È ufficiale: non si invecchia più di Useppe (Pubbl. 04/12/2018)

La Società italiana di gerontologia e geriatria nel suo 63° Congresso nazionale, tenutosi a Roma nell’ultima settimana di novembre, ha formalmente definito i limiti dell’anzianità: “si è anziani dopo i 75 anni di età”. Le affermazioni sono forti, almeno così le hanno riportate giornali e televisioni. Dalla stampa apprendiamo quanto affermato dal professor Niccolò Marchionni, ordinario all’Università di Firenze: “un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980”. Ancora: “scientificamente si è anziani quando si ha un’aspettativa media di vita di dieci anni”. In molti esulteranno, soprattutto i chirurghi plastici e i dentisti, che saranno ulteriormente legittimati a rifare volti di donne e uomini, costruire dentature perfette, bianchissime, e quant’altro riescono a manipolare per far corrispondere l’aspetto fisico a quanto ormai la scienza afferma. Ovviamente di donne e uomini ricchi, ma questa è un’altra storia. Il risalto dato a questa notizia ha del paradossale e del fantapolitico. È sembrato quasi che era quello che tutti attendevano, la grande scoperta, manco fosse stata quella che ormai il cancro era stato debellato definitivamente. È una notizia dei nostri tempi, di un mondo dei ricchi che immagina se stesso immortale, definitivo, senza possibilità di procurar guai a sé e agli altri. Come le considerazioni dei geriatri si coniughino con le più recenti valutazioni statistiche dell’ISTAT sulla inversione del trend sulle aspettative di vita degli italiani è tutto da spiegare. Il nostro pensiero non può che andare alla letteratura, in particolare allo straordinario testo di José Saramago “Le intermittenze della morte”. Un mondo dove non si muore più sarebbe un modo non di eternamente vivi ma di non morti. Un’immagine terrificante. Vogliamo però entrare nello spirito ottimista della grande rivelazione: la notizia economica è che possiamo rinviare l’assunzione di un badante o di una badante, ma per far cosa? I potenti non lasciano neanche se costretti a girare con l’ossigeno. Il problema è per chi dovrà continuare a faticare o continuare a seguire le disposizioni di un dirigente improvvisamente non più anziano. Raccapricciante. Gli ex anziani, quelli che hanno superato i 60 anni, dovranno oggi vergognarsi quando in farmacia chiederanno farmaci per i dolori articolari, dovranno pagare il vaccino antinfluenzale, e cosa accadrà con gli occhiali, che i fortunati incominciano a portare dopo i 40 anni, e quel calo dell’udito, la fatica nel salire le scale e le proteste quando l’ascensore non funziona? Saranno rimandate anche le visite di controllo per la menopausa e quelle alla prostata? Come si farà con quella leggera, non patologica, smemoratezza e distrazione tipica degli ex anziani. Nascondere, camuffare tutto. Certo il vantaggio è che andranno rifatte tutte le statistiche. La disoccupazione giovanile non esiste più. Se anziani si è a 75 anni, si rimarrà giovani fino a quando? si diventerà mai adulti? Brodskij, Iosif Aleksandrovič, premio Nobel per la letteratura nel 1987, nel suo Fuga da Bisanzio scrive: “la verità che si nasconde dietro l’ostinazione con cui la nostra specie si aggrappa all’immaturità è molto più triste. Non ha a che fare con la riluttanza dell’uomo a guardare in faccia la morte, bensì con la sua propensione a chiudersi le orecchie per non sentir parlare della vita”.

commenti sul blog forniti da Disqus