Lo spirito natalizio di Achille Aveta (Pubbl. il 23/12/2016)

Il perdurare della crisi economica che attanaglia il nostro Paese inciderà, molto probabilmente, ancora una volta sulle spese natalizie degli italiani: la quantificazione potrà avvenire solo ex post. In giro i negozi presentano scaffali pieni di paccottiglia e, se chiedete a qualche commerciante in vena di confidenze, scoprirete che la qualità dell’offerta si è adeguata alla portata, limitata, del budget individuale disponibile per l’acquisto dei “regali di Natale”. C’è da sperare, quindi, che la fosca congiuntura economica, con i suoi significativi effetti sulle contrazioni dei consumi, ci induca ad una revisione del nostro concetto di spirito natalizio. In tempi di vacche grasse molti associavano la realizzazione di questo spirito con la quantità e qualità dei doni che si ricevevano e si facevano agli altri. Gli effetti di questo spirito natalizio consumistico erano (e per alcuni restano) l’ostentata cordialità, talvolta ipocrita, di “dover” fare regali a destra e a manca, l’ansia di non dimenticare nessuno nella lista di parenti e amici cui donare qualcosa, infine, la speranza che questo periodo dell’anno passasse presto per tornare a una rasserenante quotidianità. A fare da contraltare a tutto ciò ci sono state, e continuano ad essercene, persone – credenti e non credenti – che particolarmente in questo periodo dell’anno hanno interpretato lo spirito natalizio non nel senso di fare regali (spesso inutili) ad altri, ma nel senso di donare se stessi al prossimo. In passato ho avuto il privilegio di incontrare giovani e meno giovani che nel periodo natalizio hanno intensificato il loro impegno al servizio degli anziani e dei diseredati, degli ammalati terminali e dei pazienti convalescenti negli ospedali. Quante lezioni di altruismo e solidarietà si apprendono da persone del genere, che meraviglioso spirito natalizio all’opera è quello che fa prevalere l’essere sull’avere! Sì, perché, alla fin fine, come intuito da Erich Fromm, i due modi essenziali del vivere si identificano nell’avere e nell’essere; si vive, cioè, per avere o si vive per essere: nell’avere convivono il possesso, l’egoismo, lo spreco e la violenza; nell’essere l’amore, l’attività creativa, la vera gioia che è poi la capacità di essere felici. La nuova morale proposta da Fromm è un invito alla rinuncia dei beni esteriori, per favorire una più intima ed equilibrata serenità. E allora, in questi giorni, rivolgiamo almeno un pensiero solidale alle migliaia di cittadini di Aleppo, ai familiari delle vittime della strage al mercatino natalizio di Berlino e, per chiudere in letizia, esprimiamo un sentito ringraziamento a quanti, laici o religiosi, riempiono le proprie vite di un totalizzante servizio quotidiano ai minimi della terra.