Lettera a padre Alex Zanotelli di Giuseppe Capuano (Pubbl. 29/08/2018)

Il 26 agosto Lei ha compiuto 80 anni. L’ho incontrata in tremendo ritardo rispetto alla vita che ho fin qui trascorso e, sapendoLa a Napoli, nel quartiere Sanità, a qualche centinaio di metri da dove vivo da 20 anni, non volevo perdere l’occasione di incrociare l’uomo di cui tanti parlavano come un instancabile combattente, colto e poliglotta, con una lunga storia di lotte al fianco degli ultimi. La Politica, la Fede e la presenza quotidiana tra i poveri: la Sua vita è un racconto avvincente.

Ho letto molti suoi articoli e libri e, tra questi, non poteva mancare Korogocho, una riflessione sui suoi anni passati nell’inferno della baraccopoli di Nairobi. Non è stato facile arrivare alla fine di quel libro. E’ un pugno nello stomaco che lancia sfide e interrogativi a tutti noi, ciechi di fronte alle conseguenze del nostro modo di vivere: “privilegiati che consumiamo il mondo”. Eppure credevo di essere abbastanza in pace con la mia coscienza, presumendo che il mio impegno politico e sociale e una sensibilità ecologica praticata con uno stile di vita sobrio fosse bastevole. Sono affascinato dai luoghi dove le persone hanno colori della pelle diversi e anche questo mi sembrava sufficiente per esprime il mio antirazzismo. Tutto ciò mi è parso ridicolo leggendo il suo memoriale su Korogocho. Leggo poi del suo impegno affinché i movimenti contro l’ingiustizia e per la pace imparino a praticare la non violenza attiva. Padre Alex, è straordinario come sia riuscito ad essere coerente e perseverante nella fede e nella fedeltà alla Chiesa. Una Chiesa che tante volte ha criticato e che spesso l’ha osteggiata. Ha obbedito e disobbedito al tempo stesso. Lei è diventato un saldo punto di riferimento per chi vuole capire e impegnarsi in questo mondo, a Napoli come a Korogocho. Quando sono venuto a cercarla nella chiesa della Sanità, dove sapevo che Lei celebrava la domenica mattina, era già tardi o forse quel giorno non celebrava. Disorientato e rammaricato mi sono rivolto a un addetto della sagrestia che mi ha indicato il suo alloggio. Non ho trovato la sua casa,  ma solo una porta aperta che mi appariva come l’ingresso di uno sgabuzzino. Ho creduto di essermi sbagliato e, ritornato dal sagrestano, ho ottenuto il numero di telefono di Felicetta, la persona che avrebbe potuto mettermi in contatto con Lei. Quando l’ho chiamata, la signora per intervistarla mi ha chiesto chi fossi e per quale giornale scrivessi, avvisandomi tassativamente che l’intervista sarebbe dovuta durare al  massimo trenta minuti. Quando sono ritornato per l’incontro, ho capito che quella porta, a ridosso del campanile, era l’ingresso della sua abitazione. Gente che aspettava, che saliva, che scendeva. Arrivato il mio turno, mi ha accolto in un angolino. Ci siamo seduti uno di fronte all’altro. Io con imbarazzo e soggezione, Lei con uno sguardo attento e penetrante. Si è subito instaurata un’atmosfera lieta e cordiale. La Sua paziente serenità e indulgenza nei confronti di chi cerca risposte assolute si è manifestata nella capacità di ricondurre l’attenzione dell’interlocutore ai tanti uomini e donne che con la loro esperienza hanno lasciato un segno tangibile di cambiamento, sconfiggendo barriere che sembravano invalicabili. Ho compreso, Padre Alex, che Lei ci invita a fare i conti con le nostre contraddizioni e con la nostra ideologica cecità. Lei scrive che Marx aveva capito che l’economia è essenziale perché se vuoi cambiare il mondo non puoi che cambiare il rapporto economico tra le persone. Lei scrive che la politica è l’essenza stessa del vivere civile e che non basta solo pregare ma bisogna anche agire. Lei ci dice che Marx ha sbagliato perché credeva che buoni o cattivi si diventa per condizione sociale, mentre la cattiveria è insita nel nostro essere uomini e donne. Ma poi a questi uomini e donne Lei chiede di cambiare e di impegnarsi per costruire un mondo senza violenza, senza più guerra. Una battaglia da farsi con le armi del convincimento e della perseveranza. Noi continuiamo a cercare leader, partiti, gruppi e Lei ci insegna che ciascuno di noi deve compiere ogni giorno tanti piccoli  e grandi gesti. Ho continuato a frequentarLa, imparando a riconoscerLa mentre corre in città a piedi, sotto il sole o sotto la pioggia, tra un incontro in Prefettura, uno al Comune, con qualche gruppo di giovani, in una qualche comunità. Insomma in ogni luogo dove intravvede speranza di cambiamento. Avrei voluto documentare meglio la sua esperienza qui a Napoli e Le ho chiesto l’autorizzazione a realizzare un docufilm  sulla sua vita. Lei ha risposto alla mia richiesta con malcelata ritrosia, dopo che la mia perseveranza ha preso il sopravvento sulla mia soggezione. Le ho detto che viviamo sulla stessa barca. Mentre questa barca affonda, Lei, come tutti i credenti, avrà sempre la speranza e la certezza che qualcuno, al di sopra di noi, allungherà la mano per salvarla mentre io, come i tanti senza fede, ripongo le mie ultime e uniche speranze negli uomini come Lei.  Per questo la Sua risposta alla mia richiesta è stata un sorriso. Lo stesso che avrà riempito la vita di tanta gente che l’ha incontrata.

Grazie Padre Alex! Le dobbiamo tanto, come tanto dobbiamo ai grandi uomini che questa terra hanno attraversato. Auguro a noi tutti, quelli che l’hanno incontrata e quelli che lo faranno, di riuscire a rubarLe un milionesimo della Sua forza, della Sua generosità, della Sua intelligenza. Lei ha ragione, non è un santo, ma un uomo, quell’uomo che ognuno di noi dovrebbe ambire a diventare. Buon Compleanno Padre Alex.

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