Miti, regole e roghi di Lorenzo Paolo Di Chiara (Pubbl. 02/09/2018)

Ci ha insegnato Pierre Bourdieu che i mutamenti semantici sono i cambiamenti nella struttura dei rapporti di forza fra gruppi sociali, fra noi e gli altri. Clandestini è un mutamento decisivo del rapporto fra Europa e i migranti. Siamo in una fase in cui è acuta la contrapposizione fra una notevole spinta migratoria internazionale, favorita da quei processi definiti con il termine globalizzazione, e un altrettanto forte e sempre più aspra chiusura nei confronti degli immigrati da parte dei paesi più ricchi e sviluppati: frontiere chiuse, porti chiusi, porti che non portano da nessuna parte, paura dell’invasione. Il migrante è l’icona del nemico da cui tutti in qualche modo ci dobbiamo difendere. La categoria di clandestino è parte del processo di de umanizzazione dei migranti, persone in fuga da tragedie di varia natura e grado, prodotte da un ordine mondiale che causa e favorisce la miseria, persecuzioni e pulizie etniche, guerre umanitarie e preventive. Intorno a questo si aggiungono, con costanza, molte notizie false. Una di queste è che gli italiani spendono 35 euro al giorno per ogni singolo migrante. Questa ciarla nasce dalla cifra che il Ministero dell’Interno ha calcolato come spesa media quotidiana dell’accoglienza, relativamente ai soli migranti adulti presenti sul nostro territorio nazionale. Proviamo a far chiarezza in questa minestra di notizie e dati buttati qui e là. Il sistema SPRAR, il servizio del Ministero dell'interno che in Italia gestisce i progetti di accoglienza, di assistenza e integrazione dei richiedenti asilo a livello locale introdotto con la legge Bossi-Fini,è finanziato al 95 per cento dal Ministero dell’Interno che attinge le risorse dal Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi d’asilo, devolvendo agli enti locali (e non ai rifugiati) delle somme in base alla stima che, per accogliere un migrante adulto, servano circa 35 euro al giorno (45 per i minori). La stessa cifra si ritrova nei bandi indetti per reperire posti CAS, acronimo di Centri di accoglienza straordinaria immaginati al fine di sopperire alla carenza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. Le Prefetture offrono la cifra massima di 35 euro a persona al giorno, riservandosi di aggiudicare i bandi col criterio del massimo ribasso, in poche parole a parità del servizio vince chi spende meno. Come sono spesi i 35 euro al giorno? Un esempio di bando offre indicazioni precise: servizi di ingresso (identificazione); servizi di pulizia personale e dell’ambiente; erogazione di pasti; fornitura di beni di prima necessità (lenzuola, vestiti ecc.); servizi di mediazione linguistica e culturale. È facile comprendere quanto quest’ultima sia importantissima se non essenziale per avviare un vero processo di accoglienza e integrazione. Altri bandi prevedono anche servizi di assistenza sociale e legale alla persona, questo purtroppo più raramente. Ai soli, sottolineato soli, richiedenti protezione internazionale, cioè rifugiati con lo status di domanda d’asilo, spetta il solo pocket money, ovvero 2,50 euro al giorno fino al un massimo di 7,50 euro a nucleo familiare, una sola ricarica telefonica di 15 euro all’arrivo nei centri, dunque non periodica. La Comunità Europea ha a disposizione un Fondo Europeo per i rifugiati per garantire loro vitto e alloggio. Essendo fondi della Comunità Europea, tutti gli Stati membri versano una parte e questo vale anche per l’Italia. I fondi europei vengono stanziati anche per altre esigenze: agricoltura, la ricerca, il turismo, l’occupazione giovanile, per contrastare l’abbandono scolastico. Soldi, che, se ben utilizzati, potrebbero far girare l’economia ma è noto come in Italia non vengono adoperati tutti. Genera malumore il fatto che molti migranti dispongano di un cellulare. Per sgombrare la mente da pregiudizi, basta riandare alla nostra esperienza quotidiana, alle decine di chiamate che facciamo per dire “sono arrivato” a chi dall’altra parte attende nostre notizie per un breve tragitto intrapreso. I migranti percorrono rotte rischiose e lunghissime, lasciano dietro di sé parenti, attraversano mari e deserti per arrivare in Europa. Grazie allo smartphone, i migranti possono scambiarsi informazioni legate al viaggio e ai possibili rischi, mantenere un minimo contatto con le famiglie che hanno lasciato. Guardando fuori dal Bel Paese, si scopre che con gli stessi 35 euro medi giornalieri in Germania viene disposta la strada per formare un futuro lavoratore. Mentre i nostri richiedenti asilo, una volta ottenuto lo status di rifugiati, finiscono in strada, in semi occupazione o in stato di semi schiavitù, dalle parti di Berlino vengono introdotti nel programma del governo contro la disoccupazione, hanno diritto a 400 euro al mese e a vivere in una struttura di accoglienza. Una condizione: devono formarsi per il lavoro e cercare un impiego. Il principio guida è: un migrante giovane e qualificato è un dividendo per il Paese, come spiegato più volte dal professore Bernd Raffelhüschen dell’Università di Friburgo.

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