Uno stanco Natale di Giuseppe Capuano (Pubbl. 21/12/2017)

Il freddo c’è, in molti casi anche la neve, in perfetta sincronia con il calendario. È Natale e auguri a tutti.  Alcuni lo passeranno nella nevrosi dell’organizzazione delle tavolate della vigilia e del pranzo del 25, cercando di mettere d’accordo nonne, zie e nipoti. Per molti sarà un tentativo di ricostruire atmosfere della propria infanzia, ma si sa ormai le famiglie sono sempre meno numerose e sempre meno allargate. La tradizione  ha il sopravvento sulla credenza, tanto da essere seguita da credenti e non credenti. In molti casi si tratterà di pietoso sostentamento alla solitudine dei nonni e della propria. Per molti sarà uno dei tanti giorni di festa da passare da soli, senza l’ombra di un amico, di un conoscente, chiuso in casa davanti al televisore acceso per ventiquattro ore. Quest’anno poi i giorni di festa son quattro di fila e sarà dura superarli. Questi possono sembrare i problemi dei ricchi, dei benestanti, di una società opulenta, eccessiva e poco autentica. Tanti saranno però quelli che in queste feste poco avranno da offrire a se stessi e alla propria famiglia e spaccheranno la lira (pardòn, l’euro) per addobbare a festa le proprie tavole. Per altre migliaia sarà il primo periodo di festa, anche se di una festa non loro, dove non dovranno ripararsi dalle bombe e dai colpi di mitraglia. E mentre da soli o in famiglia si farà di tutto per non pensare alla propria reale condizione, al senso di queste nostre vite, un altro mondo, un mondo che proprio in questi giorni mostra tutta la sua estraneità alla semplice esistenza delle persone è in gran fermento. Politici alla ricerca di vecchie e nuove alleanze, impegnati in guerre, fortunatamente simulate, in vista delle prossime elezioni, si alternano sugli schermi cercando con prepotenza di attrarre la nostra attenzione. È il momento della spudoratezza, dove si stanno tarando i messaggi propagandistici per capire cosa farà più presa sull’elettorato. Dalla passerella della commissione parlamentare sulle banche si sta sentendo di tutto, e quel che vien fuori è che con i nostri soldi hanno giocato e vinto in molti, mentre a noi è stato assegnato il compito di ripagare le perdite. Questo è davvero uno stanco Natale e non è chiaro se sotto la neve qualcosa si stia riposando per sbocciare in primavera.  Qualche tempo fa è passato sui nostri schermi televisivi un programma di Pif “lettera ad un marziano”. Seguendo quello stesso gioco ci viene da chiederci cosa dovrà pensare un visitatore alieno di queste nostre città illuminate a festa. Scambierà i colpi di mitraglia nelle zone in guerra con le nostre luminarie, o viceversa? Se c’è stato un tempo in cui l’ardire rivoluzionario di donne e uomini di tutto il mondo pareva voler aprire la dimensione familiare alla società e alla politica, oggi pare stia avvenendo il contrario. Le liti familiari, le sanguinose faide, le contese condominiali oggi sembrano aver fatto scuola alla politica, ma nel peggiore dei modi. Solitudine di politici, gruppi contrapposti i cui unici legami sembrano essere di sangue o di interessi privati. Una società familiare, di famiglie in rovina. Un episodio di un vecchio racconto di una Napoli in guerra del 1943, rubato dai ricordi tramandati in famiglia, forse meglio di altri spiega il nostro presente. Allarme bombardamenti, fuggi fuggi generale e tutti a raccogliere le cose più importanti da portare nel rifugio. Nel frattempo un bambino sul vasino intento a fare i suoi bisogni si alza e disperato urla  “Coccherune, chi m’aize ‘o cazone a me? (qualcuno, chi mi alza i pantaloni)?”  Forse siamo tutti come quel piccolo.

Commento di Adele Capuano

Chiaro ,conciso e ....triste Come ogni Natale del resto.

Commento di genarusso@alice.it

Una fotografia perfetta non solo dei tempi ma anche degli animi di molti .La fotografia è oggettiva ma la triste rassegnazione che trapela dalle parole non sono da te Peppe Capuano .Ti .riconosciamo combattente dignitoso se continui ad indignati c'e'sempre speranza per salvaguardare i veri valori.

Commento di effepiro@libero.it

Dopo avere visto quel che succede in Spagna e Catalogna, dirò che è meglio uno stanco Natale che un Natale che prepara la guerra civile. Questo Natale potrebbe essere l'ultimo Natale di pace in Europa e (se Trump continua a fare lo spaccone) forse nel mondo. Godiamocela comunque il più possibile.

Commento di sfconsulting2015@gmail.it

Ottima analisi,condivisibile dall' a alla z. Una riflessione pessimista: troppi italiani (superata la crisi più acuta) non vogliono sentirsi coinvolti in problemi complessi che richiedono tempi lunghi e soluzioni articolate, ma che soprattutto non vogliono sentirsi dire che le riforme necessarie coinvolgono anche il loro (intoccabile) ambito di vita. A troppi italiani (e non solo gli italiani) piace credere che cambiando leader, con poche leggi (magari nei primi cento giorni) miracolosamente i problemi si risolvono; che gli "altri" (gli immigrati, i mussulmani, i tedeschi, l'europa, i capitalisti cattivi, i banchieri, i "burocrati' i vecchi politici...) pagheranno. L'importante è che a "noi", nessuno ci tocchi. Ci mancano quei leader capaci di coinvolgerci "tutti" in progetti di lungo respiro. Una considerazione ottimistica: se perfino Luigi Abete, capitalista al100% (ex presidente di confindustria) smette di credere al dio-libero mercato (che vede e provvede per tutti) , e chiede una politica "forte" all'altezza della crisi, forse vuol dire che c'è spazio per intese ampie, magari molto difficili, ma forse utili per superare il vuoto così ben descritto da quest'articolo.