Mariam Moustafa e i suoi assassini di Useppe  (Pubbl. 23/03/2018)

Ci sono crimini che è sempre difficile raccontare o commentare. Leggere che una ragazza in una città della ricca e civile Gran Bretagna è stata perseguitata per intere settimane, pestata con tale violenza da essere ridotta allo stato di coma e poi morire dopo venti giorni, il tutto ad opera di un gruppo di ragazze della sua stessa età, è una notizia che non avremmo mai voluto commentare. Il tutto è iniziato il 20 febbraio a Nottingham e il 20 marzo è circolata la notizia della sua morte. Nessuna delle 8/10 ragazze assassine è stata identificata con certezza. Un ruolo tutt’altro secondario, nell’esito funesto della vicenda, è stato svolto dall’imperizia e dalla superficialità degli operatori dell’ospedale dove è stata immediatamente trasportata. In quel pronto soccorso non hanno capito la gravità delle lesioni riportate dalla ragazza e l’hanno dimessa dopo poche ore. Riportata a casa, nella notte è entrata in coma da cui non si è più risvegliata. La notizia è passata veloce nei telegiornali, sui giornali solo alcuni trafiletti, e poi, come spesso accade, è calato il silenzio. La blanda attenzione riservata a questo crimine si spiega forse perché questa storia non corrisponde ai canoni mediatici contemporanei. Mariam Moustafa aveva solo diciotto anni. Era italiana e la sua famiglia di origini egiziane. Il padre aveva deciso di trasferirsi in Gran Bretagna per far studiare i suoi tre figli in quelle università, lei aveva appena avuto la conferma di essere stata ammessa alla facoltà di ingegneria. Nottingham, la settima città d’Inghilterra, è ben organizzata ed è tranquilla come può essere una qualsiasi città europea. Insomma non è la Napoli delle baby gang. Marian era italiana, ma figlia di egiziani ed è stata picchiata e quindi uccisa da ragazze inglesi. Non ci sono gli “assalitori immigrati che hanno invaso le nostre città”. La violenza è stata compiuta da donne, donne giovani e giovanissime. Non è un “femminicidio”, il suo giovane compagno ha cercato di difenderla così come l’autista dell’autobus dove si era rifugiata. Il caso di malasanità coinvolge un ospedale Inglese e non uno dei tanti bistrattati ospedali italiani. Purtroppo leggiamo che la maggiore reazione contro l’accaduto proviene dal governo egiziano, quello stesso che continua a nascondere la verità sul caso Regeni e non da quel che resta del Governo Gentiloni. Questa morte ci obbliga ad essere più attenti e critici, i notiziari non sono fiction. Il conformismo culturale, la pigra credulità hanno prodotto nel corso della storia una quantità di crimini. Il colonialismo e la shoà, la cui narrazione non si è ancora conclusa, ne sono l’esempio.