Divisi si potrà mai vincere? di Elio Mottola (Pubbl. 08/05/2019)

Tutti concordano nel prevedere alle imminenti elezioni europee un’affermazione dei partiti sovranisti. Dalla consistenza del consenso che queste formazioni raccoglieranno dipenderà il futuro dell’Unione Europea, non tanto della sua sopravvivenza, quanto delle politiche comunitarie che ne scaturiranno. L’Italia, uno dei paesi dell’Unione dove i sovranisti sono al governo, dovrebbe concorrere, stando ai sondaggi, in misura predominante al successo dei sovranisti, tanto da consentire a Salvini di capeggiare l’intero schieramento della destra europea. Questa drammatica prospettiva che vedrebbe l’Italia finalmente protagonista ma in senso totalmente negativo, avrebbe dovuto spingere i nostri partiti europeisti verso aggregazioni elettorali capaci di superare la soglia di sbarramento del 4%, al di sotto della quale le liste non ottengono alcun seggio nel Parlamento europeo. Qualche accenno di aggregazione c’è stato: il PD ha tentato, inutilmente, un accordo con +Europa ed alla fine ha concordato una lista unitaria con “Siamo Europei” di Calenda e “Articolo 1” di Speranza. “+Europa” si è associata con “Italia dei Comuni” di Pizzarotti. I Verdi hanno incrociato “Possibile” di Civati, formando la lista “Europa Verde”, mentre “La Sinistra” è la denominazione assunta dalla nuova lista concordata da “Sinistra Italiana”, “Rifondazione Comunista”, “Altra Europa con Tsipras”, “Convergenza socialista”, “Partito del Sud” e non si sa quale altro gruppuscolo. “Potere al popolo” non è riuscito a mettere insieme le firme necessarie per la presentazione della lista, mentre LEU, di fatto sciolto, ha tentato invano di promuovere aggregazioni più consistenti. L’impulso più immediato che nasce nella platea degli elettori di sinistra rispetto a questo scenario pre-elettorale è un applauso scrosciante, di quelli che farebbero cadere il teatro: in un paese in cui due forze politiche quasi opposte riescono a formare un governo, sia pure sulla base di un risibile contratto, i partitini della sinistra si preoccupano di difendere la propria immacolata identità. Cessato il fragoroso applauso (ma col teatro o il teatrino ancora in piedi per ulteriori recite), l’elettore si pone la classica ed ormai proverbiale domanda: ma è mai possibile che la sinistra riesca a fare veri e propri regali a quelli che dovrebbero essere i suoi avversari storici? E poi, subito dopo: ma come si fa a lamentarsi quotidianamente del rinascente fascismo, della xenofobia sfrenata, del disastro economico e di tutte le malefatte che vengono giustamente addossate ai sovranisti e poi regalare un bel po’ di voti inutili presentando tre liste che resteranno probabilmente sotto il 4% ma che, insieme, avrebbero potuto tranquillamente superare forse anche il 7%? Per non parlare di un eventuale fronte unico della sinistra che, così come avvenuto alle recenti elezioni amministrative in Abruzzo, Sardegna e Basilicata, avrebbe potuto aspirare ad un apprezzabile 30%, entrando in competizione col probabile risultato della sola Lega. E tutto questo mentre la destra nelle sue apparentemente distinte formazioni politiche, Lega, Forza Italia i Fratelli della medesima, non regalerà niente a nessuno, perché ciascuna di esse supererà la soglia del 4% lucrando anche sulle ormai scontate divisioni della sinistra.

Come dovrà comportarsi nella cabina elettorale questo povero elettore di sinistra, costretto ormai da anni a dover scegliere tra partiti sempre discordi. Si butterà su quello che supererà la soglia, il PD, benché ancora intriso di renzismo, rassegnandosi alla disfatta degli altri tre? O voterà per uno dei tre piccoli circoli di duri e puri (puri per l’immagine incontaminata che vogliono esibire e duri nella cocciutaggine di rifiutare la politica per preferirle la semplice e vana testimonianza identitaria), sperando che raggiunga il fatidico 4%? E si domanderà se gli esponenti politici, che non si sono accordati per un listone comune, siano forse a conoscenza di fatti e retroscena che lui, povero elettore ormai privato di una sede di discussione come poteva essere una sezione di partito e munito solo del televisore e del cellulare, non potrà mai conoscere? E questi fatti e retroscena che gli vengono negati dicono forse che non c’è da preoccuparsi perché la democrazia in Italia non corre alcun pericolo, che Salvini e Di Maio sono di passaggio, che i CLN si fanno quando il fascismo c’è e non prima che arrivi? Oppure si chiederà, smarrito, se questi esponenti siano totalmente lontani dalla realtà, perduti dietro ad un passato così passato da non meritare ormai neanche il ricordo, perché non è comunque riuscito a scongiurare il disastro attuale, sempre che vogliano vederlo? Probabilmente il povero elettore concluderà che la sinistra non si è accordata perché al momento la priorità è contarsi, tanto alle prossime elezioni politiche italiane lo sbarramento del 4% non c’è e ciascuno dei leader di queste minuscole formazioni satelliti potrà continuare a svolgere il tanto amato ruolo di mosca cocchiera. Un plauso va, invece, ai sindacati confederali, che parlano di unificazione, spinti da un inarrestabile Landini: tra i vari fallimenti del governo gialloverde bisognerà annoverare anche l’involontario merito di aver provocato (eterogenesi dei fini) la nascita di un sindacato unitario, che si configura già da adesso come soggetto politico a tutto campo, come si intuisce dall’appello di Landini del 1° maggio. In questo scenario non incoraggiante, ma neppure disperato, l’unica scelta possibile per l’elettore di sinistra è andare a votare comunque, per qualunque lista europeista, sperando che non ci vada l’elettore di destra che non si pone tanti problemi e vive un’allegra superficialità. C’è da sperare che il 26 maggio sia una bella giornata, così l’elettore di destra cederà alla tentazione di andare al mare o a prendersi un po’ di sole?

commenti sul blog forniti da Disqus