“Fuoriametà”, una speranza è possibile. di Gaetano Placido (Pubbl. 20/06/2017)

L’hanno chiamata “Fuoriametà”. Una campagna  promossa dalla Fp Cgil sull’esecuzione penale esterna e della giustizia minorile allo scopo, come spiega il Sindacato, di “conoscere, attraverso le parole delle lavoratrici e dei lavoratori, le condizioni di vita e di lavoro di tutti coloro che reggono questo sistema, ovvero l'altra pena, fuori dalle mura. Una iniziativa che guarda al vasto mondo della pena fuori del carcere: non una pena minore, né tantomeno simulata, ma un diverso strumento, più aderente al mandato costituzionale e che riduce i costi per la collettività. Dopo l’avvio della Kermesse a Milano e Roma, il 19 giugno lo staff nazionale della Fp Cgil si è spostato a Napoli per incontrare, insieme ai dirigenti sindacali locali, le assistenti sociali dell’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna,n.d.r.) e per trasferirsi successivamente nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio, particolarmente esposto a fenomeni di degrado sociale  e di criminalità. Perché la scelta di San Giovanni a Teduccio? “Il nostro obiettivo si propone di focalizzare l’attenzione sul contesto dell'esecuzione penale esterna e della giustizia minorile che la nuova riforma di riorganizzazione del Ministero della Giustizia vede assemblati in un nuovo dipartimento, quello della Giustizia minorile e di comunità”, ci ha spiegato  Serena Sorrentino, Segretaria Generale della Fp CGIL. “Da questo punto di vista la realtà di San Giovanni a Teduccio è emblematica”. A San Giovanni la delegazione, con a seguito l’addetto stampa della Cgil che preparerà un docufilm, ha iniziato il suo giro addentrandosi nei luoghi simbolo del degrado, il quartiere Villa, detto il Bronx, incrociando un susseguirsi di fatiscenti palazzine popolari modello Scampia, veri e propri fortini permanentemente presidiati dai clan della zona. E’ stato impressionante vedere le blindature di porte e finestre, i “depositi” abusivi; percepire l’odore nauseabondo che si sprigiona dalla dissestata rete fognaria, i ratti che “convivono” con bambini che giocano in stradine sgangherate, cosparse da cumuli di rifiuti, esposti ai rischi di infezioni ed alla mercè dei tanti “cattivi maestri” che infestano questa infernale periferia. Eppure, nonostante tutto, sperare è ancora possibile. Queste le parole del manifesto affisso all’ingresso della onlus “Figli in famiglia” che la delegazione ha visitato in compagnia di Teresa Saetta, delegata sindacale ed assistente sociale dell’Uepe di Napoli, che segue e dà assistenza ad un foltissimo numero di detenuti del quartiere. Un lavoro durissimo quello di Teresa al pari di quello delle sue colleghe, spesso misconosciuto, privo di adeguate risorse strumentali e con un organico ridotto al lumicino. All’Associazione Teresa è di casa. Ha presentato ai dirigenti sindacali una straordinaria donna, Carmela Manco, animatrice instancabile e Presidente della onlus.  Attorno a lei una miriade di bambini dal sorriso dolce e dagli occhi malinconici. “Sono i figli di una sorta di un dio minore con la sola colpa di essere nati nel momento sbagliato e nel posto sbagliato”, ha sbottato Carmela. In questo capannone della ex Cirio, con un mutuo oneroso, abbiamo realizzato un centro di accoglienza dove i ragazzi provenienti da famiglie spesso con trascorsi malavitosi, trascorrono la giornata giocando, partecipando a momenti di animazione teatrale, consumando insieme il pranzo e praticando attività sportive”. Più tardi la delegazione si è inoltrata nell’altra faccia di San Giovanni. Quella che sta rimettendo insieme i cocci di una periferia dolente e che vuole guardare ad un futuro diverso: la nuova Facoltà di Ingegneria che sorge nel ventre (la Cirio, n.d.r.) di quella che fu uno dei maggiori insediamenti industriali della città. Qui l’impatto è avvenuto con  una realtà imprenditoriale giovanile. Un gruppo di ragazzi che, in accordo con la Federico II, ha aperto un  bar-tavola calda che il Consiglio di Facoltà  ha voluto non dentro ma fuori l’istituto accademico per creare un ponte con il territorio. Un segno tangibile che lo Stato c’è e vuole esserci. La delegazione è stata accolta da Nunzia, la direttrice del locale. Ha raccontato le vicissitudini seguite all’inaugurazione. La notte del 25 aprile scorso una bomba di chiara matrice camorrista ha distrutto la porta d’ingresso, l’insegna, la vetrina, causando notevoli danni. “Ci siamo subito attivati per trovare in pochissimo tempo seimila euro, per risistemare il tutto”. Ha spiegato Nunzia con un’espressione fiera. “Abbiamo voluto riaprire subito perché non intendiamo arrenderci ai delinquenti”. Attorno a questi giovani imprenditori si è creata una rete di solidarietà alla quale la Cgil non ha voluto mancare di offrire il proprio sostegno. Perché una speranza è, e deve essere, ancora possibile!

Commento di Umberto Canneva

Caro Gaetano è gia' troppo tardi, per fare le rivoluzioni ci vogliono giovani arrabbiati, i nostri li hanno narcotizzati prima con le televisioni e poi con i vari Social, sono la gran parte scoraggiati, dimessi, e quei pochi che sono riusciti a reagire sono individualisti e non avendo fiducia nel loro paese cercano la realizzazione all'estero. Con affetto Umberto Canneva