'O Quatte 'e Maggio di G. C. (Pubbl. 08/05/2019)

A Napoli un’antica tradizione fissa per il giorno 4 del mese di maggio la data di scadenza dei contratti di locazione e quindi è la giornata dedicata ai cambi di casa, agli sfratti, da cui l’antico detto, quando c’è confusione e trambusto: Me par ò 4 'e maggio. Chi sa se è sotto quest’auspicio di cambiamento che gli organizzatori napoletani hanno scelto proprio questa data per realizzare la manifestazione, Napoli come Milano, Pima le persone. Una voglia di non rimanere indietro in una battaglia di civiltà che si richiama al principio espresso nell’articolo 3 della Costituzione, baluardo contro ogni discriminazione: le persone hanno diritti e pari dignità, un rispetto che non è mai omologazione ma riconoscimento delle diversità Questo gli organizzatori volevano, questo hanno ottenuto con la manifestazione che si è tenuta a Napoli il 4 maggio scorso sotto una pioggia insistente e impietosa. Migliaia di persone che hanno rinunciato a portare in giro il vessillo dell’organizzazione a cui aderiscono o di cui sono dirigenti o a mostrare lo striscione della propria associazione: l’importante era esserci come persone tra le persone per testimoniare il proprio più profondo rifiuto di azioni politiche, di comportamenti sociali, messi in atto con consapevole cinismo in questi decenni da chi ha preferito etichettare e respingere gli stranieri che portano con loro solo le loro vite dilaniate da fame guerre e carestie, pur di nascondere la loro insipienza nell’affrontare crisi, difficoltà reali o immaginarie, che per essere risolte avrebbero bisogno di ben più complicati e faticosi sforzi. Ma Napoli non si smentisce mai e la cronaca di una giornata che doveva essere di gioiosa partecipazione è stata presto offuscata da altra e terribile cronaca, quella della sparatoria che, a Piazza Nazionale poche ore prima, ha visto cadere ferita “per sbaglio” una piccoletta che giocava nella zona attrezzata per l’infanzia, colpita dagli spari di killer di bande criminali rivali. Da anni assistiamo all’alternarsi al governo del paese di uomini e formazioni politiche che si vantano dei propri consensi elettorali maggioritari come se fossero dei plebisciti, provocatoriamente ignorando che nel nostro sistema istituzionale le maggioranze sono sempre proporzionali e, come dice la Costituzione, è fatto dovere a chi governa di ascoltare e coinvolgere chi sta all’opposizione per attuare sempre gli obiettivi istituzionali da essa stessa prefissati. La deriva plebiscitaria ha radici vecchie nel nostro sistema costituzionale. Già nel 1994, con l’inizio dell’avventura politica di Berlusconi e di Forza Italia, le cose iniziarono a cambiare radicalmente. Quel modello, a parte qualche piccola pausa, non ha mai smesso di affermarsi. Oggi va di moda etichettare l’estremismo di destra come populismo, ma cosa sono stati Berlusconi e Renzi se non degli astuti ingegneri dello smantellamento del sistema democratico italiano costruito intorno ai principi costituzionali dal 1948 in poi con il riconoscimento politico e sociale dei sindacati, delle organizzazioni di categoria, del molteplice sistema delle rappresentanze al fine di garantire partecipazione, coinvolgimento e crescita politico-culturale collettiva?

La modalità con cui è stata organizzata l’iniziativa del 4 maggio a Napoli e lo spirito che ha guidato i partecipanti è un modo sapiente per prefigurare, nella pratica quotidiana, una nuova stagione di riconoscimento al lavoro svolto negli interstizi sociali e istituzionali da tanti onesti cittadini, oggi sotto continua pressione e tentativo di delegittimazione da parte di troppi politici. In piazza abbiamo riconosciuto dirigenti di organizzazioni politiche e sindacali, di associazioni e di istituzioni, tutti presenti per mostrare che questo tanto bistrattato Paese ha un nocciolo duro, una sensibilità antifascista e democratica molto più radicata di quanto ci vogliono far credere. Allora vecchi e anziani dirigenti delle organizzazioni della sinistra italiana, del mondo cattolico democratico hanno marciato con tanti giovani e giovanissimi, mostrando la propria faccia, uscendo dai recinti in cui le loro stesse organizzazioni a volte li hanno segregati. Una giornata importante, la ripresa di un lungo ma indispensabile percorso di un vivere civile e democratico.

commenti sul blog forniti da Disqus