Salvini e l’italiano medio di Elio Mottola (Pubbl. 06/07/2018)


Salvini imperversa un giorno sì e l’altro pure. Prima i migranti, ieri i Rom. E’ toccato anche a Roberto Saviano, come già nel passato numero commentato da zonagrigia.it,  reo di aver pubblicamente attaccato la nuova politica xenofoba. L’intenzione di valutare se persistono le condizioni per confermare la scorta a Saviano si colloca nell’area delle becere esternazioni di cui Salvini nutre il proprio ego, che non solo è spropositato ma anche un po' avventurista. Un po’ di prudenza non guasterebbe se solo avesse i mezzi culturali per interrogare la storia del ‘900 e per scoprire quali tragiche  tempeste possono provocare coloro che seminano  vento. A farne le spese è soprattutto l’Europa, la cui unità politica non pare proprio stare a cuore al lungimirante Salvini, che più o meno consapevolmente sta dando una mano a Trump e a Putin per dissolverla. Probabilmente nella sua formazione politica qualcuno (che so, un Bossi, un Boso - ve lo ricordate? - o un Borghezio,questo sì, indimenticabile!) gli avrà detto che la Padania unita è molto più importante.

Ma, tornando a Saviano e alla sua scorta, la minaccia di Salvini, che peraltro non rientra nella sua esclusiva discrezionalità, lascerà, si spera, il tempo che trova. Ma ciò che maggiormente indispone e soprattutto allarma è che essa trova il consenso di buona parte dell’opinione pubblica. Bisogna quindi dedurre che tantissimi  italiani  abbiano  completamente perduto la capacità di mettersi nei panni degli altri, capacità che è alla base della comprensione delle difficoltà e delle esigenze altrui?  In realtà l’ italiano medio, che oggi si presenta con connotati da ameba, considera l’arricchimento ottenuto da Saviano attraverso la vendita dei suoi libri e la sceneggiatura della fortunata serie “Gomorra” un privilegio tale da giustificare il fastidio di vivere sotto protezione. L’ italiano medio, lungi dal porsi il problema dell’impatto che possono avere sui soggetti culturalmente e psichicamente più deboli le vicende camorristiche narrate da Saviano, che pure meriterebbe una discussione (l’eterno conflitto tra la libertà di espressione, che tutti vorremmo assoluta, ed il rischio del danno che le sue manifestazioni possono causare, esempio storico della eterogenesi dei fini oggi tanto di moda), si muove invece nella scia di quella invidia sociale inventata dalla stessa destra per mettere al riparo i ricchi dai prelievi fiscali, considerati sempre eccessivi, e dal  giustizialismo, dalla destra evocato per delegittimare il potere giudiziario. Quanto gli può interessare il nomadismo forzato di Saviano, la sua paura che la protezione possa essere insufficiente, la sua solitudine, l’impossibilità di formarsi una famiglia normale e forse anche di creare una relazione sentimentale stabile, cioè, in buona sostanza, il suo diritto di vivere? Saviano è ricco, vive nel lusso, viaggia continuamente, soggiorna in hotel a cinque stelle, questo vede l’ italiano medio. E magari pensa che proprio la presenza di Saviano in tv o sulle pagine dei giornali che lo intervistano o con i quali collabora sia la prova che, in effetti, non corre alcun rischio e che la scorta è una spesa inutile (ancora i soldi!) a carico del contribuente. Ormai l’italiano medio  è stato gradualmente sospinto  verso la dimensione piatta ed arida del mero consumatore al quale serve il danaro  per acquistare tutte quelle utilità di cui il capitalismo disumano degli ultimi settan’anni gli ha creato il falso bisogno. È lo stesso  italiano medio  che non vuole gli immigrati perché costano al contribuente e gli tolgono pure lo sfizio di andare a raccogliere arance e pomodori o di assistere la vecchia nonna. È lo stesso italiano medio che non vuole mettere a rischio nemmeno uno spicciolo della sua pur modesta ricchezza e che chiede di poter comprare, magari a rate,  un’arma da tenere in casa se qualcuno vuole rubare (che poi, si sa come succede, può capitare che la ladra sia la sua odiata moglie e che al buio l’abbia scambiata per il solito rom, colpendola mortalmente). L’ italiano medio è stato, giorno per giorno, privato dei suoi buoni sentimenti dalla strategia della paura cinicamente messa in atto da Salvini e dai suoi sodali.  Visto che la paura paga alle elezioni, sarà il caso che ci mobilitiamo tutti per terrorizzare i pensionati dicendo che l’uscita dall’Europa ci metterà nella condizione della Grecia, anzi peggio: pensione men che dimezzata dall’inflazione crescente, e quindi in caduta libera; assistenza sanitaria cancellata anche per i vecchi, anzi soprattutto per i vecchi, perché le cure per tenerli in vita a lungo costano troppo e quindi è molto probabile che raggiunti gli 80 anni si trovi un modo per eliminarli fisicamente senza incorrere in sanzioni di legge. Va da sé che a costoro saranno però risparmiati gli orrori della guerra che immancabilmente scoppierà una volta venuta meno l’Unione Europea alla quale dobbiamo un immeritato settantennio di pace. E non è poco.

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