Scampia, un’alternativa all’odio (Pubbl. 22/09/2017)

Dal nostro inviato Giuseppe Capuano

Napoli è ancora troppo spesso imbrigliata in stereotipi, positivi o negativi, che poco colgono della sua essenza di grande ed estesa metropoli europea. Questa sua dimensione si assapora con un semplice viaggio nella Metro1, direzione Piscinola. Di giorno, la visione del Vesuvio, del mare, delle migliaia di case che affollano il territorio circostante si insinua  tra gli intramezzi delle barriere di sicurezza che avvolgono il percorso del treno, inducendo a veri e propri sussulti emotivi. Cerchiamo intorno a noi di scoprire qualche elemento che ci riporti all’ orrore/terrore che circonda la narrazione giornalistica quando si parla di Scampia, considerata una delle più degradate periferie d’ Italia. Non riusciamo a trovarlo. Il treno è lo stesso che attraversa le zone “nobili” della città, ne segue gli orari, la puntualità, a volte il ritardo. Gente normale che ritorna a casa dal lavoro, dall’ Università, dalla scuola. La stazione fino a pochi anni fa, al contrario delle più famose ed esaltate stazioni dell’arte, era spoglia di qualsiasi decoro artistico,  ma oggi le opere di Felice Pignataro, le foto del carnevale del Gridas (Gruppo risveglio dal sonno),  da lui fondato e animato per decenni, campeggiano lungo le strade del quartiere e in alcune bacheche della stazione, addolcendone i tratti industriali, a volte disumanizzanti. Purtroppo la  stessa Società che gestisce la stazione, man mano che si percorre il lungo trampolino che ci porta verso l’uscita di Scampia, si è sentita liberata da ogni obbligo di cura e manutenzione e il terminal assume progressivamente i toni opachi della periferia degradata. All’uscita colpisce l’assenza di mezzi pubblici per raggiungere i vari punti dell’enorme quartiere. L’urbanizzazione sembra avere fine con la stazione, e incomincia l’avventura. Ad attenderci Gennaro Sanges e Aldo Bifulco, figure storiche dell’attivismo politico  popolare di Scampia. Siamo diretti al Gridas, che ancora una volta si propone come centro di aggregazione delle tante anime disperse della città. L’occasione è un’assemblea indetta tra i diversi gruppi e comitati del territorio per discutere sul futuro della Comunità Rom del campo di Cupa Perillo nel ventre di Scampia. La questione è stata sollevata quest’estate per la denuncia di roghi tossici che si sviluppavano nel campo e che hanno inquinato l’aria e lo stesso campo. Sempre quest’estate uno dei roghi ha coinvolto anche le abitazioni fatiscenti di alcune famiglie Rom,  momentaneamente ospitate nell’Auditorium dedicato a Fabrizio D’Andrè. Gennaro Sanges abita proprio vicino al campo Rom e ricostruisce per noi l’intera vicenda. “La denuncia della tossicità dei roghi è venuta da alcuni esponenti del Consiglio di Quartiere e subito si è montato un caso giornalistico sulla vicenda. In verità le stesse famiglie Rom si sono da subito rese disponibili a collaborare con le Forze dell’Ordine perché si smettesse di bruciare rifiuti nel campo. I Rom hanno sempre sostenuto che, per mancanza di controlli, per la convinzione di troppi che quella dei campi è una terra di nessuno,  a sversare rifiuti, ad appiccare gli incendi, fossero persone esterne al campo, forse con qualche complicità interna. E che i roghi servivano a malavitosi esterni”. In effetti la mobilitazione dei  Rom ha portato ad importanti risultati: oggi c’è una camionetta di militari che controlla l’accesso al campo e,  dopo le segnalazioni dei capi famiglia, la Procura ha incominciato ad indagare e ha aperto un fascicolo per incendio doloso, e non più colposo. Pare che ormai ci siano prove che confermino la versione dei Rom.

 L’assemblea è l’occasione per incontrare quella parte indomabile della città. Padre Zanotelli, padre Pizzuti, il parroco di Scampia, il parroco dei Rom sono seduti in prima fila. Un’assemblea serena, a tratti dolorosamente serena, come quando prende la parola la madre di Ciro Esposito, ucciso a Roma da quell’odio tra tifoserie che lei stessa definisce autentico odio razziale. Ci sono anche alcuni graduati degli Scout, con le loro divise. L’orientamento politico dell’assemblea è chiaro: antifascista, antirazzista, anticapitalista. Mi presentano Nino Smjovic, una figura storica per il movimento Rom. Da tanti anni in Italia, è una personalità forte che unisce alla naturale capacità di osservazione del comportamento umano, una lungo vissuto nella sua terra d’origine, la Serbia, e tra la comunità Rom disperse in Italia. “Qui si parla di roghi di rifiuti” ci dice, “ma il fuoco con il quale si sta scherzando è ben più pericoloso: è quello di fomentare l’odio tra le persone”. Continua e il suo tono diventa greve e scompare il sorriso. “Ho vissuto la guerra in Serbia da dove sono dovuto scappare. È terribile vedere il tuo vicino, il tuo compagno di giochi o di tante fatiche trasformarsi in un cieco assassino solo perché si appartiene a gruppi o a religioni diverse. In Italia chi fomenta l’odio è un irresponsabile che mette in pericolo la vita di tutti, italiani e stranieri. Il fuoco è facile da appiccare ma il difficile è spegnerlo”. Il suo parlare è inarrestabile. “In questi anni in Italia ho incontrato rappresentanti dei governi nazionali, Sindaci, Presidenti di Regione, funzionari di polizia e tante altre autorità. Chiusi nelle stanze sembrava che la ragionevolezza prevalesse. Ognuno si impegnava per la sua parte. Anche noi Rom abbiamo fatto la nostra. Abbiamo fatto un censimento, abbiamo collaborato con le autorità per accertare l’identità dei nostri vecchi e di nuovi compagni. Abbiamo lavorato perché nei campi diminuisse violenza e criminalità. La ragionevolezza che ho incontrato, appena si usciva allo scoperto, appena si doveva fare propaganda politica, scompariva di colpo. Ognuno indossava una maschera,  trasformandosi  in un  paladino in difesa della nazione contro i Rom, contro gli stranieri, gli invasori”. Quella che descrive Smjovic sembra proprio la situazione di Scampia.  Dei 638 Rom il 30% è di cittadinanza italiana acquisita secondo il percorso previsto dalle leggi vigenti.  Franca Nicolò, maestra del complesso scolastico "Ilaria Alpi- Primo Levi” di Scampia,  ha da anni tra i suoi allievi bambine e bambini  della comunità Rom. Durante l’assemblea saluta di continuo suoi ex allievi ora diventati padri e madri, e qualche mamma oggi nonna. Ha gli occhi lucidi quando parla della sua esperienza, dell’intenso rapporto instaurato con i genitori, della grande dignità che pur in situazione di grande disagio e povertà sanno mostrare. Mi racconta di un genitore che andato da lei nei primi giorni di scuola scusandosi perché sua figlia non frequentava. “Non sono in grado di portarla in condizioni presentabili. Non sappiamo come lavarci e pulire le nostre cose. Ma Le assicuro,signora  maestra, che appena sarà possibile la bambina tornerà a scuola”.

Ma come andrà a finire la storia dei Rom di Scampia? Padre Alex è arrabbiato, invita tutti a un mea culpa collettivo per la disattenzione che si è avuta verso la condizione di tanti altri campi, perché, “anche se in buona fede, noi rincorriamo le notizie”. Insiste chiedendo un impegno concreto, continuativo.

Ora va affrontata l’emergenza. Per alcune famiglie è stata una trovata una situazione meno provvisoria, la ex Caserma Boscariello, al confine tra Scampia e Miano, due municipalità del Comune di Napoli. Qualcuno parla di “rivolta degli abitanti di Miano” fomentata strumentalmente da noti esponenti politici, “Perché quella caserma”, dicono, “doveva diventare un luogo pubblico, un parco per le persone di Miano e invece sarà destinato ai Rom”. Alcuni consiglieri di quartierepresenti smentiscono che esista un qualsiasi piano per trasformare quella caserma in un parco pubblico. “Chi mette in giro certe voci lo fa per giustificare il suo rifiuto all’ospitalità”. L’assemblea non sottovaluta tale rischio. C’è chi propone di “scortare” i Rom nel loro ingresso nella caserma. C’è chi invece propone di organizzare una festa in onore del loro arrivo. Intanto la vicenda del campo di Cupa Perillo è andata avanti. C’è il sospetto che chi usava il campo per i suoi affari sporchi, di fronte alla reazione delle famiglie Rom, il loro appellarsi alla protezione delle autorità, stia aizzando l’odio come  ritorsione per non essersi assoggettati alle loro regole delinquenziali. È un sospetto che pesa, pesa molto.

 All’assemblea del, Gridas c’era qualcuno che filmava tutto. Quel filmato ha ripreso un momento di grande civiltà, di solidarietà, di sapienza politica popolare, e meriterebbe di essere trasmesso mille volte in tv, proposto nei seminari di formazione per dirigenti politici, portato nelle scuole, nei luoghi di lavoro, mostrato ai pessimisti di professione o di comodo. Un’alternativa all’odio e alla stupidità esiste, “Si tratta solo”, come ha invocato padre Pizzuti, “di imparare a comunicarla e a diffonderla”.

Commento di Gennaro Sanges

Complimenti a Giuseppe Capuano non solo per alcune interviste iimportanti e non usuali ma per aver colto benissimo lo spirito profondo che ha attraversato e animato l'assemblea facendosi coinvolgere emotivamente. Una lettura emozionante.

Commento di Aldo Bifulco

Giuseppe ha inforcato "le lenti giuste" per un'osservazione obiettiva e non banale della realtà di Scampia. E' bastato arrivare sul territorio senza pregiudizi, essere presente ad un'assemblea molto partecipata per generare pensieri positivi. Un tour tra le tante realtà impegnate sul territorio ( come quello organizzato per mercoledì 27 con i docenti e gli studenti di geografia urbana dell'Un.di Catania) evidenzierebbe aspetti sorprendenti di cui si conosce poco. E oggi su una delle tante aree che i cittadini hanno adottato, bonificato, e curato con costanza e continuità, "Il Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza" è stata organizzata la manifestazione "Puliamo il mondo" dal Circolo "la Gru" e dalla rete "Pangea" (scuole ed associazioni unite): una giornata di impegno gioioso. "Simme tutt'uno" è scritto sul Murales prodotto dagli studenti del gruppo "Dignità e bellezza", per sottolineare ancora una volta la solidarietà e l'accoglienza di una parte consistente del quartiere che respinge ogni sentimento di odio razziale e di intolleranza. Una precisazione: "Felimetrò" riguarda metropoli, mentre l'ingresso da Scampia appartiene a metrocampania...ormai sono anni che aspettiamo il completamento dei lavori interrotti della Stazione di Scampia che è un brutto "biglietto da visita". Le testimonianze, come quella di Giuseppe, ci aiutano a continuare ad "abitare" il quartiere con lo spirito costruttivo, senza rinunciare, all'occorrenza, alla giusta critica nei confronti delle situazioni di abbandono.

Commento di effepiro@libero.it

Peppe Capuano ci fa vedere che, tra le molte comunità che abitano Scampia, quelle che sono più ostili tra loro sono quelle costituite da napoletani stessi: quelli che credono un pò nella società civile e quelli che di società ne hanno una tutta loro, fondata sull'economia della droga e degli interramenti. PC ci suggerisce che la prima di queste comunità può aggregare quelle che stanno in mezzo, migranti o apolidi, per costruire un quartiere abitabile. Condivido: anch'io spero che il futuro ci destini a una lotta tra modelli di cittadinanza e non tra etnie, cioé che il cittadino italiano arrivi a capire che nessuno gli ha tolto tanti soldi dalle tasche quanto altri italiani - inquinatori, spreconi, corrotti, bancarottieri, mafiosi vari - e che coloro che arrivano o transitano per il nostro territorio possono anche essere di aiuto a sbarazzarcene. Una sola questione: con l'economia della droga e degli interramenti di rifiuti ci si arricchisce e molto, con quella della solidarietà no. Come cambiamo questo dato?

Commento di Claudio Procaccini

È utile e necessario far conoscere la realtà oltre stereotipi e pareri preconcetti.

Commento di Saverio Castellone

Non sono stato all'assemblea di cui parla l'articolo, Ma conosco bene le mentalità della zona di Scampia essendo un abitante della vicina Villaricca. Sono appassionato di storia patria, come si diceva una volta, anche se non sono uno storico. Disciplina, quella della Storia, che a molti italiani smemorati non va proprio giù..... Sappiamo bene che a Scampia bisogna avere più paura di alcuni italiani che delle comunità rom o, comunque, "straniere". Sappiamo benissimo che Mussolini prese il potere fomentando odio verso il diverso, l'anti-italiano. Ma oggi si dice che chi vuole inserire nel codice penale il reato di apologia del fascismo non è democratico, cioè chi vuole far applicare la Costituzione è illiberale. E che, se proprio si volesse approvare la norma di apologia fascista, si dovrebbe rendere fuorilegge anche l'ideologia comunista, visto che anche i partigiani si sono macchiati di delitti atroci (questo anche grazie ai "liberi pensatori" come Gianpaolo Pansa....). Vogliamo far capire soprattutto ai giovani un po' di storia non solo attraverso la scuola ma anche tramite attività organizzate da altre agenzie educative (es. le Chiese: perché, come sosteneva don Milani, anche la cultura è evangelizzazione). Lo sanno i giovani che, con la collaborazione dei fascisti italiani e di altre nazioni europee, non solo gli Ebrei, ma anche i Rom, i gay, i "rossi" ed i testimoni di Geova sono stati deportati nei lager nazisti ed ammazzati? Propongo di far conoscere ai cittadini la storia, spiegata in modo onesto. Circolano troppe idee revisioniste in giro che riabilita i fascisti, colpa anche di troppa letteratura "agiografica" della Resistenza... Fascisti e mafia capitale hanno lucrato sui Rom, anche grazie ad alcune famiglie mafiose della comunità "zingara", che hanno appoggiato Alemanno per la sua elezione a Sindaco! In quel caso non si è più nazionalisti......