. Il Museum Im Kulturspeicher oltre ad ospitare mostre permanenti e temporanee, congressi, è sede di un’officina per la cultura della danza contemporanea, il Teather tanzSpeicher, unico per il suo genere nel sud della Germania. Entrando nella Sala d’ingresso sono stata attratta dal soffitto giocato sull’incrocio delle grosse travi di legno che sembrano formare un suggestivo tetto interno.

3ATT56jpg

Travi a vista all’ingresso del Museum Im Kulturspeicher 

Essenziali nella loro modernità gli allestimenti delle sale che abbiamo visitato sia quelle dedicate all’arte classica che a quella moderna e contemporanea.

4ATT56jpg

Cigni, scultura bronzea di Emy Roeder 

Di grande interesse è stata la mostra temporanea dedicata a una famosa artista tedesca del ‘900, Emy Roeder, disegnatrice e scultrice nata proprio a Wurzburg nel 1890 e morta nel 1971 a Mainz. L’allestimento ha ripercorso le tappe fondamentali della vita personale e artistica della Roeder, mettendone in risalto l’evoluzione. Abbiamo letto nei pannelli descrittivi che nel corso degli anni ella fu ospite in Italia, a Firenze, a Padula nel salernitano e sulle Dolomiti. Tra le montagne le piacque vivere l’esperienza del diretto contatto con la natura e con gli animali, come rivelano sia i disegni che le sculture in esposizione. Di sicuro va riconosciuta all’artista una forte sensibilità e una grande capacità nel forgiare opere decisamente impegnative per mole ed espressività.

Il pomeriggio sta per cedere il passo alla sera. È ora di rimetterci in auto per rientrare a casa. Che domenica!

commenti sul blog forniti da Disqus