La notte in piedi 

di Giuseppe Capuano  (Pubbl. 20/04/2016)

Sono anni che in Italia le percentuali di partecipazione al voto popolare sono bassissime, eppure la stragrande maggioranza degli elettori che si sono recati alle urne il 17 aprile l’hanno fatto contro le indicazioni del Governo. Il risultato immediato è stato l’annullamento del referendum. Anche se il PD di Renzi e il suo nonno fondatore, Giorgio Napolitano, hanno dispiegato tutta la loro potenza mediatica perché ciò avvenisse, neanche loro oggi possono però cantare vittoria. Chi pensa che in una democrazia sia possibile governare senza che i cittadini si possano esprimere liberamente, ha deciso di schierarsi al servizio dei potentati economici e finanziari. Per questo, come sottolineato nell’editoriale di zonagrigia.it, riteniamo che la loro fortuna sia passeggera e che quelli che cantano vittoria possono essere disarcionati dagli stessi loro attuali mentori. Del resto il presidente emerito Giorgio Napolitano, già nel PCI di Berlinguer, si batteva per un mutamento genetico del partito perché convinto che se avesse continuato a raccogliere il consenso esclusivo dei ceti popolari, rappresentando appieno le loro istanze, non sarebbe mai giunto, costi quel che costi, al governo del Paese. Ma torniamo all’oggi. Ciò che ci preoccupa, e che ci rattrista nel profondo, è che i cittadini italiani sono ormai diventati pigri, nel corpo e nella mente. Quelli del referendum sono ormai divenuti risultati “attesi”, in un periodo in cui la crisi economica indebolisce, divide, rassegna la gente. Chi vive ancora nell’illusione di appartenere ad una classe privilegiata, forse perché possiede un modesto lavoro fisso, un piccolo appartamento o un piccolo esercizio commerciale, preferisce allearsi con il “potente” di turno, magari con lo stesso responsabile del suo disagio esistenziale. Sul risultato di questo referendum pesano gli errori politici di chi, dalla parte del SI, non ha saputo costruire vere alleanze se non nel nome di una mera opposizione al governo. In fondo gli elettori, per quanto impauriti e disorientati, non sono stupidi. Il fronte del SI era troppo eterogeneo, ed anche chi aveva le idee più chiare e coerenti, i gruppi ecologisti, non hanno compreso che il quesito in discussione mascherava anche altri intendimenti. Il fronte del No ha usato l’invito all’astensionismo come la forma più semplice per stare nella campagna elettorale, lanciando la bufala del ricatto occupazionale, oltre che ammaliando con il miraggio di risorse energetiche a basso costo. Ha sbagliato anche il fronte sindacale e il complesso della società civile, scegliendo di non mobilitarsi con forza. Tuttavia anche l’esiguità di quel 32% di elettori che si è recato al voto può rappresentare un dato significativo se si lavora per trasformalo in una forza capace di riattivare i processi di condizionamento delle decisioni politiche. Si tratta di un sviluppo complesso, non di breve corso. Eppure vogliamo credere che proprio perché i tempi sono difficili, qualche sorprendente e positiva novità potrà e dovrà emergere. Come sta accadendo in Francia. In una Parigi ancora assediata dalla paura del terrorismo, migliaia di persone sono nelle strade da giorni. Un nuovo movimento, che si definisce la notte in piedi, dal 31 marzo, dopo una manifestazione sindacale contro una legge sul lavoro non dissimile dal jobs act di Renzi, ha deciso di non lasciare la piazza. Un movimento, di cui in Italia si preferisce non parlare, che sta tentando con spontaneità e fantasia di ricostruire una rete di solidarietà e di partecipazione tra la gente. Erano anni che non si vedevano giovani, disoccupati, lavoratori con contratti di lavoro precari o con contrati “normali”, discutere e manifestare insieme coinvolgendo le grandi e piccole organizzazioni sindacali. Un segnale di speranza.

COMMENTO DI GIANCARLO MARRA

Non è vero che il fronte sindacale ha sbagliato per non essersi mobilitato con forza: ha sbagliato perché ha avallato il ricatto occupazionale-bufala. Un errore di campo, non di intensità, che finirà per marginalizzarlo ancora di più. Come pure si è sbagliato a lasciarsi imbrigliare nella banalizzazione di un referendum spacciato per "inutile" e "complicato" per gli elettori (notoriamente minus-habentes -- peraltro i fatti sembrano aver dato ancora una volta ragione a chi li ritiene tali). Quando invece si poteva volare più alto e presentare con decisione il referendum come una occasione di voto sulla perpetuazione o meno del modello di sviluppo basato sul petrolio, al di là della contingenza "tecnica". E ci siamo dovuti pure sentire dire che sono stati sprecati 300 milioni che potevano essere altrimenti utilizzati, quando invece la responsabilità di questa entità della spesa è tutta del governo, che, pur di distogliere dal voto, ha preferito non accorpare il referendum alle amministrative.